Gente di mare, gente di fiume: la storia della marineria pescarese

Pescara deve il suo nome al pesce, dal latino Piscarius, luogo ricco di pesce. Non è solo una questione etimologica: è un’identità profonda, costruita nel corso di secoli da uomini che vivevano tra il fiume e il mare Adriatico, che uscivano prima dell’alba e che tornano al porto nel tardo pomeriggio con le reti cariche. La storia della marineria pescarese è una storia di famiglie, di tradizioni tramandate di generazione in generazione, di tecniche di pesca che si sono evolute attraverso i secoli senza perdere il legame con la terra anzi, con il mare da cui provenivano.
Le radici: dall’Aternum romana al borgo marinaro
Già in epoca romana il porto di Aternum, l’antico nome di Pescara, era un approdo fondamentale sull’Adriatico. Le barche entravano dalla foce del fiume Aterno, risalivano il corso d’acqua e scaricavano merci che poi raggiungevano Roma attraverso la Via Claudia Valeria. La pesca era parte integrante di questa economia fluviale e costiera: il pesce dell’Adriatico riforniva le tavole romane lungo le rotte commerciali che collegavano Aternum alle città dell’interno.
Nel Medioevo e nell’età moderna l’attività peschereccia rimase centrale. Le popolazioni che vivevano nei borghi attorno alla foce del fiume integravano l’agricoltura con la pesca, seguendo il ritmo delle stagioni e delle migrazioni del pesce azzurro lungo la costa adriatica. Le barche tipiche della marineria adriatica: i trabaccoli, le paranze erano gli strumenti di lavoro di comunità che si riconoscevano nel mare come fonte primaria di sostentamento.
Il borgo marinaro: Contrada Vallicella e le prime famiglie
La marineria pescarese moderna ha radici documentate nel tardo Seicento. A distanza di circa quattro secoli, a Pescara vivono ancora due famiglie la cui presenza sul territorio è attestata dalla fine del ‘600. Il borgo che divenne il cuore della comunità marinara fu Contrada Vallicella, nell’area di Castellammare Adriatico — il comune sulla sponda nord del fiume che per oltre un secolo visse separato da Pescara.
I registri comunali di Castellammare Adriatico conservano tracce preziose. All’anno 1868, al numero d’ordine 29, troviamo Salvatore Pagliaro, figlio di Pasquale, di anni 31, di condizione “marinaro”, domiciliato in Contrada Vallicella: è il primo abitante della zona che ufficialmente denunciò la condizione di uomo di mare nei registri del comune. Dopo di lui compaiono Vincenzo Valori, Francescopaolo Pennese, Giuseppe Supplizi — tutti rubricati come “marinari” e tutti residenti nella stessa contrada. Erano i capostipiti delle famiglie marinare pescaresi che avrebbero poi costruito nei decenni successivi una delle più attive flotte pescherecci del medio Adriatico.
Le famiglie marinare: un patrimonio umano e culturale
La storia della marineria pescarese è stata ricostruita nel tempo con grande cura da ricercatori e appassionati locali. Un volume dedicato alla storia del porto e delle famiglie pescatrici ha tracciato i profili genealogici di sessantuno famiglie marinare di Pescara e Castellammare Adriatico: un affresco corale che attraverso alberi genealogici e fotografie d’epoca restituisce il volto umano di una comunità costruita sul mare. Nel corso dei secoli molte famiglie emigrarono verso altri litorali, altre si estinsero; al loro posto arrivarono famiglie contadine che trovarono nel mare una nuova vocazione.
Le provenienze erano diverse: oltre ai pescatori di tradizione locale, giunsero a Pescara famiglie da San Benedetto del Tronto, il grande porto marchigiano con cui la marineria adriatica ha sempre avuto stretti legami e da altri centri pescherecci dell’Adriatico. Il porto di Pescara, con la sua posizione alla foce del fiume, era un approdo naturale e strategico lungo la rotta costiera.
Il Novecento: meccanizzazione e il mercato ittico
Il Novecento trasformò la marineria pescarese come quelle di tutta l’Italia adriatica. I primi tentativi di meccanizzazione delle barche, l’installazione del motore sulle imbarcazioni tradizionali, avvennero già dopo la prima guerra mondiale, quando la flotta era rimasta ferma per quattro anni. I porti adriatici furono tra i primissimi in Italia ad adottare le nuove tecnologie. La pesca a strascico d’altura, che aveva trovato la propria culla sulle coste adriatiche tra Sei e Settecento, si trasformò con i nuovi motori in un’attività di scala industriale.
Il mare Adriatico, con i suoi fondali sabbiosi e fangosi, è il più produttivo del Mediterraneo per quantità di pescato. Le reti da traino, a strascico e pelagiche, sono i principali attrezzi della flotta pescarese. Sottocosta operano imbarcazioni con draghe turbosoffianti per la cattura di molluschi bivalvi; nella zona meridionale, stagionalmente, si pratica la pesca al tonno con reti a circuizione. Un ecosistema di pesca variegato che l’attuale mercato ittico di Pescara regola e distribuisce ogni mattina.
La festa di Sant’Andrea: il mare che si veste a festa
La devozione dei pescatori pescaresi a Sant’Andrea apostolo è tra le tradizioni più radicate della città. Nel 1867, lo stesso anno in cui venne smantellata la cinquecentesca fortezza borbonica, nel borgo marinaro di Castellammare Adriatico fu costruita una chiesa dedicata al santo che fu pescatore della Galilea. Ogni anno, a fine luglio, migliaia di pescaresi si riversano sul litorale per la processione in mare: la flotta peschereccia si veste a festa con bandiere e festoni, le barche escono in corteo sul mare Adriatico, e per un giorno il porto ritrova la sua identità più antica. Un rito che non è semplice folclore: è la memoria viva di una città che sa da dove viene.
Curiosità storica
Nel 1510 Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, scelse Pescara come sede di un importante incontro diplomatico, confermando la rilevanza strategica del porto alla foce del fiume Aterno, un porto che i pescatori locali frequentavano da secoli prima e da secoli dopo.
Cosa resta oggi
Il mercato ittico di Pescara è ancora oggi uno dei più attivi dell’Adriatico centrale. La festa di Sant’Andrea si celebra ogni anno a fine luglio con la processione in mare della flotta peschereccia. Il Museo delle Genti d’Abruzzo custodisce testimonianze sulla vita dei pescatori e delle comunità marinare pescaresi.
FAQ
Perché Pescara si chiama così?
Il nome deriva dal latino Piscarius, che significa luogo ricco di pesce, legato al fiume e alle abbondanti risorse ittiche della foce. La trasformazione in Pescara avvenne gradualmente nel corso del Medioevo.
Quando nacque la marineria pescarese?
Le prime famiglie di pescatori documentate nei registri comunali risalgono al 1868, ma la presenza di attività pescherecce nella zona è attestata già dall’epoca romana, con il porto di Aternum, e poi attraverso tutto il Medioevo e l’età moderna.
Cos’è la processione di Sant’Andrea a Pescara?
È una delle tradizioni marinare più antiche della città, che si celebra ogni anno a fine luglio. La flotta peschereccia esce in processione sul mare Adriatico addobbata di bandiere e festoni, in onore del patrono dei pescatori. La chiesa di Sant’Andrea nel borgo marinaro fu costruita nel 1867.
Qual è il pesce più pescato nell’Adriatico di Pescara?
Il mare Adriatico è il più produttivo del Mediterraneo per quantità di pescato. Le specie principali sono i pesci azzurri (sgombro, palamita, alaccia), i pesci piatti come la sogliola, e i molluschi bivalvi. La pesca al tonno si pratica stagionalmente nella zona meridionale.




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