Il 25 aprile a Pescara: storia della Resistenza, dei nove martiri di Colle Pineta e del significato civile della Festa della Liberazione per una città che conobbe la guerra da dentro
INTRODUZIONE
Ci sono date che appartengono alla storia nazionale e date che appartengono alla storia di una città. Il 25 aprile 1945 è entrambe le cose insieme: il giorno in cui la Resistenza italiana scatenò l’insurrezione finale contro i tedeschi, il giorno in cui il paese uscì dalla guerra e dalla dittatura dopo vent’anni di fascismo e cinque anni di conflitto. Ma per Pescara quella data ha una risonanza particolare perché la città aveva già vissuto la guerra da dentro, in modo diretto e tragico. I bombardamenti del 31 agosto 1943, l’occupazione tedesca, la fucilazione dei nove partigiani nella cava di Colle Pineta l’11 febbraio 1944, la liberazione del 10 giugno 1944 quasi un anno prima del 25 aprile nazionale. Quando Pescara celebra il 25 aprile, non celebra una data astratta celebra una storia concreta fatta di nomi, di luoghi e di persone reali che scelsero la libertà quando la libertà costava tutto.
Il contesto: la guerra a Pescara tra il 1943 e il 1944
Prima di raccontare la Resistenza pescarese bisogna capire in quale contesto operava e quel contesto era tra i più difficili d’Italia.
Pescara fu occupata dai tedeschi il 12 settembre 1943, tre giorni dopo l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre. Le truppe germaniche entrarono in una città già devastata dai bombardamenti alleati del 31 agosto che avevano distrutto l’80% degli edifici del centro nel tentativo di colpire il nodo ferroviario adriatico. Il volume “Zona rossa. Dall’armistizio alla liberazione. La guerra ai civili nella provincia di Pescara” ha raccolto tutti gli episodi di violenza ai danni dei civili che si verificarono nella provincia tra il settembre 1943 e il giugno 1944.
Era una zona di guerra nel senso più letterale del termine, il fronte si stabilizzò a pochi chilometri dalla città, le truppe tedesche usavano la ferrovia adriatica come linea di rifornimento vitale, la popolazione era stata sfollata e la città era quasi deserta. In questo contesto di distruzione e occupazione nacque e operò la Resistenza pescarese.
La Banda Palombaro: chi erano i nove di Colle Pineta
La storia della Resistenza a Pescara ha un nome e una data che non si dimenticano: la Banda Palombaro e l’11 febbraio 1944.
I nove giovani partigiani trucidati nella cava di argilla di Colle Pineta di Pescara facevano parte della formazione partigiana “Banda Palombaro” costituitasi a Chieti il 9 settembre 1943. Nata il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, la banda operò nelle zone montane tra Chieti e l’alto Pescara, quei territori di confine dove la presenza del fronte rendeva possibile una forma di guerriglia organizzata contro le truppe di occupazione.
I loro nomi meritano di essere ricordati uno per uno, non come astrazione storica ma come persone reali, con storie reali. I nove partigiani della Banda Palombaro condannati a morte ed eseguiti l’11 febbraio 1944 erano Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Aldo e Alfredo Grifone, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Aldo Sebastiani e Vittorio Mannelli.
Il più giovane di loro aveva 17 anni, il più anziano 30. Erano operai, studenti, contadini, la Resistenza italiana non fu fatta da eroi professionisti ma da persone ordinarie che in circostanze straordinarie fecero scelte straordinarie.
La cattura, le torture e il processo farsa
La fine della Banda Palombaro cominciò con la delazione. Essi furono catturati, grazie alla delazione di alcuni fascisti, tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944. Furono rinchiusi nelle carceri di San Francesco a Chieti, dove furono torturati.
Tra il 16 gennaio e il 4 febbraio 1944, la squadra fascista guidata da Mario Fioresi catturò ed arrestò numerosi partigiani. Poi, le torture nel carcere San Francesco di Chieti, un processo farsa nella sala del consiglio comunale a Palazzo d’Achille e la fucilazione nella fornace dismessa di Pescara, accanto a una cava d’argilla.
Il processo, svoltosi il 9 e 10 febbraio 1944 nella sala consigliare di un municipio, fu una parodia di giustizia militare. Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele di Natale, Stelio Falasca, Floriano Finore, Guido, Aldo e Alfredo Grifone, Vittorio Mannelli, Giovanni Potenza e Aldo Sebastiani furono condannati a morte tramite impiccagione da un tribunale militare tedesco. Dopo l’intervento dell’arcivescovo di Chieti Giuseppe Venturi e del podestà Alberto Gasparri la sentenza fu commutata in fucilazione. Ottennero la grazia Guido Grifone, Floriano Finore e Giovanni Potenza, condannati a 30 anni di lavori forzati in Germania.
L’11 febbraio 1944: la cava di Colle Pineta
Il pomeriggio dell’11 febbraio 1944 fu il momento più buio di quella storia. Era il primo pomeriggio dell’11 febbraio 1944 quando, nei pressi di una cava d’argilla a Colle Pineta di Pescara, nove giovanissimi partigiani teatini furono trucidati, dopo un sommario e farsesco processo, uno alla volta e poi gettati dentro buche nel terreno scavate in fretta.
Catturati a Chieti dai fascisti repubblicani guidati da Mario Fioresi, furono rinchiusi, torturati e poi consegnati ai tedeschi che, dopo un sommario e farsesco processo, ne decretarono la condanna a morte. Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Aldo e Alfredo Grifone, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Aldo Sebastiani e Vittorio Mannelli pagarono, così, con la vita il desiderio di libertà che li aveva portati a combattere a Palombaro, a pochi chilometri dal fronte, in nome di un futuro ancora da scrivere.
Solo sei mesi dopo, i corpi martoriati dei nove giovani furono riesumati dai parenti grazie alla testimonianza di chi assistette di nascosto al martirio. Sei mesi di attesa straziante per le famiglie nel silenzio forzato di una città occupata, senza poter piangere pubblicamente, senza poter commemorare.
Tra loro, Alfredo Grifone era il più giovane e il più emblematico. Alfredo Grifone era nato a Chieti nel 1920, operaio meccanico, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Si consegnò e chiese la liberazione dei prigionieri assumendosi ogni responsabilità. Ma venne processato e condannato a morte con gli altri otto compagni.
La sua scelta di consegnarsi per liberare i compagni è il gesto più lucido e più eroico di tutta la storia della Banda Palombaro e quello che più di ogni altro dice cosa significa “scegliere la libertà” quando il costo è la vita propria.
La memoria che non si cancella: la scuola dell’11 febbraio
Circa vent’anni dopo la fucilazione, una scuola elementare del quartiere di Colle Pineta a Pescara cambiò nome. Dal 1998 la scuola ha assunto la denominazione “11 febbraio 1944”.
È una delle forme più concrete e più efficaci di memoria collettiva che si possano immaginare: ogni bambino che frequenta quella scuola impara il nome di quei nove giovani, la loro storia, il loro coraggio. Ogni anno, pur essendo coinvolte tutte le classi, le quarte e le quinte si avvicendano nell’organizzazione della cerimonia e nel ruolo di “Custodi della memoria”, anche con l’adozione del cippo. I familiari dei caduti hanno donato alla scuola documenti e immagini dei loro cari. Floriano Finore, sopravvissuto perché graziato, ha affidato ai ragazzi la sua croce di guerra.
L’immagine di Floriano Finore, uno dei tre che ottennero la grazia, sopravvissuto ai lavori forzati in Germania, che consegna la sua croce di guerra ai bambini di quella scuola è forse il momento più toccante dell’intera storia. La memoria passa di mano in mano, dalla generazione che la visse a quella che la custodisce.
La Brigata Maiella: la Resistenza abruzzese che liberò Bologna
La storia della Resistenza abruzzese non si esaurisce con la Banda Palombaro ha un altro capitolo, più lungo e più celebre, che portò partigiani abruzzesi fino a Bologna.
L’unica formazione partigiana a cui fu concessa la qualifica di unità combattente regolre dell’esercito italiano fu la Brigata Maiella. Ettore Troilo ne era l’animatore e il comandante. All’alba del 21 aprile 1945 entrò a Bologna.
La Brigata Maiella nacque nell’autunno del 1943 nelle montagne della Majella, sulle colline tra Casoli e Palombaro, gli stessi territori dove operava la Banda Palombaro. Uomini e donne delle comunità locali che scelsero di combattere attivamente contro i nazifascisti, seguendo le truppe alleate verso nord. Cinquantacinque caduti, commemorati nella cappella dedicata a Taranta Peligna e una medaglia d’oro al valor militare come formazione. L’unica brigata partigiana ad aver partecipato ufficialmente alla liberazione del Nord Italia nelle vesti di unità combattente riconosciuta.
Il 10 giugno 1944: Pescara viene liberata
Il 25 aprile 1945 è la data simbolica della Liberazione nazionale ma Pescara fu liberata quasi un anno prima. Il 25 aprile 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città.
Pescara visse la propria liberazione il 10 giugno 1944 quando le truppe alleate, le forze del Corpo Italiano di Liberazione e la Divisione Nembo del battaglione San Marco entrarono in città provenendo da Chieti e Francavilla. I tedeschi si erano ritirati verso nord lasciando una città distrutta all’80%, disseminata di mine, svuotata degli abitanti.
La Liberazione di Pescara non fu trionfante, fu la fine di un incubo in una città che non esisteva quasi più. Ma fu comunque la libertà. E quella libertà costò cara… i bombardamenti, l’occupazione, i nove di Colle Pineta, le rappresaglie, lo sfollamento di migliaia di famiglie.
Come si celebra il 25 aprile a Pescara oggi
Ogni anno il 25 aprile Pescara si ferma per ricordare. Le celebrazioni hanno una struttura consolidata che unisce la dimensione istituzionale a quella popolare e associativa.
La mattina del 25 aprile, prima della cerimonia ufficiale, si tiene la commemorazione dei nove partigiani. Alle 9.00 si svolge la commemorazione dei nove partigiani fucilati dai nazifascisti l’11 febbraio 1944, presso la Scuola Primaria “11 febbraio 1944” di Pescara. È il momento più intimo e più emotivo delle celebrazioni, i bambini della scuola che porta quella data nel nome depongono una corona davanti al cippo, cantano “Bella Ciao”, recitano i nomi dei nove martiri.
La cerimonia istituzionale principale si svolge in piazza Garibaldi. A Pescara, alla presenza del prefetto, delle massime autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, si tiene una solenne cerimonia commemorativa che prende il via alle ore 10 in piazza Giuseppe Garibaldi.
Nel pomeriggio, le associazioni — ANPI in prima linea — organizzano eventi, dibattiti, concerti e iniziative culturali che danno alla festa una dimensione popolare e partecipativa. Nel parco Ex Caserma Di Cocco si aprono stand delle associazioni e dei sindacati, attività ludiche per i più piccoli, il pic-nic della Liberazione, la biciclettata della Critical Mass, dibattiti e concerti.
Il Treno della Resistenza, nelle edizioni in cui è stato organizzato, porta i partecipanti lungo la “Transiberiana d’Italia” nei luoghi della guerra e della Resistenza in Abruzzo. Il tragitto è Pescara, Palena, Roccaraso, Campo di Giove e ritorno, sulla Transiberiana d’Italia nei luoghi della guerra e della Resistenza in Abruzzo.
Perché il 25 aprile è ancora necessario
La Festa della Liberazione non è solo commemorazione del passato, è un atto di affermazione del presente. I valori su cui si fonda la Costituzione italiana, nata direttamente dalla Resistenza, sono gli stessi che ogni anno si riafferma scegliendo di ricordare.
Per Pescara questo vale doppio. Una città che conobbe la guerra da dentro non come dato astratto di un libro di storia ma come esperienza concreta di macerie, occupazione, delazione, fucilazioni e silenzio forzato, ha un rapporto speciale con la Liberazione. Sa cosa vuol dire viverla sulla propria pelle. Sa cosa costò. E forse per questo la celebra con una serietà che le commemorazioni puramente rituali raramente raggiungono.
I nomi dei nove di Colle Pineta: Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Aldo e Alfredo Grifone, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Aldo Sebastiani e Vittorio Mannelli sono incisi nel cippo della scuola di via Colle Pineta. Sono incisi nella toponomastica della città. Sono incisi nella memoria di ogni bambino che in quella scuola ha imparato che la libertà non è un dato di fatto ma una conquista che richiede coraggio, sacrificio e la scelta consapevole di stare dalla parte giusta.
BOX RIASSUNTIVO
Il 25 aprile a Pescara — date e fatti
| Data | Evento |
|---|---|
| 9 settembre 1943 | Nasce la Banda Palombaro a Chieti |
| 12 settembre 1943 | I tedeschi occupano Pescara |
| 13 gennaio – 4 febbraio 1944 | Cattura dei partigiani della Banda Palombaro su delazione |
| 9-10 febbraio 1944 | Processo farsa nel municipio di Chieti |
| 11 febbraio 1944 | Fucilazione dei nove partigiani nella cava di Colle Pineta |
| 10 giugno 1944 | Liberazione di Pescara da parte delle truppe alleate |
| 25 aprile 1945 | Insurrezione nazionale — Liberazione d’Italia |
| 22 aprile 1946 | Istituzione ufficiale della Festa della Liberazione |
| 1998 | La scuola di via Colle Pineta assume il nome “11 febbraio 1944” |
I nove martiri di Colle Pineta: Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Alfredo Grifone, Aldo Grifone, Aldo Sebastiani, Vittorio Mannelli
FAQ – Festa della Liberazione Pescara: le domande più frequenti
Chi erano i nove partigiani fucilati a Pescara l’11 febbraio 1944? I nove partigiani della banda “Palombaro” fucilati da paracadutisti tedeschi nei pressi della pineta di Pescara erano Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Aldo e Alfredo Grifone, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Aldo Sebastiani e Vittorio Mannelli. Il più giovane aveva 17 anni, il più anziano 30.
Come furono catturati i partigiani della Banda Palombaro? Essi furono catturati, grazie alla delazione di alcuni fascisti, tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944 e successivamente rinchiusi nelle carceri di San Francesco a Chieti, dove furono torturati. Il processo fu fatto il 9 e 10 febbraio dove furono condannati a morte. Vennero fucilati l’11 febbraio 1944 e i loro corpi furono seppelliti senza cassa in una fossa.
Quando fu liberata Pescara dai tedeschi? La liberazione di Pescara avvenne il 10 giugno 1944 quasi un anno prima del 25 aprile 1945 nazionale. Le truppe alleate, le forze del Corpo Italiano di Liberazione e la Divisione Nembo del battaglione San Marco entrarono in città provenendo da Chieti e Francavilla.
Come si celebra il 25 aprile a Pescara? Le celebrazioni iniziano alle ore 9.00 con la commemorazione dei nove partigiani fucilati dai nazifascisti l’11 febbraio 1944 presso la Scuola Primaria “11 febbraio 1944” di Pescara. Alle ore 10 si tiene la cerimonia istituzionale in piazza Garibaldi con le autorità civili, militari e religiose. Nel pomeriggio si apre la Festa della Liberazione con stand delle associazioni, attività per i bambini, dibattiti e concerti.
Perché la scuola di Colle Pineta si chiama “11 febbraio 1944”? Dal 1998 la scuola ha assunto la denominazione “11 febbraio 1944” in memoria dei nove partigiani fucilati in quella data dai nazifascisti nella vicina cava d’argilla. Ogni anno gli alunni si avvicendano nel ruolo di “Custodi della memoria” organizzando la cerimonia commemorativa e adottando il cippo.



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