Barattolo Miele

Un paese dove scorre latte e miele: la storia dell’apicoltura abruzzese tra montagne, tradizioni e Presìdi Slow Food

“L’Abruzzo è un paese dove scorre latte e miele.” Non è solo una metafora.

Il latte era l’alimento base per i pastori della transumanza; il miele era il dessert, la dolcezza di vivere, in una civiltà contadina e montana che fino a pochi decenni fa non conosceva lo zucchero, più costoso e più raro. La parola miele potrebbe persino avere radici ittite (dal termine melit) a suggerire quanto questa produzione sia antica quanto la civiltà che abita queste montagne. Oggi l’Abruzzo custodisce alcune delle produzioni apistiche più pregiate d’Italia, riconosciute da due Presìdi Slow Food e premiate sui palcoscenici internazionali.

Tornareccio: la capitale abruzzese del miele

Nel cuore della provincia di Chieti, sulle colline che guardano verso la Maiella, sorge Tornareccio, un borgo di poco più di mille abitanti che ha conquistato il titolo non ufficiale ma universalmente riconosciuto di capitale abruzzese del miele. Gli apicoltori nomadi di Tornareccio seguono le fioriture con i loro alveari: partono dalla costa adriatica in primavera, risalgono le colline in estate, raggiungono le quote più alte dell’Appennino nei mesi più caldi, poi scendono verso sud — in Molise, Puglia, Basilicata, Lazio — seguendo un calendario di fioriture che cambia ogni anno con il clima.

Il risultato di questo nomadismo è una biodiversità straordinaria. Le varietà prodotte a Tornareccio sono numerose: l’acacia, liquido e piacevolmente dolce; la sulla, una leguminosa storica della zona dal sapore delicato; il ciliegio, l’ailanto, la marruca, la melata di bosco. Nel 2020 la Comunità degli Apicoltori Nomadi di Tornareccio ha ottenuto la medaglia di platino al London Honey Award nonchè il premio internazionale più importante dedicato ai mieli di qualità, con il miele di arancio. Un riconoscimento che ha portato il nome di questo piccolo borgo abruzzese nei circuiti dell’eccellenza gastronomica mondiale.

I Presìdi Slow Food: santoreggia e stregonia dell’Appennino aquilano

Sull’Appennino abruzzese, a quote superiori agli 850 metri, fioriscono due piante officinali che producono nettari eccezionali: la santoreggia (Satureja montana) e la stregonia (Sideritis syriaca). Sono i due mieli monofloreali al centro del Presidio Slow Food dei Mieli dell’Appennino aquilano, uno dei riconoscimenti più importanti che la Fondazione Slow Food abbia attribuito a produzioni abruzzesi.

Il miele di santoreggia si raccoglie sul versante aquilano del Gran Sasso, tra luglio e settembre. Ha un colore ambra chiaro, tendente al giallo-verde quando è liquido e al grigio-verde se cristallizzato. Dopo la raccolta tende a cristallizzare rapidamente, formando una trama fine che conferisce al prodotto una consistenza morbida e caratteristica. Il miele di stregonia si raccoglie invece nell’area marsicana del massiccio del Sirente Velino, da maggio a luglio: è molto chiaro, rimane liquido a lungo, ha un sentore lievemente floreale e una dolcezza elegante. Completano la produzione dell’Appennino aquilano i millefiori d’alta quota, prodotti durante tutta l’estate in apiari posti sopra gli 850 metri, dove le fioriture di graminacee, cistacee, trifoglio, rovo, papaveri e lupinella si mescolano in un profilo aromatico complesso e irripetibile.

L’apicoltura nomade: un mestiere antico che richiede coraggio

L’apicoltura nomade abruzzese non è solo una tecnica: è un modo di vivere. Gli apicoltori che seguono le fioriture con i loro alveari affrontano condizioni difficili: strade di montagna, clima imprevedibile, produzioni sempre a rischio, per ottenere mieli rari che l’apicoltura stanziale non potrebbe mai produrre. Il segreto della qualità è nella mancanza di pastorizzazione: i mieli abruzzesi vengono lavorati a freddo, conservando intatte le proprietà organolettiche e i profumi delle fioriture originali.

Apicoltura Colle Salera, realtà produttiva abruzzese con il Presidio Slow Food, ha vinto nel 2023 sette riconoscimenti al concorso Grandi Mieli d’Italia di Castel San Pietro Terme su 1.294 campioni inviati da 459 apicoltori. Una conferma che l’Abruzzo non è solo una regione produttrice di miele: è una delle capitali apistiche d’Italia.

In cucina: come usare il miele abruzzese

Il miele abruzzese entra nella tradizione gastronomica locale in molti modi. È ingrediente fondamentale di dolci come i caggionetti (i ravioli dolci fritti natalizi), i cicerchiata (le palline di pasta fritta legate dal miele), e il torrone aquilano. Ma si usa anche in abbinamenti salati: sul pecorino stagionato, con la ricotta fresca di pecora, sulle bruschette con olio extravergine. Il miele di santoreggia, con la sua intensità aromatica, si abbina perfettamente ai formaggi stagionati e ai salumi abruzzesi. Il millefiori d’alta quota accompagna delicatamente i dolci a base di frutta secca.

Curiosità storica

Nel 2023 Juan Carrito, l’orso marsicano diventato famoso in tutta Italia per le sue scorribande nei paesi abruzzesi, visitò un apiario di Apicoltura Colle Salera. La risposta dell’azienda sui social fu ironica: “Anche Juan Carrito sceglie Apicoltura Colle Salera, per noi quale miglior feedback”. La storia fece il giro d’Italia.

Dove acquistarlo

I mieli Presidio Slow Food dell’Appennino abruzzese si trovano presso i produttori certificati nelle province dell’Aquila e di Chieti, nelle botteghe Slow Food e nei mercati agroalimentari locali. Tornareccio ospita ogni anno la Fiera del Miele, appuntamento di riferimento per gli appassionati di apicoltura.

FAQ

Qual è la capitale del miele in Abruzzo?

Tornareccio, in provincia di Chieti, è riconosciuta come la capitale abruzzese del miele. Gli apicoltori nomadi di Tornareccio hanno vinto nel 2020 la medaglia di platino al London Honey Award, il più importante premio internazionale dedicato ai mieli.

Cosa sono la santoreggia e la stregonia?

Sono due piante officinali che crescono sull’Appennino abruzzese sopra gli 850 metri. I loro nettari producono due mieli monofloreali unici, al centro del Presidio Slow Food dei Mieli dell’Appennino aquilano: il miele di santoreggia sul versante del Gran Sasso e il miele di stregonia nell’area del Sirente Velino.

Come si usa il miele d’Abruzzo in cucina?

È ingrediente fondamentale di dolci tradizionali come caggionetti, cicerchiata e torrone aquilano. Si abbina perfettamente con il pecorino stagionato, la ricotta fresca e i salumi locali. Il millefiori d’alta quota accompagna dolci a base di frutta secca.

Perché il miele abruzzese è di alta qualità?

Per la combinazione tra l’apicoltura nomade, la biodiversità floreale delle montagne abruzzesi, le quote elevate degli apiari e la lavorazione a freddo senza pastorizzazione, che conserva intatte le proprietà organolettiche e i profumi delle fioriture originali.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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