Michele Cascella: il pittore di Ortona che portò l’Abruzzo nei musei di tutto il mondo e non si piegò mai alle avanguardie

INTRODUZIONE
C’è una famiglia che ha segnato la storia dell’arte abruzzese e italiana come nessun’altra, i Cascella. E tra i suoi membri più straordinari c’è Michele, il secondogenito di Basilio, nato a Ortona nel 1892 e morto a Milano nel 1989: quasi un secolo di vita, quasi ottant’anni di pittura ininterrotta. Nel corso della sua lunga vita artistica articolatasi in quasi otto decenni di intensa attività, Cascella ha saputo mantenere uno stile unico, inconfondibile e pressoché immune dalle contaminazioni delle correnti ed avanguardie pittoriche del Novecento. Un pittore che ha scelto la bellezza del reale invece dell’astrazione, la luce del paesaggio invece del manifesto, e in quella scelta ha costruito una carriera di portata internazionale.
Le origini: Ortona, Basilio e il laboratorio di famiglia
Michele Cascella nacque a Ortona il 7 settembre 1892 da Basilio, pittore e litografo pescarese di grande valore, e Concetta Palmerio di Guardiagrele. Secondo di sette figli, degli altri due, Tommaso e Gioacchino, erano anch’essi artisti.
La sua formazione fu del tutto insolita. Michele da subito non mostrò particolare interesse per gli studi, nemmeno per il disegno. All’ennesima bocciatura abbandonò la scuola. La madre cercò di indirizzarlo alla vita ecclesiastica, ma il padre decise per lui un futuro artistico: lo portò nel suo laboratorio litografico facendogli copiare, sotto i suoi insegnamenti, i disegni di Leonardo e del Botticelli. Erano i primi passi di uno dei maggiori artisti del Novecento italiano.
I fratelli, come racconta il Museo Cascella, crebbero nello stabilimento litografico di famiglia, che nel tempo era diventato cenacolo di artisti e scrittori. Il padre Basilio, consapevole della ristrettezza culturale della provincia, desiderava inserire i figli in un contesto più stimolante.
Il debutto: due bambini prodigio a Milano e Parigi
La prima mostra di Michele Cascella è un fatto straordinario per precocità. Nel 1907, a quindici anni, Basilio riesce ad allestire per Tommaso e Michele la loro prima mostra presso la “Famiglia Artistica” di Milano. Tommaso ha diciassette anni e Michele quindici; la “Domenica del Corriere” parla di loro come di due bambini prodigio.
Il successo fu immediato e il passo successivo ancora più ambizioso. Nel 1909 i due giovani artisti abruzzesi presentano a Parigi ben 157 opere alla galleria “Druet”. A diciassette anni Michele Cascella aveva già esposto in due delle capitali artistiche più importanti d’Europa.
Lo stile: né futurista né accademico, solo Cascella
La caratteristica più affascinante di Michele Cascella è la sua assoluta indipendenza dalle mode. Michele Cascella era dotato di una grande simpatia e sottile ironia; il suo carattere aperto e gioviale gli permise di essere ben accolto nei salotti culturali milanesi, rimanendo però estraneo alle mode artistiche del tempo: non aderì né al futurismo degli anni Dieci e Venti, né al gruppo Novecento della Sarfatti.
Cascella nel creare i suoi quadri non seguiva alcuna filosofia, ma applicava la logica dell’arte come gliel’aveva insegnata suo padre, paragonandola a una dolce melodia di sottofondo.
Nella costante oscillazione stilistica della sua opera, sempre sospesa tra vecchio e nuovo, ciò che soprattutto emerge è quella specie di fiato leggero in cui prendono vita fiori, alberi, montagne, cieli, quella vaporosa leggerezza che nei suoi quadri rende la natura insieme sensuale e spirituale, esuberante e fragile, nell’emozione dell’istante irripetibile in cui è colta.
Questa qualità gli valse un paragone illustre: il bozzettismo da École de Paris lo faceva definire l'”Utrillo italiano” e Carlo Carrà, uno dei più importanti critici dell’epoca, ne fu un convinto sostenitore fin dagli anni Venti.
I soggetti preferiti: l’Abruzzo, Portofino e i fiori
Il cuore della pittura di Cascella ruota intorno a tre grandi soggetti, ciascuno con la sua stagione privilegiata.
Il primo è l’Abruzzo. Nelle opere giovanili, fra Abruzzo, Milano e Parigi, opere quali il Paesaggio con figure, Trabocco di San Vito, Primavera presso Ortona e Figure sulla Pescara, tutte antecedenti al 1908, possono classificarsi fra le più moderne del panorama nazionale di inizio Novecento, ricche di svaporamenti cromatici che stilizzano la natura per introdurla in una dimensione simbolista.
Il secondo è Portofino, che diventa dalla maturità un secondo polo identitario della sua pittura: le marine, le vedute del porto, i colori della Liguria filtrati attraverso la sua sensibilità abruzzese. Negli anni Quaranta realizza nature morte, fiori, paesaggi abruzzesi di matrice impressionista in cui esprime un grande amore per la natura.
Il terzo e il più celebre sono i fiori. I tratti distintivi del pittore contemperano la superba capacità compositiva, cui si aggiungono la grande padronanza del disegno e le vibranti cromìe, di cui sono esemplari fattispecie le composizioni floreali, nelle quali Cascella tocca vette espressive elevatissime.
La Biennale di Venezia: dal rifiuto alla sala personale
Il rapporto di Michele Cascella con la Biennale di Venezia è una storia di riscatto e consacrazione. Nel 1924 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, che nel 1910 gli aveva rifiutato l’opera “La casa blu”, in seguito acquistata da Eduardo De Filippo. Fino al 1942 parteciperà a tutte le edizioni della rassegna, fino a ottenere poi nel 1948 una sala personale.
La sala personale alla Biennale del 1948 rappresenta il riconoscimento ufficiale del suo posto nell’olimpo della pittura italiana, un onore concesso solo ai maestri.
Il successo internazionale: Londra, Parigi, Bruxelles, California
Le sue opere, comprendenti tele, tavole, pastelli e disegni, sono esposte in numerosi musei italiani e internazionali, tra i quali il Victoria and Albert Museum di Londra, la Galerie nationale du Jeu de Paume di Parigi, il National Museum of History and Art in Lussemburgo, il Musée d’Art Moderne a Bruxelles e la De Saisset Art Gallery dell’Università di Santa Clara in California, dove è esposta una vasta collezione permanente di opere.
Dal 1928 al 1932 viaggiò tra l’Italia e Parigi dove, nel 1937, gli venne assegnata la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale. Dagli anni Cinquanta soggiornò a lungo in California, dove la sua pittura trovò un pubblico entusiasta e una collezione permanente che ancora oggi lo celebra.
Il legame con Pescara e il Museo Cascella
Nonostante fosse nato a Ortona, il legame di Michele Cascella con Pescara è profondo e strutturale. Il padre Basilio aveva qui il suo stabilimento litografico, qui si formò la dinastia artistica della famiglia, e qui la città ha scelto di onorare l’intera discendenza dei Cascella. Il Civico Museo Cascella di Pescara, aperto nel 1975 a testimonianza del ruolo artistico fondamentale svolto dalla famiglia Cascella in Abruzzo, ha una sezione interamente dedicata alle sue opere.
Il Museo Nazionale d’Abruzzo di Pescara conserva le opere: Portofino, Bagni di Portofino, Portofino il Castello, Piazzetta Sant’Angelo, Pescara (1931), Veduta del fiume Pescara con il bagno penale (1932). Vedute della città che Cascella fissò sulla tela con la sua luce caratteristica, restituendo a Pescara uno specchio fedele e luminoso di se stessa.
FAQ – Michele Cascella: le domande più frequenti sul pittore abruzzese
Chi era Michele Cascella? Michele Cascella nacque a Ortona il 7 settembre 1892 da Basilio, pittore e litografo pescarese di grande valore. Secondo di sette figli, divenne uno dei maggiori pittori italiani del Novecento. Morì a Milano il 29 agosto 1989, dopo quasi ottant’anni di attività pittorica ininterrotta.
Dove si trovano le sue opere? Le sue opere sono esposte in numerosi musei italiani e internazionali, tra i quali il Victoria and Albert Museum di Londra, la Galerie nationale du Jeu de Paume di Parigi, il Musée d’Art Moderne a Bruxelles e la De Saisset Art Gallery dell’Università di Santa Clara in California. A Pescara si trovano al Museo Civico Basilio Cascella.
Quale fu il suo stile pittorico? Estraneo ai movimenti italiani, portò avanti per tutta la sua carriera una posizione autonoma, figurativa, incentrata sul colore. La critica lo ha collocato tra impressionismo e simbolismo, con uno stile personalissimo che privilegia la luce, la natura e la bellezza del reale.
Qual è il suo legame con la Biennale di Venezia? Nel 1924 espose per la prima volta alla Biennale di Venezia e fino al 1942 partecipò a tutte le edizioni, fino a ottenere nel 1948 una sala personale, il riconoscimento più alto che la rassegna potesse tributare a un artista.
Dove si può vedere la sua opera a Pescara? Al Museo Civico Basilio Cascella di Pescara, che dedica una sezione interamente a Michele, e al Museo Nazionale d’Abruzzo, dove sono conservate vedute di Portofino e del fiume Pescara degli anni Trenta.

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