Piazza della Repubblica di Pescara: storia del piazzale della stazione che dal 1863 accompagna ogni arrivo e ogni partenza dalla città adriatica


INTRODUZIONE

Chiunque arrivi a Pescara in treno trova la stessa cosa da oltre 160 anni: uscendo dai tornelli, un grande spiazzo aperto sul Corso Umberto che porta al mare. Cambia l’architettura intorno, cambiano i mezzi di trasporto parcheggiati, cambiano i negozi e i bar ma la struttura di base di Piazza della Repubblica rimane quella pensata nel 1863, quando i progettisti della Ferrovia Adriatica costruirono la stazione su un terreno deserto di Castellammare Adriatico e la logica stessa della città cominciò a ruotare attorno a quel punto. Andarono a crearsi tre piazze, attraversate dal Corso Umberto I, partendo dalla stazione sino alla riviera: piazza Stazione (oggi Repubblica), piazza Mercato (attuale piazza Sacro Cuore) e piazza Crispi, oggi I Maggio. Una sequenza di piazze che ancora oggi costituisce l’asse portante della città moderna e che comincia sempre qui, davanti alla stazione, in Piazza della Repubblica.


Il 1863 e la nascita della Piazza Stazione

La storia di Piazza della Repubblica comincia con la ferrovia. Il 13 maggio 1863 il primo treno della Ferrovia Adriatica raggiunse la stazione di Pescara costruita su quello che era ancora il territorio deserto di Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume. La stazione era una baracca in legno, il piazzale antistante era fango e terra battuta.

Ma lo sviluppo fu immediato. La zona vede le sue origini nel piano di urbanizzazione dell’ex comune di Castellammare Adriatico del sindaco Leopoldo Muzii, che concentrò le attività cittadine sulla fascia costiera, spostando il centro del paese dai colli verso la stazione Centrale, costruita nel 1863.

Il piazzale davanti alla stazione prese il nome di Piazza Stazione, il nome più ovvio e più funzionale. Era il punto di partenza del Corso Umberto, il rettilineo che portava verso il mare attraverso due altre piazze. Era il luogo dove i passeggeri scendevano dal treno e da lì si distribuivano in tutta la città. Era il cuore commerciale della nuova Castellammare moderna.

Nei pressi della piazza sorsero i primi alberghi per i viaggiatori, le prime botteghe permanenti, i primi magazzini per le merci in transito. Il terreno attorno alla stazione, che prima valeva poco o nulla, divenne oggetto di speculazione immobiliare. Una piazza vuota divenne in pochi decenni il fulcro di un intero quartiere.


La visita reale del 1863: il re e il piazzale

Pochi mesi dopo l’inaugurazione della ferrovia, Piazza Stazione visse il suo primo momento di storia grande. Il 9 novembre 1863 il re Vittorio Emanuele II percorse in treno il tratto Pescara-Foggia appena completato, era il secondo viaggio inaugurale sulla nuova linea, dopo quello del principe Umberto di maggio. In ricordo di quella visita reale, i castellamaresi intitolarono al sovrano il vasto piazzale davanti alla stazione. Fu in quel piazzale, che oggi si chiama Piazza della Repubblica, che la città salutò il re che qualche anno prima aveva visto Pescara dal bastione della fortezza e ne aveva predetto la grandezza come città commerciale.


Il quartiere che cresce: dal 1863 al 1927

Nei decenni successivi alla ferrovia, il quartiere intorno a Piazza Stazione si sviluppò con una velocità sorprendente. Nuove case iniziarono a popolare i due grandi assi viari ortogonali Corso Vittorio Emanuele II e Corso Umberto I.

Gli alberghi per i viaggiatori, i caffè, le botteghe dei commercianti, gli uffici delle spedizioni: tutto si concentrò intorno alla piazza e lungo il Corso. Era un quartiere che viveva di transito; di gente che arrivava, che partiva, che comprava e vendeva prima di riprendere il treno. Un’identità commerciale e dinamica che ancora oggi si percepisce nella struttura dei negozi e dei locali nelle strade intorno alla stazione.

Con la fusione del 1927 e la nascita della Provincia di Pescara, il piazzale della stazione assunse un’importanza ancora maggiore, era il punto di ingresso della nuova capitale provinciale per chiunque arrivasse da fuori, il primo biglietto da visita di una città che stava costruendo la propria identità istituzionale.


31 agosto 1943: il quartiere distrutto

Il momento più tragico nella storia di Piazza della Repubblica e del quartiere circostante arrivò il 31 agosto 1943. L’area della città maggiormente colpita dai bombardamenti fu quella centrale, in quanto l’obiettivo strategico principale delle azioni militari era la distruzione della stazione di Pescara Centrale e l’interruzione della ferrovia Adriatica.

Era una splendida giornata di sole il 31 agosto del 1943 su Pescara. Alle ore 13,22 e le 13,25 i bombardieri B-24 provennero dalla direzione del mare e sganciarono le bombe contro il centro cittadino: l’attacco fu devastante.

Il paradosso tragico: il 31 agosto e il 14, 17 e 20 settembre del 1943, Pescara fu oggetto di pesanti bombardamenti che causarono la morte di almeno 3.000 persone e la distruzione di 1.265 edifici, un totale pari a circa l’80% degli edifici della città che circondava la stazione e la linea ferroviaria, unici veri obiettivi dei bombardamenti.

La stazione sopravvisse quasi intatta. Il quartiere intorno fu raso al suolo. Sulle macerie di case, alberghi, uffici e negozi costruiti in ottant’anni di sviluppo urbano rimase il muro della stazione, quella cicatrice che ancora oggi è il punto di partenza della commemorazione annuale del 31 agosto.


La commemorazione annuale: Piazza della Repubblica e la memoria

Ogni anno il 31 agosto, Pescara ricorda le vittime dei bombardamenti del 1943 con una cerimonia che comincia proprio qui. Prima tappa: alle 21.30 appuntamento in Piazza della Repubblica. La prima cerimonia si svolgerà su Corso Umberto, angolo Corso Vittorio Emanuele, accanto a una gigantografia della stazione bombardata.

Il muro della vecchia stazione del 1863, sopravvissuto ai bombardamenti come a sfida alla storia, ospita un cippo commemorativo con una corona di alloro. È il punto di partenza del corteo che ogni anno ripercorre i luoghi più colpiti, riportando alla memoria civica della città i giorni più bui della sua storia.


La ricostruzione e il nuovo nome: Piazza della Repubblica

Dopo la Liberazione del 10 giugno 1944, Pescara si rimise in piedi con velocità sorprendente. Il quartiere intorno alla stazione fu ricostruito negli anni Cinquanta con palazzi razionalisti in stile moderno che sostituirono le architetture liberty e umbertine distrutte dalle bombe.

La piazza cambiò anche il nome: da Piazza Stazione o Piazza Vittorio Emanuele II, come era stata chiamata in onore del re nel 1863, a Piazzale della Repubblica. Un cambio di denominazione che segnò simbolicamente il passaggio dalla monarchia sabauda alla Repubblica democratica nata dal referendum del 1946.


Piazza della Repubblica oggi: il nodo intermodale della città

Oggi Piazza della Repubblica è il punto di scambio modale più frequentato di Pescara. La stazione di Pescara Centrale è accessibile da Piazzale della Repubblica e dispone di undici binari, con circa 3,3 milioni di passeggeri l’anno.

Sul piazzale si trovano il terminal bus urbano ed extraurbano, il parcheggio taxi, le fermate degli autobus di collegamento con l’aeroporto e un numero crescente di esercizi commerciali orientati alla clientela dei viaggiatori. Dal piazzale, Corso Umberto I porta al mare in quindici minuti a piedi attraverso Piazza Sacro Cuore e Piazza Salotto.


BOX RIASSUNTIVO

Piazza della Repubblica — scheda storica

  • 1863: nasce come Piazza Stazione con la ferrovia adriatica
  • 1863: ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II dopo la visita reale di novembre
  • 1927: diventa la porta della nuova capitale provinciale
  • 31 agosto 1943: il quartiere intorno viene distrutto dai bombardamenti alleati
  • Dopoguerra: ricostruzione in stile razionalista moderno
  • Dal 1946: ribattezzata Piazzale della Repubblica in onore della nuova forma istituzionale
  • Funzione: hub intermodale tra treno, bus urbano ed extraurbano, taxi
  • Memoria: cippo commemorativo dei bombardamenti del 1943, cerimonia annuale del 31 agosto
  • Dal piazzale al mare: 1,2 km lungo Corso Umberto I (circa 15 minuti a piedi)
  • Trasporti: terminal bus urbano, linee extraurbane per tutta la provincia, collegamento aeroporto

FAQ – Piazza della Repubblica Pescara: le domande più frequenti

Perché si chiama Piazza della Repubblica? Si chiamava Piazza Stazione dal 1863 poi Piazza Vittorio Emanuele II in onore del re che la visitò in novembre e dopo la guerra fu ribattezzata Piazzale della Repubblica in memoria della nuova forma istituzionale dell’Italia nata con il referendum del 2 giugno 1946.

Perché il quartiere intorno alla stazione fu distrutto nel 1943? L’obiettivo strategico principale delle azioni militari alleate era la distruzione della stazione di Pescara Centrale e l’interruzione della ferrovia Adriatica. Il bombardamento colpì in pieno le aree limitrofe della stazione, distruggendo o gravemente danneggiando la quasi totalità dei palazzi. La stazione sopravvisse quasi intatta.

Come si raggiunge il centro di Pescara da Piazza della Repubblica? Da Piazza della Repubblica si imbocca Corso Umberto I, il rettilineo che porta al cuore della città. In circa quindici minuti a piedi si raggiunge Piazza Salotto; in altri cinque minuti si è sul lungomare. Sono disponibili anche le linee bus del terminal presente nel piazzale.

Quando si svolge la cerimonia dei bombardamenti? Ogni 31 agosto alle 21.30 si tiene la commemorazione con appuntamento in Piazza della Repubblica. La prima cerimonia si svolge su Corso Umberto, angolo Corso Vittorio Emanuele, accanto a una gigantografia della stazione bombardata.

Quanti passeggeri transitano dalla stazione di Pescara ogni anno? La stazione di Pescara Centrale, accessibile da Piazza della Repubblica è il più grande scalo ferroviario d’Abruzzo e serve circa 3,3 milioni di passeggeri l’anno con undici binari attivi.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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