I bar storici di Pescara: i locali che da decenni custodiscono la memoria, il gusto e l’anima della città

Introduzione
In ogni città c’è un bar dove le storie si intrecciano con il caffè. Dove le generazioni si passano il testimone non di padre in figlio, ma di tazzina in tazzina. Pescara non fa eccezione, anzi, è una città che ha saputo costruire attorno ai suoi bar una vera e propria identità culturale e sociale. Negli anni ’40, il Corso Umberto era praticamente costellato di bar: il Caffè Tempera, Roma Caffè, il bar Cigno, il Caffè Lucchi, il Caffè D’Amico con sala da tè al piano superiore e il Caffè Excelsior. Molti non ci sono più. Ma quelli che resistono raccontano ancora, ogni mattina, una storia lunga più di un secolo.
Il Caffè Excelsior: il bar del Cinema e l’invenzione del vetrino
Il Caffè Excelsior è forse il locale storico più iconico del Corso Umberto. Nato come bar del teatro, con pure la funzione di prevendita dei biglietti, nel palazzo all’angolo con via Cesare Battisti, fino agli inizi degli anni ’70 appartiene a don Arturo D’Alessandro. Era il bar del Cinema Teatro Excelsior, aperta al pubblico nel 1924, fu la prima sala cinematografica di Pescara, la sesta ad essere inaugurata in tutta Italia.
Nel 1971 un giovanissimo barista, militare dell’Aeronautica, Carlo Miccoli, insieme al socio Enrico, cominciò a tracciare la strada del nuovo Caffè Excelsior. Sotto la sua guida il locale divenne molto più di un bar: fu uno dei primi pub di Pescara, uno dei pionieri dell’aperitivo in città e soprattutto il luogo dove nacque una delle invenzioni più amate della tradizione pescarese, il vetrino.
“Era il 1995 e ho deciso di usare i bicchierini del punch per servire il caffè classico, con crema di latte e cacao”, racconta Miccoli. Il vetrino, ancora oggi richiestissimo anche nella sua variante estiva con zabaione e gelato, dall’Excelsior diventa un must in tutti i locali della città. Un’invenzione semplice e geniale, diventata in pochi anni la firma del caffè pescarese.
📍 Caffè Excelsior — Corso Umberto I, 23
La famiglia Camplone: tre generazioni di pasticceria
Per raccontare la tradizione dolciaria di Pescara non si può prescindere dalla famiglia Camplone, una dinastia di pasticceri che ha attraversato la seconda metà del Novecento e continua ancora oggi. Una storia che inizia nel 1957, con il primo bar pasticceria in piazza Garibaldi di Tullio Camplone e la moglie Margherita, e continua con il Caprice di Fabrizio ed Antonella, dal 1989 ad oggi.
Fabrizio Camplone, figlio di Tullio, è oggi uno dei Maestri Pasticceri più stimati d’Abruzzo, con una visione moderna che fonde arte e tecnica senza mai dimenticare le radici. Lorenzo Camplone rappresenta la terza generazione di una dinastia che fin dagli anni della guerra ha portato ai massimi livelli a Pescara l’arte della pasticceria.
Il Caprice di Fabrizio Camplone in piazza Garibaldi è oggi uno dei punti di riferimento più amati per la colazione e la pasticceria, con un’offerta che spazia dai classici alle creazioni più innovative, tra cui un caffè specialty sviluppato in collaborazione con una torrefazione abruzzese.
📍 Caprice — Fabrizio Camplone — Piazza Giuseppe Garibaldi, 27
Don Gennaro dal 1918: l’enoteca che ha visto nascere Pescara
C’è un locale in via Cesare Battisti che ha una storia che comincia prima ancora che esistesse la città di Pescara così come la conosciamo oggi. Gennaro Ciarrocchi, originario di Notaresco, emigrato in America e rientrato in Italia per rispondere alla chiamata alle armi, aprì il suo primo negozio nel 1918 nell’allora Castellammare Adriatico, nota dal 1927 come Pescara.
Era un negozio di generi alimentari che vendeva salumi, formaggi e vino sfuso. Negli anni ’30 si spostò nel palazzetto attuale e con il tempo l’attività si evolse sempre di più verso la bottiglieria, tanto da ritrovarsi l’insegna “Specialità Vini”, tutt’ora visibile dentro il locale.
Oggi Don Gennaro è gestito da Matteo Ciarrocchi, nipote di Vincenzo. “Questo è un locale che è arrivato a 100 anni con la stessa tipologia di merce, ma anche nella stessa famiglia”, racconta con orgoglio. Le bottiglie sugli scaffali, i marmi del bancone, la polvere sulle etichette più antiche: tutto racconta di un luogo che ha scelto di invecchiare con dignità. Per i pescaresi di qualunque età, Don Gennaro è un posto pieno di ricordi.
📍 Don Gennaro dal 1918 — Via Cesare Battisti, angolo Piazza Muzii
Il Caffè Ideale: oltre 70 anni in via Cesare Battisti
In pochi passi da Don Gennaro, sempre lungo via Cesare Battisti, si trova un altro locale che ha resistito alle trasformazioni della città. Il Caffè Ideale in via Cesare Battisti ha oltre 70 anni di storia e il tempo passato ha trasformato l’offerta di questo posto ma non la qualità. È rimasto nel cuore dei pescaresi come uno di quei luoghi dove si va senza bisogno di un’occasione speciale, per il piacere di essere lì, di ritrovare un’atmosfera familiare e i sapori di sempre.
📍 Caffè Ideale — Via Cesare Battisti, 50
Il Gran Caffè D’Annunzio: il nome del Vate su un locale di tradizione
Lungo viale D’Annunzio, nel cuore della città, il Gran Caffè D’Annunzio porta con sé il nome del poeta pescarese più famoso. Un posto storico di Pescara in viale Gabriele D’Annunzio con proposte per l’aperitivo molto fantasiose grazie alla nuova e giovane gestione, con selezione di formaggi e salumi di qualità insieme a ricotta fresca, tartine e tramezzini originali. Un locale che coniuga la tradizione del nome con la freschezza di una gestione che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
📍 Gran Caffè D’Annunzio — Viale Gabriele D’Annunzio
Cosa sopravvive e cosa si è perso
Negli anni ’70 i tanti bar cominciarono a far posto ai negozi di alta moda. Con Paride Albanese che portò Giorgio Armani a Pescara, il capoluogo adriatico divenne punto di riferimento delle grandi firme del glamour. Il Corso Umberto cambiò volto, molti dei locali storici scomparvero, sostituiti da boutique e catene commerciali.
Tuttavia i bar che sono sopravvissuti a queste trasformazioni hanno dimostrato qualcosa di importante: la continuità non è immobilismo. Don Gennaro si è rinnovato senza perdere la propria anima. Camplone è passato dalla terza generazione senza tradire la ricetta. L’Excelsior ha inventato il vetrino restando fedele al Corso. Pertanto i bar storici di Pescara non sono reliquie del passato, sono testimonianze vive di come una città possa cambiare senza dimenticare chi era.
FAQ – I bar storici di Pescara: le domande più frequenti
Qual è il bar più antico di Pescara?
Don Gennaro è il locale con la storia più lunga ancora attivo: aprì nel 1918 nell’allora Castellammare Adriatico come negozio di generi alimentari con vino sfuso, ed è rimasto nella stessa famiglia per oltre cento anni.
Chi ha inventato il vetrino a Pescara?
Il vetrino nacque nel 1995 al Caffè Excelsior: il titolare Carlo Miccoli decise di usare i bicchierini del punch per servire il caffè classico con crema di latte e cacao. Da lì si diffuse in tutti i bar della città.
La famiglia Camplone ha ancora un locale aperto?
Sì. La storia inizia nel 1957 con il primo bar pasticceria in piazza Garibaldi di Tullio Camplone. Oggi il Caprice di Fabrizio Camplone continua la tradizione di famiglia.
Quanti bar storici sono rimasti sul Corso Umberto?
Dei tanti bar che animavano il Corso Umberto negli anni ’40, Caffè Tempera, Roma Caffè, bar Cigno, Caffè Lucchi, Caffè D’Amico, l’unico che ha resistito è il Caffè Excelsior, che ancora oggi è il simbolo del bar pescarese per eccellenza.
Don Gennaro è solo un’enoteca o anche un bar?
Oggi Don Gennaro è principalmente un’enoteca, ma con una forte vocazione al calice e alla convivialità. Offre vini al calice, birre artigianali e una selezione di distillati, rendendolo un punto di ritrovo ideale per l’aperitivo e il dopo cena.




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