Sant'Andrea Apostolo

Dal lago di Galilea al porto di Pescara: chi era Sant’Andrea e perché i pescatori pescaresi lo venerano da oltre 150 anni

Ogni ultima domenica di luglio, sull’Adriatico di Pescara, accade qualcosa di raro. La statua di un apostolo lascia la chiesa del borgo marinaro, attraversa i vicoli stretti tra le case basse dei pescatori, raggiunge il porto. Lì l’aspetta un’ammiraglia addobbata a festa, scelta ogni anno con sorteggio tra le imbarcazioni della flotta. La statua sale a bordo. Il parroco recita la preghiera del marinaio. Le barche escono in corteo dal porto, costeggiano la spiaggia fino all’altezza di Montesilvano, gettano corone d’alloro in acqua per i caduti in mare. E tutto Pescara si ferma a guardare. Quella statua raffigura Sant’Andrea apostolo, il primo chiamato da Gesù, il pescatore del lago di Galilea che divenne patrono dei pescatori di mezzo mondo, dalla Scozia alla Russia, dalla Grecia all’Adriatico. Ma chi era davvero questo uomo, e come il suo nome arrivò a legare la sua storia a quella di una città di mare sul medio Adriatico?

Betsaida, «casa del pescatore»: le origini di Andrea

Sant’Andrea nacque a Betsaida, un villaggio sulle rive del lago di Tiberiade in Galilea — il cui nome in aramaico significa letteralmente “casa del pescatore”. Era figlio di Giona, fratello di Simone che sarebbe diventato Pietro, e come il padre e il fratello esercitava il mestiere di pescatore. Un lavoro fisico, duro, legato ai cicli del lago e alle sue stagioni: le reti calate di notte, i pesci selezionati all’alba, i mercati di Cafarnao e Betsaida. Un mestiere che richiedeva pazienza, lettura del cielo e delle acque, rispetto per il rischio.

Prima di incontrare Gesù, Andrea era già in cammino spirituale: era diventato discepolo di Giovanni Battista, il predicatore che annunciava la venuta del Messia lungo le rive del Giordano. Fu proprio Giovanni a indicargli la strada decisiva. Quando Gesù passò lungo il fiume, il Battista disse: «Ecco l’Agnello di Dio». Quelle parole spinsero Andrea a seguire il nuovo maestro. Lo raggiunse, trascorse con lui quella sera, il Vangelo di Giovanni annota persino l’orario: erano le quattro del pomeriggio e la mattina dopo corse dal fratello con una notizia che avrebbe cambiato la storia: «Abbiamo trovato il Messia».

Il «Protocleto»: il primo chiamato

La Chiesa d’Oriente dà ad Andrea un titolo che dice tutto: Protocleto, cioè «il primo chiamato». Fu lui il primo dei dodici futuri apostoli a seguire Gesù. Prima ancora di Pietro, prima di Giacomo e Giovanni, fu Andrea a fare quel passo verso il lago che avrebbe cambiato la direzione della sua vita. E fu lui a portare Pietro da Gesù: senza di lui, forse, la storia del cristianesimo avrebbe avuto un corso diverso.

La chiamata definitiva avvenne sul lago di Galilea. I due fratelli stavano lavorando: le reti in acqua, la barca, il lavoro di sempre, quando Gesù si avvicinò e disse quelle parole che il Vangelo ha fissato per sempre: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». E loro lasciarono le reti. Immediatamente, racconta Marco: senza esitazione, senza negoziare, senza chiedere garanzie. Un gesto che nella tradizione cristiana è diventato simbolo di disponibilità assoluta, di fede che non calcola.

Tra i dodici: il ruolo di Andrea nei Vangeli

Nei Vangeli Andrea non è un personaggio di primo piano come Pietro o Giovanni. Non fa parte del cerchio strettissimo dei tre testimoni della Trasfigurazione o dell’agonia nel Getzemani. Eppure compare nei momenti significativi con una presenza discreta ma costante.

È Andrea a segnalare a Gesù il ragazzo con i cinque pani e i due pesci prima del miracolo della moltiplicazione.

È Andrea, insieme a Filippo, a portare a Gesù la richiesta di alcuni greci che vogliono incontrarlo.

È Andrea a fare parte del gruppo che chiede a Gesù, sul Monte degli Ulivi, quando avverrà la fine dei tempi.

Un apostolo mediatore, si potrebbe dire. Qualcuno che porta le persone a Gesù, il fratello Pietro, il ragazzo con il cibo, i greci curiosi e che rimane nell’ombra senza cercarne la gloria. La tradizione lo ha voluto così: un testimone fedele, senza la grandiosità di Pietro e senza il misticismo di Giovanni, ma con quella solidità silenziosa che tiene insieme le cose.

Dopo la Pentecoste: la missione verso Oriente

Dopo la morte e la resurrezione di Gesù, dopo la Pentecoste, Andrea partì a predicare il Vangelo nelle terre dell’est. Gli scrittori cristiani dei primi secoli raccontano che evangelizzò l’Asia Minore, le regioni lungo il Mar Nero, giungendo forse fino al Volga. Eusebio di Cesarea, il grande storico del IV secolo, lo ricorda come apostolo delle regioni pontiche nonché le zone che oggi corrispondono alla Turchia settentrionale, alla Romania, all’Ucraina. Per questo Andrea è ancora oggi patrono di Romania, Ucraina e Russia, e la Chiesa ortodossa lo venera con un culto che in Occidente non ha equivalenti.

La tradizione vuole che Andrea si spingesse anche in Grecia, nella regione dell’Acaia, dove guidò la comunità cristiana di Patrasso. Fu lì che trovò il suo destino finale.

Il martirio a Patrasso: la croce a forma di X

Intorno all’anno 60 d.C., sotto il regno di Nerone, Andrea fu arrestato a Patrasso per ordine del proconsole romano Egea. La sua colpa era predicare un Dio crocifisso e invitare le persone, compresa la moglie di Egea, a convertirsi. Il proconsole lo condannò alla crocifissione. E qui la tradizione racconta un episodio che sarebbe diventato iconico nella storia del cristianesimo: Andrea chiese di essere crocifisso su una croce diversa da quella di Gesù, perché non si sentiva degno di morire come il suo Maestro. Scelse una croce decussata, a forma di X quella che da allora porta il suo nome.

Legato con funi anziché inchiodato, Andrea rimase appeso alla croce per due giorni, secondo la tradizione, continuando a predicare e a pregare. Prima di emettere l’ultimo respiro, la Legenda Aurea gli attribuisce queste parole: «Croce, santificata dal corpo di Cristo. Croce buona, a lungo desiderata: da sempre ti ho amata e desiderato abbracciarti. Accoglimi e portami dal mio maestro». Era il 30 novembre: la data in cui ancora oggi la Chiesa celebra la sua festa.

Le reliquie e il culto nel mondo

Le reliquie di Sant’Andrea hanno attraversato secoli e continenti. Nel 357 i suoi resti furono traslati da Patrasso a Costantinopoli per volere dell’imperatore Costanzo. Nel 1208, durante la Quarta Crociata, il cardinale Pietro Capuano (originario di Amalfi) portò le reliquie in Italia: il Duomo di Amalfi le custodisce ancora oggi nella sua cripta, e Sant’Andrea è il patrono della città campana. Il capo dell’apostolo rimase a Patrasso fino al 1462, quando papa Pio II lo ricevette a Roma come gesto di riconciliazione con la Chiesa ortodossa; poi, nel 1964, papa Paolo VI lo restituì alla città greca.

Il culto di Sant’Andrea si diffuse anche in Scozia attraverso strade misteriose: la tradizione vuole che le reliquie arrivassero nelle isole britanniche già nell’VIII secolo. Nel 1320 la Dichiarazione di Arbroath lo definì «il primo a essere divenuto Apostolo». La Scozia ne fece il suo patrono nazionale, adottò la croce decussata come emblema della propria bandiera, la Croce di Sant’Andrea bianca su fondo blu che compare ancora oggi nella Union Jack e celebra il 30 novembre come festa nazionale. È patrono anche di Russia, Romania, Ucraina, Grecia, della città di Patrasso, di Amalfi e di molte altre comunità di pescatori in tutto il mondo.

Sant’Andrea e Pescara: il borgo marinaro del 1867

Il legame tra Sant’Andrea e Pescara ha una data precisa: il 1867. In quell’anno, sulla riva nord del fiume Pescara nel comune di Castellammare Adriatico, che allora era ancora separato da Pescara, si era sviluppato un rione di pescatori denso e vitale, il Borgo Marino. Case basse, vicoli stretti, piazze e vicoli ingombri di reti. Gente che viveva di mare, che affidava la propria sorte alle acque dell’Adriatico, che conosceva il rischio di non tornare.

Fu in quello stesso 1867 che il borgo marinaro costruì la sua chiesa. E la dedicò a Sant’Andrea — l’apostolo pescatore, il primo chiamato, il patrono di chi vive sul mare. Non poteva essere altrimenti: in un quartiere dove tutti pescavano, il santo da onorare non poteva che essere quello che aveva lasciato le reti per seguire Gesù. Lo stesso anno, significativamente, veniva smantellata la cinquecentesca fortezza borbonica: Pescara abbandonava il suo ruolo di bastione militare e abbracciava definitivamente la sua vocazione di città di mare e di commercio.

La processione in mare: una tradizione ininterrotta dal 1867

Da quell’anno, ogni ultima domenica di luglio, la marineria pescarese celebra il suo patrono con una processione che non ha equivalenti sulla costa adriatica. Alle nove del mattino il vescovo presiede la messa nella parrocchia di Sant’Andrea, con le autorità civili e militari, i rappresentanti delle associazioni marinare e i fedeli. Poi la statua del santo esce dalla chiesa, percorre i vicoli del borgo marinaro attraversando sia la sponda nord che quella sud, e si ferma davanti al porto dove vengono deposte corone per i pescatori scomparsi in mare.

L’ammiraglia, l’imbarcazione scelta ogni anno per portare la statua, aspetta nel porto addobbata di bandiere e festoni. La statua sale a bordo, insieme al parroco, ai rappresentanti dei pescatori e alle autorità. La flottiglia esce dal porto, costeggia la spiaggia verso nord fino all’altezza di Montesilvano, dove avviene il momento più toccante: una corona d’alloro viene gettata in acqua per i caduti e i dispersi in mare, mentre il parroco recita la preghiera del marinaio. Poi le barche rientrano al porto.

La tradizione vuole che in quel giorno non ci si possa bagnare in mare se non dopo aver partecipato alla processione. E c’è una leggenda che i pescatori tramandano: se la statua ondeggia e gira il volto verso la costa quando il mare è mosso, si profilano tempi di sventura. I festeggiamenti si protraggono per tutto il weekend, e coinvolgono decine di migliaia di persone. Solo una volta, nel 2012, la processione non poté svolgersi in mare per ragioni tecniche legate al porto insabbiato: fu la prima interruzione dal 1867.

Un filo che attraversa duemila anni

Cosa lega un pescatore del lago di Galilea del primo secolo ai marinai di Pescara del XXI? A prima vista, la risposta sembra ovvia: entrambi vivevano di pesca. Ma il legame è più profondo. Sant’Andrea rappresenta qualcosa che i pescatori di ogni mare e di ogni epoca hanno riconosciuto come proprio: la pazienza di chi aspetta, il coraggio di chi affronta il rischio ogni giorno, la fede di chi sa che le sue reti dipendono da qualcosa che non controlla. «I pescatori hanno sempre avuto una particolare devozione verso il loro santo patrono e da sempre lo invocano affinché doni loro la virtù della pazienza, quella che fa attendere il tempo giusto per raccogliere ciò che serve per il sostentamento della famiglia.»

E poi c’è qualcosa di più semplice e più potente: Andrea era uno di loro. Non un imperatore, non un filosofo, non un sacerdote. Era un uomo con le reti in mano, che usciva prima dell’alba e tornava col pesce. Che conosceva la fatica, l’odore del mare, la paura della tempesta. Quando i pescatori del borgo marinaro di Castellammare costruirono la loro chiesa nel 1867 e la dedicarono a lui, stavano dicendo qualcosa di preciso: il nostro patrono è uno che capisce, perché ha vissuto quello che viviamo noi. Duemila anni di distanza, un lago di Galilea e un mare Adriatico di mezzo ma lo stesso lavoro, la stessa fede, lo stesso rispetto per l’acqua che dà e che può togliere.

Curiosità storica

Il Vangelo di Giovanni riporta con precisione insolita l’orario del primo incontro tra Andrea e Gesù: erano le quattro del pomeriggio. È uno dei pochissimi casi nei Vangeli in cui viene annotato l’orario esatto di un episodio quasi a voler sottolineare che quel momento aveva un peso storico riconoscibile già da chi lo viveva.

La croce di Sant’Andrea nel mondo

La croce decussata — a forma di X — che Sant’Andrea scelse per il suo martirio compare oggi in molte bandiere nazionali: la bandiera della Scozia (croce bianca su fondo blu), l’Union Jack britannica, la bandiera della Giamaica. È uno dei simboli cristiani più diffusi al mondo, eppure pochi conoscono la storia del pescatore di Galilea da cui prende il nome.

FAQ

Chi era Sant’Andrea apostolo?

Sant’Andrea era un pescatore del lago di Galilea, fratello di Pietro apostolo, originario di Betsaida. Fu il primo dei dodici apostoli a essere chiamato da Gesù per questo la Chiesa d’Oriente lo chiama ‘Protocleto’, il primo chiamato. Fu martirizzato a Patrasso (Grecia) intorno all’anno 60 d.C.

Perché Sant’Andrea è il patrono dei pescatori?

Perché era lui stesso un pescatore di professione prima di seguire Gesù. Il Vangelo racconta che lasciò le reti sul lago di Galilea quando Gesù lo chiamò con le parole: ‘Seguitemi, vi farò pescatori di uomini’. La sua origine e la sua vita precedente lo hanno reso nel tempo il patrono naturale di tutti i pescatori del mondo.

Cos’è la croce di Sant’Andrea?

È una croce a forma di X, chiamata anche croce decussata. Secondo la tradizione, Andrea scelse questa forma per il suo martirio perché non si sentiva degno di essere crocifisso come Gesù. Compare nella bandiera della Scozia, nella Union Jack britannica e in altre bandiere nazionali.

Quando nasce il culto di Sant’Andrea a Pescara?

Nel 1867, quando nel Borgo Marino di Castellammare Adriatico fu costruita la chiesa dedicata al santo. Da quell’anno la marineria pescarese celebra Sant’Andrea ogni ultima domenica di luglio con una processione in mare che è ininterrotta da oltre 150 anni.

Come si svolge la processione di Sant’Andrea a Pescara?

Ogni ultima domenica di luglio, dopo la messa presieduta dal vescovo, la statua di Sant’Andrea viene portata in corteo verso il porto e caricata sull’ammiraglia — un’imbarcazione scelta ogni anno tra le barche della flotta. La processione percorre il mare fino a Montesilvano, dove viene gettata in acqua una corona d’alloro per i caduti in mare, poi rientra in porto.

Quali nazioni hanno Sant’Andrea come patrono?

Sant’Andrea è patrono di Scozia, Russia, Romania, Ucraina, Grecia, Barbados e di molte città marinare tra cui Patrasso e Amalfi. La Scozia celebra il 30 novembre come festa nazionale e ha adottato la croce di Sant’Andrea come simbolo della propria bandiera.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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