Il Ponte Risorgimento di Pescara: cinque secoli di storia sul fiume che ha diviso e unito la città

INTRODUZIONE
Ogni giorno decine di migliaia di auto, biciclette e pedoni attraversano il Ponte Risorgimento di Pescara senza fermarsi a pensare a quello che hanno sotto i piedi. Eppure quel ponte, che collega viale Marconi a Corso Vittorio Emanuele II, che unisce la sponda sud con quella nord, che separa il vecchio quartiere del Borgo Marino da Pescara Vecchia è uno dei luoghi più carichi di storia dell’intera città. In seguito al crollo degli ultimi resti dell’antico ponte romano di Aternum nel XVIII secolo, l’unico attraversamento del fiume Pescara nei pressi della costa rimase il precario ponte di barche interno alla fortezza di Pescara. Da quel ponte di barche, sette battelli incatenati e incatramati che dondolavano sulla corrente, alla struttura in cemento del dopoguerra che porta ancora il nome di Risorgimento: la storia del ponte principale di Pescara è una storia di rivalità, di guerra, di distruzione e di rinascita.
Il ponte romano e il vuoto dei secoli
Prima di tutto ci fu il ponte romano. Aternum, la città romana da cui discende Pescara, aveva il suo attraversamento stabile sul fiume, come ogni insediamento importante dell’impero. La strada basolata che arrivava dal nord scendeva verso la costa e doveva attraversare il fiume: lo faceva su un ponte in muratura che i romani costruirono con la stessa solidità con cui costruivano tutto.
Fu alla fine del XIX secolo che i comuni di Castellammare Adriatico e Pescara, in cui era allora divisa la città adriatica, realizzarono congiuntamente un primo vero ponte sul fiume che separava le cittadine lungo l’asse di quella che diventerà la strada statale 16 Adriatica. Tra il crollo del ponte romano e la costruzione di quello di ferro nel 1893 passarono secoli di attraversamenti precari, barche, zattere, ponti provvisori e soprattutto di rivalità tra le due sponde su chi dovesse controllare quel passaggio.
Il ponte di barche: sette battelli e una guerra
Il protagonista della più celebre disputa nella storia pescarese fu il ponte di barche, quella struttura precaria e provvisoria che per decenni fu l’unico attraversamento del fiume. D’Annunzio lo descrisse nella novella “La guerra del ponte” con una precisione che vale più di qualsiasi documento d’archivio: un vecchio ponte di legname che cavalcava il fiume su grossi battelli incatramati e incatenati, trattenuti da ormeggi, con i canapi e le gomene che si intrecciavano nell’aria come un barbarico attrezzo da assedio.
Essendo il ponte malandato, il sindaco di Castellammare faceva in modo di chiudere il traffico, offrendo un pagamento ai pescaresi per il passaggio in barca all’altra sponda per accedere al mercato del pesce. Pescara rispondeva catturando i viandanti provenienti da Castellammare. Il ponte di barche era il campo di battaglia quotidiana di una guerra commerciale che durava da decenni e chi controllava il passaggio controllava i flussi di merci e denaro tra le due sponde.
Il 1893: il primo ponte di ferro e la disputa sulla posizione
Quando finalmente i due comuni decisero di costruire un ponte vero, sorse subito una nuova guerra, questa volta sulla posizione. Oggetto della contesa fu l’ubicazione del ponte di ferro: c’era chi voleva sorgesse a monte del fiume per rimarcare la divisione con i teramani della sponda settentrionale, e chi invece lo auspicava sulla direttrice di una delle vie principali di Castellammare, come infine avvenne.
Il nuovo ponte metallico fu inaugurato il 27 aprile 1893.
La costruzione era retta su sette battelli, era opera di Mammarella, un cittadino pescarese, che però non riusciva a stare nelle spese di manutenzione col modesto pedaggio che chiedeva e nel 1877 lo cedette all’Amministrazione Provinciale di Chieti per 25.000 lire. La Provincia, che si rese conto che il progredire dei commerci e delle industrie delle due rive della Pescara imponevano un collegamento più adeguato, il 6 ottobre 1890 stipulò un contratto per la costruzione di un ponte di ferro con una grande impresa di Napoli diretta dall’ing. Paolo Boubè.
Era finalmente un ponte vero: metallico, solido, degno di una città che stava crescendo. Collocato sull’asse che diventerà la SS16 Adriatica, collegò per la prima volta in modo stabile le due sponde su quello che sarebbe rimasto per sempre il punto di attraversamento principale della città.
1933: il Ponte Littorio — il capolavoro di Bazzani
Quarant’anni dopo il ponte di ferro, la nuova Pescara unificata meritava un attraversamento all’altezza della sua ambizione. Questo primo attraversamento fu sostituito dal ponte Littorio, un ponte monumentale in marmo che si proponeva, nell’architettura e nelle decorazioni, di riecheggiare l’antico ponte romano. Disegnato da Cesare Bazzani, ed inaugurato il 14 agosto 1933, era largo 18 metri, di cui 12 di carreggiata, e lungo 106 metri.
Lo stesso Bazzani che aveva progettato la Cattedrale di San Cetteo e il Palazzo delle Poste creò un’opera monumentale degna della nuova capitale provinciale. Quattro colonne alte sormontate da aquile di bronzo dello scultore Brozzi, quattro statue allegoriche in marmo di Nicola D’Antino: il Monte, il Mare, il Fiume e il Piano, iscrizioni in latino composte dal poeta Domenico Tinozzi di Cugnoli. Un ponte che era anche un manifesto della riunificazione del 1927, le due sponde finalmente unite non da sette battelli dondolanti ma da 106 metri di travertino e granito.
9 giugno 1944: i tedeschi fanno saltare il ponte
L’opera di Bazzani durò undici anni. Distrutto dalle mine tedesche durante la ritirata, il ponte fu subito ricostruito prendendo il nome di Ponte Risorgimento come simbolo di una nuova nascita per la città di Pescara e di una nuova epoca.
Era il giugno del 1944. I tedeschi si ritiravano verso nord davanti all’avanzata alleata e distruggevano tutto quello che poteva rallentare l’inseguimento. Il Ponte Littorio saltò in aria insieme ai suoi marmi, alle sue aquile, alle sue statue. Le colonne rimasero in piedi, sventrate, ma in piedi.
Due anni più tardi, nel 1946, il ponte venne subito ricostruito nella sua forma attuale e prese il nome di Ponte Risorgimento. Un nome scelto con cura, non Littorio, non fascismo, non guerra ma Risorgimento: la rinascita, il secondo inizio, la promessa che la città avrebbe ricominciato.
Le ghiere bronzee: Di Prinzio, Cascella e i personaggi storici
La ricostruzione del dopoguerra non restituì le aquile di Brozzi né le statue di D’Antino ma creò qualcosa di nuovo sulle basi delle vecchie colonne. Su ciò che restava di quelle quattro colonne furono realizzate negli anni Cinquanta le ghiere bronzee con motivi allegorici abruzzesi da due grandi artisti pescaresi: Giuseppe Di Prinzio e Andrea Cascella.
Alle quattro testate del ponte ci sono dei distici in italiano dettati dal poeta locale Luigi Polacchi per ricordare quattro personaggi storici di Pescara: il condottiero Muzio Attendolo Sforza, morto nel fiume nel 1424; i coniugi don Francesco Fernanda d’Avalos marchese di Pescara e Vittoria Colonna, celebre amica del Buonarroti; e don Gian Girolamo II Acquaviva, che nel 1707 resistette nella fortezza di Pescara contro l’attacco austriaco.
Quattro figure che raccontano secoli di storia pescarese: il condottiero rinascimentale, la poetessa moglie del marchese, il difensore della fortezza, riassunti in distici su un ponte del dopoguerra. Un modo elegante e discreto per fare del ponte principale della città un museo a cielo aperto.
Box informativo
Ponte Risorgimento — cronologia e scheda
| Anno | Evento |
| Età romana | Ponte in muratura su Aternum — crollato nel XVIII sec. |
| Fino al 1893 | Ponte di barche: 7 battelli incatramati, teatro della “guerra del ponte” |
| 27 aprile 1893 | Inaugurazione primo ponte di ferro — ing. Paolo Boubè, impresa napoletana |
| 14 agosto 1933 | Inaugurazione Ponte Littorio — arch. Cesare Bazzani, 106 m, travertino ascolano |
| 9 giugno 1944 | Ponte Littorio fatto saltare dai tedeschi in ritirata |
| 1946 | Ricostruzione e nuovo nome: Ponte Risorgimento |
| Anni Cinquanta | Ghiere bronzee di Giuseppe Di Prinzio e Andrea Cascella sulle colonne superstiti |
FAQ – Ponte Risorgimento Pescara: le domande più frequenti
Perché il Ponte Risorgimento si chiama così? Distrutto dalle mine tedesche durante la ritirata nel giugno 1944, il ponte fu subito ricostruito prendendo il nome di Ponte Risorgimento come simbolo di una nuova nascita per la città di Pescara e di una nuova epoca. Il nome celebra la rinascita della città dopo la guerra.
Cosa era il Ponte Littorio? Il Ponte Littorio era un ponte monumentale in marmo progettato da Cesare Bazzani, inaugurato il 14 agosto 1933. Era largo 18 metri e lungo 106 metri, decorato con aquile di bronzo e statue allegoriche dell’Abruzzo. Fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel giugno 1944.
Chi ha realizzato le decorazioni bronzee sul Ponte Risorgimento? Sulle colonne superstiti del Ponte Littorio furono realizzate negli anni Cinquanta le ghiere bronzee con motivi allegorici abruzzesi da due grandi artisti pescaresi: Giuseppe Di Prinzio e Andrea Cascella.
Chi sono i personaggi storici ricordati sul ponte? Alle quattro testate del ponte ci sono distici per ricordare quattro personaggi storici: il condottiero Muzio Attendolo Sforza, morto nel fiume nel 1424; i coniugi don Francesco d’Avalos marchese di Pescara e Vittoria Colonna; e don Gian Girolamo II Acquaviva, che nel 1707 resistette nella fortezza di Pescara contro l’attacco austriaco.
Il Ponte Risorgimento è il primo ponte di Pescara? No. Prima di esso ci fu il ponte romano di Aternum, poi secoli di ponti di barche, poi il ponte di ferro del 1893 e infine il Ponte Littorio del 1933. Il primo vero ponte moderno fu realizzato congiuntamente dai comuni di Castellammare Adriatico e Pescara alla fine del XIX secolo.


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