Pizzonta: ricetta della pizza fritta abruzzese

Ricetta pizzonta abruzzese, come preparare la storica pizza fritta d’Abruzzo

Introduzione

La pizzonta abruzzese è una delle preparazioni più amate della tradizione gastronomica regionale. Questa storica pizza fritta, conosciuta anche come “pizz’onta”, nasce dalla cucina contadina e ancora oggi viene servita nelle sagre di paese insieme ad arrosticini, salumi e formaggi locali.

Semplice negli ingredienti ma ricca di sapore, la pizzonta conquista per il contrasto tra la crosta dorata e l’interno morbido. In molte famiglie abruzzesi rappresenta ancora il sapore delle feste, delle estati sul mare e delle ricette tramandate dalle nonne.

Ecco la ricetta tradizionale della pizzonta abruzzese, con consigli utili per ottenere una perfetta pizza fritta fatta in casa.


Ingredienti per 8 pizzonte

  • 500 g di farina 0
  • 300 g di latte tiepido
  • 30 g di olio extravergine d’oliva
  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • olio per friggere q.b.

Come preparare la pizzonta abruzzese

Preparazione dell’impasto

Sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido. Se non si è certi della temperatura, meglio utilizzare il latte a temperatura ambiente.

In una ciotola oppure nella planetaria unire farina, zucchero e olio extravergine d’oliva. Aggiungere gradualmente il latte con il lievito continuando a impastare.

Solo alla fine incorporare il sale, evitando il contatto diretto con il lievito durante le prime fasi della lavorazione.

Lavorare l’impasto fino a ottenere un panetto liscio, morbido e omogeneo.


La lievitazione

Trasferire l’impasto in una ciotola leggermente infarinata e coprire con un canovaccio.

Lasciare lievitare per circa tre ore, fino al raddoppio del volume.

Una volta pronto, trasferire l’impasto sul piano di lavoro e dividerlo in otto parti uguali. Formare delle palline e lasciarle riposare per altri dieci minuti.

Per ottenere pizzonte più gonfie e ricche di bolle, si possono allargare subito i panetti con le mani e lasciarli lievitare ancora per circa mezz’ora prima della frittura.


La frittura tradizionale

Scaldare abbondante olio in una padella dai bordi alti.

La temperatura ideale per friggere la pizzonta abruzzese è compresa tra 170 e 180 gradi. Una temperatura corretta permette di ottenere una pizza fritta asciutta, dorata e non unta.

Con le mani stendere ogni pallina fino a raggiungere circa un centimetro di spessore.

Friggere una pizzonta alla volta facendola dorare su entrambi i lati.

Una volta pronta, lasciarla scolare su carta assorbente e aggiungere il sale in superficie.

La pizzonta va servita rigorosamente calda.


Olio o strutto? La tradizione abruzzese

Uno dei temi più discussi riguarda il tipo di grasso utilizzato per la frittura.

Nella tradizione contadina abruzzese si friggeva spesso nello strutto, chiamato anche “sugna”, capace di regalare alla pizzonta un gusto intenso e una consistenza particolarmente morbida.

Oggi invece molte famiglie preferiscono utilizzare olio di semi, soprattutto olio di arachide, ideale per le alte temperature grazie al punto di fumo elevato.

C’è anche chi utilizza olio extravergine d’oliva, anche se il sapore finale risulta generalmente più deciso.


Le varianti della pizzonta

Come molte ricette tradizionali, anche la pizzonta abruzzese cambia da famiglia a famiglia.

Alcune versioni prevedono l’aggiunta di latte nell’impasto, altre utilizzano patate lesse per rendere la pizza fritta ancora più soffice.

Esiste inoltre una variante dolce servita con zucchero in superficie, molto diffusa durante le feste popolari.

La versione classica salata resta però la più amata, soprattutto se accompagnata da arrosticini, salumi locali e pecorino abruzzese.


📦 Lo sapevi?

In molte località della costa abruzzese la pizzonta viene chiamata anche “frittella del mare”, perché tradizionalmente veniva mangiata in spiaggia subito dopo il bagno.


I consigli per una frittura perfetta

Per ottenere una pizzonta leggera e croccante è importante friggere pochi pezzi per volta, evitando di abbassare troppo la temperatura dell’olio.

Meglio utilizzare una pentola alta o una padella profonda, così da mantenere stabile la frittura ed evitare schizzi.

La pizzonta non va mai coperta dopo la cottura, altrimenti l’umidità la renderà meno croccante.


Come si conserva

La pizzonta abruzzese dà il meglio appena fritta e andrebbe consumata calda.

Se necessario, può essere conservata per qualche ora nel forno spento ma leggermente tiepido.

Per mantenerla fino al giorno successivo è consigliabile riporla in una busta di carta del pane e scaldarla brevemente in forno prima di servirla.


Una ricetta che racconta l’Abruzzo

La pizzonta abruzzese continua ancora oggi a rappresentare uno dei simboli più autentici della cucina regionale.

Dietro questa semplice pizza fritta si nasconde infatti una storia fatta di tradizioni contadine, convivialità e ricette tramandate di generazione in generazione.

Un sapore che continua a vivere nelle sagre, nelle cucine di casa e nelle tavolate condivise dell’Abruzzo.


FAQ

Cos’è la pizzonta abruzzese?

La pizzonta abruzzese è una pizza fritta tipica della tradizione regionale preparata con impasto lievitato fritto in olio o strutto.

Qual è l’olio migliore per friggere la pizzonta?

L’olio di arachide è tra i più utilizzati grazie al suo alto punto di fumo, ma alcune ricette tradizionali prevedono anche lo strutto.

La pizzonta si può fare dolce?

Sì, in molte sagre abruzzesi viene servita anche con zucchero in superficie.

Quanto deve lievitare l’impasto?

Generalmente l’impasto necessita di circa tre ore di lievitazione, più un breve riposo dopo la formazione delle palline.

Con cosa si mangia la pizzonta?

Tradizionalmente viene accompagnata con arrosticini, salumi, pecorino e birra fresca.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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