La fortezza di Pescara

Fortezza di Pescara: storia della cittadella militare voluta da Carlo V

Introduzione

Per secoli la fortezza di Pescara ha dominato il paesaggio urbano tra il fiume e l’Adriatico. Oggi quasi non si vede più, eppure questa gigantesca struttura militare fu una delle principali piazzeforti del Regno di Napoli. Voluta nel XVI secolo da Carlo V d’Asburgo, la cittadella controllava un punto strategico della costa adriatica e influenzò la crescita stessa della città.

Camminando tra via delle Caserme, corso Manthonè e via dei Bastioni, infatti, si percorrono ancora i margini di una storia poco visibile ma decisiva per comprendere l’identità urbana di Pescara.


La fortezza di Pescara e la strategia di Carlo V

Nel XVI secolo il Regno di Napoli doveva difendere le proprie coste dalle incursioni e consolidare il controllo politico sul territorio. Per questo motivo Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e sovrano di vasti territori europei, promosse un sistema di fortificazioni moderne.

Pescara aveva un ruolo fondamentale.

La presenza del fiume Aterno-Pescara, della foce e del porto naturale rendeva quest’area un nodo strategico per commercio, difesa e collegamenti militari. Nasce così la fortezza bastionata di Pescara, progettata secondo i modelli rinascimentali più avanzati.

Non si trattava di un castello medievale isolato. Era, invece, una cittadella fortificata a pianta stellare, concepita per resistere all’artiglieria moderna.

All’interno del sistema difensivo del Regno di Napoli, Pescara figurava tra le grandi piazze d’armi strategiche, insieme a centri militari di enorme importanza come Capua, Gaeta e Reggio.


Una città dentro la città

La fortezza non occupava uno spazio marginale.

Al contrario, coincideva con una parte consistente dell’attuale centro storico pescarese. Le mura e i bastioni disegnavano un perimetro che oggi può essere ricostruito seguendo aree come via dei Bastioni, via delle Caserme e l’asse di corso Manthonè.

La struttura sfruttava anche la morfologia naturale.

Le golene del fiume Pescara e le zone paludose circostanti costituivano infatti una difesa aggiuntiva. Questo legame tra urbanistica e paesaggio racconta molto della città antica e si collega alla lunga storia di Aternum, il porto romano già protagonista dello sviluppo pescarese.

La guarnigione variava nel tempo e poteva ospitare da circa 100 fino a oltre 700 soldati, a seconda delle esigenze militari e del contesto politico.


Il Bagno Borbonico e il volto più duro della fortezza

Dentro la cittadella sorgeva anche il Bagno Borbonico, struttura carceraria destinata a detenuti militari e prigionieri.

Le condizioni erano estremamente dure.

Le fonti storiche descrivono ambienti malsani, aggravati dall’umidità delle aree golenali e dalle frequenti infiltrazioni d’acqua. Inoltre, le esondazioni del fiume peggioravano ulteriormente la situazione.

Malattie, ferite e condizioni igieniche precarie rendevano il carcere uno dei luoghi più temuti della fortezza.

Questo edificio racconta un capitolo spesso dimenticato della storia cittadina, molto diverso dall’immagine balneare e moderna che Pescara avrebbe assunto nei secoli successivi.


Dall’Unità d’Italia alla demolizione delle mura

Con l’Unità d’Italia la funzione militare della fortezza iniziò progressivamente a perdere importanza.

La città, nel frattempo, cresceva.

Per questo motivo, già nella seconda metà dell’Ottocento, prese avvio lo smantellamento delle strutture difensive. Intorno al 1880 vaste porzioni dei bastioni vennero demolite per consentire l’espansione urbana e la nascita della Pescara moderna.

Il processo non fu improvviso.

Durò decenni e modificò profondamente l’assetto della città. Tuttavia, negli anni Trenta del Novecento, durante il regime fascista, le trasformazioni urbanistiche accelerarono e molti residui delle antiche mura scomparvero definitivamente.

La nuova città prese il posto della piazzaforte.


I bombardamenti del 1943 e la perdita definitiva

Se l’Ottocento e il Novecento avevano già ridotto la fortezza, la Seconda guerra mondiale colpì duramente ciò che ancora rimaneva.

Nel 1943, infatti, i bombardamenti alleati devastarono Pescara, provocando distruzioni enormi che interessarono gran parte del tessuto urbano.

La città perse oltre il 70% del patrimonio edilizio.

In quel contesto, anche gli ultimi resti riconoscibili della struttura militare subirono danni o sparirono definitivamente, rendendo quasi impossibile percepire l’antica dimensione della fortezza.


In breve: cosa resta oggi della fortezza di Pescara

✔ Fortezza bastionata costruita nel XVI secolo per volontà di Carlo V
✔ Tra le principali piazzeforti del Regno di Napoli
✔ Mura collocate nell’area di via delle Caserme e via dei Bastioni
✔ Smantellamento iniziato dopo l’Unità d’Italia
✔ Demolizioni accelerate nel Novecento e perdita definitiva con guerra e urbanizzazione
Bagno Borbonico unico grande edificio superstite


L’unico superstite: il Bagno Borbonico

Dell’enorme cittadella militare oggi resta soprattutto il Bagno Borbonico, lungo via delle Caserme.

Paradossalmente, l’edificio sopravvissuto non è un bastione né una torre difensiva.

È l’antico carcere.

Oggi ospita il Museo delle Genti d’Abruzzo e conserva, dietro le sue mura, una memoria che intreccia storia militare, sofferenza e trasformazioni urbane.

La fortezza è quasi scomparsa, ma continua a vivere nella geografia della città e nella sua identità storica.


FAQ – Domande sulla fortezza di Pescara

La fortezza di Pescara esiste ancora?

Quasi completamente no. Dell’antica cittadella militare resta soprattutto il Bagno Borbonico, mentre il resto è stato demolito tra Ottocento e Novecento.

Chi costruì la fortezza di Pescara?

La fortezza fu realizzata nel XVI secolo nell’ambito del sistema difensivo voluto da Carlo V d’Asburgo.

Dove si trovava la fortezza?

Occupava gran parte dell’attuale centro storico nell’area compresa tra via delle Caserme, corso Manthonè e via dei Bastioni.

Cos’era il Bagno Borbonico?

Era il carcere della fortezza, utilizzato in epoca borbonica come luogo di detenzione militare.

Perché la fortezza fu demolita?

La perdita della funzione militare e l’espansione urbana della città portarono allo smantellamento progressivo delle mura e dei bastioni.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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