festa di San Cetteo a Pescara

La festa di San Cetteo a Pescara: storia del martire del 597 e delle tradizioni del 10 ottobre che attraversano i secoli

INTRODUZIONE

Ogni 10 ottobre, Pescara cambia ritmo. Le scuole chiudono, gli uffici rallentano e il centro storico torna a essere il cuore pulsante della comunità. Tra bande musicali, autorità e fedeli, prende forma la festa di San Cetteo, patrono della città e dell’arcidiocesi di Pescara-Penne. È una celebrazione antichissima, radicata in una tradizione che affonda le sue origini nel VI secolo.

Secondo il racconto agiografico, il santo fu vittima di un’ingiusta accusa durante le invasioni longobarde. Condannato a morte, venne gettato nel fiume Aterno-Pescara con una pietra al collo. Tuttavia, il suo corpo sarebbe riemerso miracolosamente alla foce, proprio il 10 ottobre del 597. Da allora, questa data è diventata il simbolo di una memoria collettiva che la città non ha mai smesso di rinnovare.


Chi era San Cetteo: tra storia e tradizione

Le origini e il ruolo ecclesiastico

La figura di San Cetteo si colloca in quella zona sottile dove storia e leggenda si sovrappongono. Le fonti sono limitate e, nel tempo, la tradizione religiosa ha arricchito il racconto con elementi simbolici.

Si ritiene che fosse vescovo di Amiternum, nell’area dell’attuale Abruzzo interno, alla fine del VI secolo, durante il pontificato di Papa Gregorio I. Alcune versioni lo descrivono come uomo colto e profondamente devoto, inizialmente impegnato in ruoli umili all’interno della Chiesa prima di essere elevato alla guida spirituale della comunità.

Un’altra tradizione, invece, lo lega direttamente a Pescara, identificandolo come vescovo locale martirizzato durante le tensioni con i Longobardi. Due racconti diversi, ma entrambi radicati in una memoria antica che suggerisce un nucleo storico reale.


Il martirio del 597: il fiume come simbolo

Nonostante le differenze nelle versioni, il finale è condiviso: Cetteo venne ucciso per annegamento. Il suo corpo, appesantito da una mola di pietra, fu affidato alle acque del fiume.

Eppure, secondo la tradizione, la corrente non lo trascinò verso il mare aperto. Al contrario, lo riportò verso la città. Questo episodio, carico di significato simbolico, ha trasformato il fiume Pescara in un elemento centrale della devozione: non solo luogo del martirio, ma anche strumento di “restituzione” alla comunità.

L’immagine del corpo che riemerge è diventata nel tempo uno dei simboli più potenti della narrazione religiosa locale.


Il nome e la devozione popolare

Il nome Cetteo viene interpretato come “pieno di grazia”. Un significato che si è perfettamente integrato nella devozione popolare.

Con il passare dei secoli, la figura del santo è diventata familiare per i pescaresi, quasi parte integrante dell’identità cittadina. Non solo un martire, ma un punto di riferimento spirituale continuo.


Le reliquie: il ritorno a Pescara

Per lungo tempo, le reliquie del santo furono custodite a Chieti. Questo dettaglio racconta anche i rapporti storici complessi tra le diocesi del territorio.

Solo nel 1977 avvenne un passaggio fondamentale: le reliquie furono riportate a Pescara e collocate nella cattedrale dedicata al patrono. Un evento dal forte valore simbolico, che restituì alla città un elemento centrale della propria identità religiosa.


La statua e l’arte sacra

La rappresentazione più conosciuta di San Cetteo è quella processionale in argento, realizzata nel 1951 dallo scultore Arrigo Minerbi.

L’opera raffigura il santo come vescovo, con pastorale e abiti liturgici. Non viene mostrato il martirio, ma l’autorità spirituale. È una scelta precisa: mettere al centro la figura del pastore, più che quella della vittima.

Accanto a questa, esiste anche una statua più antica, risalente al XVII secolo, oggi conservata nella cattedrale.


La festa antica: quando tutto ruotava attorno al fiume

Prima del Novecento, la festa si svolgeva in estate, nella terza domenica di agosto. Inoltre, aveva una dimensione completamente diversa rispetto a oggi.

Il fiume era il protagonista assoluto. Le barche venivano decorate, la processione attraversava un ponte galleggiante e si fermava a benedire l’acqua.

La sera, invece, lo spettacolo era grandioso: luci, fuochi d’artificio e scenografie galleggianti trasformavano il fiume in un teatro a cielo aperto. Migliaia di lampioncini illuminavano l’acqua, mentre giochi pirotecnici creavano un’atmosfera quasi irreale.

Era una festa collettiva, partecipata, in cui l’intera città si preparava per giorni.


Il 10 ottobre oggi: tra rito e identità

Il triduo di preparazione

Ancora oggi, la festa è preceduta da tre giorni di celebrazioni religiose. Questo momento serve a preparare spiritualmente la comunità, creando un crescendo che culmina nel giorno principale.

La messa solenne

Il 10 ottobre si apre con la celebrazione in cattedrale, presieduta dall’arcivescovo. La chiesa, costruita anche grazie al contributo di Gabriele D’Annunzio, diventa il centro della vita religiosa cittadina.

La processione

Successivamente, la statua del santo attraversa le strade di Pescara Vecchia. Il percorso include luoghi simbolici e arriva fino ai ponti cittadini.

Qui avviene uno dei momenti più significativi: la benedizione del fiume. È un gesto semplice, ma profondamente legato alla storia del martirio.

La dimensione popolare

Accanto al rito religioso, si sviluppa anche una festa civile. Concerti, eventi culturali e iniziative coinvolgono cittadini e visitatori.

Per questo motivo, la ricorrenza non è solo religiosa, ma anche identitaria.


Il legame con la cattedrale e D’Annunzio

La cattedrale di San Cetteo rappresenta un punto di incontro tra storia civile e religiosa. Fu proprio D’Annunzio a sostenere la sua costruzione, imponendo però una condizione: ospitare la tomba della madre.

Così, nello stesso luogo convivono memoria familiare, arte e devozione. Un intreccio unico che racconta molto della storia di Pescara.


Due feste per lo stesso patrono

Non tutti sanno che San Cetteo viene celebrato due volte l’anno.

Oltre al 10 ottobre, esiste una seconda ricorrenza nella prima domenica di luglio. Tuttavia, questa celebrazione è meno solenne e più legata alla dimensione popolare.

Il vero momento centrale resta quello autunnale, quando la città si ferma completamente.


BOX RIASSUNTIVO

🔵 Festa di San Cetteo — informazioni essenziali

Chi era: vescovo del VI secolo, martire nel 597
Patrono di: Pescara e arcidiocesi di Pescara-Penne
Data principale: 10 ottobre
Seconda festa: prima domenica di luglio
Statua: argento, opera di Arrigo Minerbi (1951)
Luogo: Cattedrale di San Cetteo
Reliquie: tornate a Pescara nel 1977

Programma del 10 ottobre:
– Triduo nei giorni precedenti
– Messa solenne al mattino
– Processione nel centro storico
– Benedizione del fiume dai ponti
– Eventi culturali e popolari serali


FAQ

Chi era San Cetteo e perché è importante per Pescara?

Fu un vescovo del VI secolo, martirizzato nel 597. La tradizione racconta che il suo corpo fu riportato dal fiume fino a Pescara, evento che ha dato origine alla festa del 10 ottobre.

Come si svolge la processione?

Attraversa il centro storico e raggiunge i ponti cittadini, dove viene impartita la benedizione al fiume.

San Cetteo si festeggia solo il 10 ottobre?

No, esiste anche una seconda celebrazione a luglio, ma quella principale resta quella autunnale.

Qual è il momento più simbolico della festa?

La benedizione del fiume, che richiama direttamente il martirio del santo.

Quando tornarono le reliquie a Pescara?

Nel 1977, dopo secoli trascorsi a Chieti, furono finalmente riportate nella cattedrale dedicata al patrono.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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