Arrigo Minerbi a Pescara: lo scultore prediletto di D’Annunzio e le opere custodite nella cattedrale di San Cetteo

Introduzione

Chi entra nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara e si ferma nella quarta cappella a sinistra si trova davanti a uno dei capolavori della scultura italiana del Novecento. È il monumento funebre di Luisa De Benedictis, la madre di Gabriele D’Annunzio, scolpito in marmo bianco di Carrara da un artista che il poeta considerava tra i suoi più cari amici e collaboratori: Arrigo Minerbi. Nato a Ferrara nel 1881, autore della porta bronzea del Duomo di Milano e dell’Ultima Cena in argento nella cattedrale di Oslo, Minerbi lasciò a Pescara due opere straordinarie legate indissolubilmente alla storia del Vate e della città.


Chi era Arrigo Minerbi: dalla Ferrara liberty al successo nazionale

Arrigo Minerbi nacque a Ferrara il 10 febbraio 1881 da famiglia ebraica. Sotto la guida dello scultore Luigi Legnani frequentò un corso d’Arti e Mestieri a Ferrara presso la scuola Dosso Dossi. Lavorò come ceramista, decoratore, formatore e stuccatore a Ferrara, a Firenze e a Genova.

Ormai trentacinquenne, si trasferì a Milano dove, nel 1919, si rivelò alla critica e al pubblico con una mostra personale alla Galleria Pesaro. Il successo fu immediato e crescente: la Biennale di Venezia, le esposizioni nazionali, le commissioni importanti si moltiplicarono. Compiuti i primi studi nella civica Scuola d’Arte di Ferrara e presso l’Accademia di Firenze, vissuto a lungo nella Genova simbolista della belle époque, divenne lo scultore ufficiale di Gabriele D’Annunzio negli anni del suo estremo soggiorno a Gardone Riviera.


Il legame con D’Annunzio: un’amicizia tra arte e vita

Il rapporto tra Arrigo Minerbi e Gabriele D’Annunzio andò ben oltre la normale committenza artista-mecenate. Era una vera amicizia, coltivata negli anni e sigillata da opere di grande intensità emotiva. Artista prediletto di Gabriele D’Annunzio, che l’ebbe amico, per lui realizzò il ritratto della madre Luisa, oltre al monumento funebre collocato nella Cattedrale di San Cetteo a Pescara e il busto di Eleonora Duse, entrambi esposti al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera.

Il momento più toccante di questo sodalizio arrivò alla morte del poeta. Il 7 marzo 1939, Minerbi fu chiamato al Vittoriale in occasione della morte di D’Annunzio per realizzarne la maschera mortuaria, attuata con l’aiuto dell’allievo e collaboratore Marco Bisi. Un’amicizia che si chiuse con questo gesto supremo di memoria, lo scultore che immortalava il volto dell’amico nella morte.


Le opere a Pescara: il monumento funebre della madre del Vate

Il legame di Minerbi con Pescara si concretizzò in occasione della ricostruzione della cattedrale di San Cetteo, fortemente voluta da D’Annunzio negli anni Trenta. L’impresa è legata alla ricostruzione completa della chiesa di San Cetteo a Pescara, avviata nel 1929 dall’abate don Pasquale Brindano che vi coinvolse il concittadino D’Annunzio. Quest’ultimo scelse per il progetto architettonico Cesare Bazzani e, per il sepolcro della madre in marmo bianco di Carrara, il Minerbi.

Il risultato è un’opera di straordinaria delicatezza. Il poeta impose comunque le sue idee sia per la struttura della cappella funeraria, la quarta a sinistra nella chiesa, sia per l’effigie della defunta che volle simile a una giacente del primo Quattrocento, abbigliata con la tradizionale veste delle spose abruzzesi e raffigurata con volto giovanile.

Spicca il contrasto fra il biancore del marmo in cui è ritratta la defunta e i marmi rosso e verde scuro della cappella, mentre un certo delicato naturalismo nei dettagli, il libro per esempio e le piegoline mosse della veste, collocano l’opera in una sorta di elegante manierismo atemporale assai vicino alla poesia stessa di D’Annunzio.


Il busto di San Cetteo in argento

La seconda opera pescarese di Minerbi è custodita ancora nella stessa cattedrale. Tra le molte opere del periodo, il busto in argento di San Cetteo del 1951 per il duomo di Pescara testimonia la continuità del legame tra lo scultore ferrarese e la città adriatica, prolungato ben oltre la morte di D’Annunzio nel 1938. Un’opera devozionale di alto livello, che arricchisce il patrimonio artistico della cattedrale con la tipica raffinatezza di un maestro capace di muoversi tra sacro e profano con uguale padronanza.


Un artista perseguitato: le leggi razziali e la resistenza

La vita di Arrigo Minerbi non fu priva di ombre. Nel 1937 gli fu commissionata dall’arcivescovo di Milano Schuster la prima, da sinistra, delle cinque porte bronzee del duomo di Milano. La porta fu completata solo nel 1948 poiché lo scultore, per sottrarsi alle conseguenze delle leggi antisemite, fu costretto a nascondersi a Gavazzana, in provincia di Alessandria, nella casa paterna di don Carlo Sterpi, e a Roma nel collegio orionino San Filippo Neri.

Un artista ebreo che lavorava per le cattedrali cattoliche più importanti d’Europa, perseguitato dalle stesse leggi che avrebbero voluto cancellarlo dalla storia. La sua resilienza fu totale: al ritorno dalla clandestinità completò la porta del Duomo di Milano e riprese a lavorare con la stessa intensità di sempre.


BOX INFORMATIVO

Arrigo Minerbi — scheda e opere a Pescara

Nato: Ferrara, 10 febbraio 1881 Morto: Padova, 9 maggio 1960 Stile: liberty, poi classicismo novecentesco Amico e scultore ufficiale di D’Annunzio


L’eredità: un grande dimenticato

Minerbi morì a Padova il 9 maggio 1960 e venne sepolto nel cimitero israelitico di Ferrara, nella tomba di famiglia che lui stesso aveva disegnato. Nonostante la grandiosità delle sue opere, dalla porta del Duomo di Milano all’Ultima Cena di Oslo, dai ritratti dei grandi personaggi del Novecento alle opere pescaresi, Arrigo Minerbi rimane uno degli artisti più sottovalutati del panorama italiano. A Pescara, tuttavia, la cattedrale di San Cetteo conserva intatte le tracce del suo genio e del suo legame con il poeta che più di ogni altro ha rappresentato la città nel mondo.


FAQ – Arrigo Minerbi a Pescara: le domande più frequenti

Dove si trovano le opere di Arrigo Minerbi a Pescara? Entrambe le opere pescaresi di Minerbi si trovano nella Cattedrale di San Cetteo: il monumento funebre di Luisa De Benedictis è nella quarta cappella a sinistra, mentre il busto in argento di San Cetteo del 1951 è custodito nello stesso edificio.

Che legame aveva Minerbi con D’Annunzio? Era l’artista prediletto di Gabriele D’Annunzio, che l’ebbe amico. Per lui realizzò il ritratto della madre Luisa, il monumento funebre a Pescara, il busto di Eleonora Duse e nel 1938 la maschera mortuaria in marmo.

Perché il monumento funebre a San Cetteo è importante? È una delle opere più significative della scultura italiana del primo Novecento in Abruzzo, voluta direttamente da D’Annunzio che impose precise indicazioni stilistiche, la giacente in veste abruzzese, il volto giovanile, il contrasto con i marmi colorati della cappella. Rappresenta il punto d’incontro tra la sensibilità poetica del Vate e il genio plastico di Minerbi.

Minerbi è famoso anche per altre opere? Sì. Tra le sue opere più celebri figurano la prima porta bronzea del Duomo di Milano con le Storie di Costantino (1948), il gruppo in argento dell’Ultima Cena nella cattedrale di Oslo e la Vittoria del Piave custodita al Vittoriale di Gardone Riviera

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

Commento all'articolo