Federico Caffè: la storia dell’economista di Pescara che mise l’uomo al centro dell’economia
Introduzione
Tra i personaggi più importanti nati a Pescara nel Novecento c’è Federico Caffè, economista, docente universitario e intellettuale che contribuì a diffondere in Italia il pensiero keynesiano. Nato nel 1914 e scomparso misteriosamente nel 1987, Caffè dedicò la propria vita allo studio dell’economia e soprattutto alla difesa dei più fragili.
La sua storia attraversa la povertà del primo dopoguerra, la ricostruzione italiana e i grandi cambiamenti economici del Paese. Tuttavia, il suo nome non è legato soltanto alle teorie economiche. Ancora oggi, infatti, la sua figura continua a suscitare domande per le circostanze mai chiarite della sua sparizione.
Per comprendere davvero Federico Caffè bisogna partire da Pescara, città che contribuì a formare il suo sguardo sociale e umano.
Le origini pescaresi di Federico Caffè
Federico Caffè nacque a Pescara il 6 gennaio 1914, in una famiglia dalle condizioni economiche modeste.
La città era molto diversa da quella attuale. Pescara stava ancora costruendo la propria identità urbana e sociale, in un territorio che pochi anni dopo avrebbe vissuto profonde trasformazioni. Lo stesso sviluppo cittadino, intrecciato alla storia dell’Abruzzo costiero e alle vicende del Novecento, avrebbe segnato generazioni di pescaresi.
Caffè conobbe presto il valore del lavoro. A soli dieci anni iniziò infatti a fare il bigliettaio in un cinema cittadino. Successivamente lavorò come impiegato presso il Banco di Roma.
Queste esperienze non furono marginali. Al contrario, contribuirono a costruire quella sensibilità sociale che avrebbe accompagnato tutto il suo percorso intellettuale.
Gli studi e la formazione romana
Nonostante le difficoltà economiche, Federico Caffè riuscì a proseguire gli studi.
Si laureò con lode nel 1936 alla Sapienza di Roma in Scienze Economiche e Commerciali. Tra i suoi riferimenti accademici figuravano Guglielmo Masci e Gustavo Del Vecchio.
Nel 1939, appena venticinquenne, iniziò a lavorare come assistente universitario.
Gli anni della guerra interruppero bruscamente molte carriere accademiche. Anche Caffè visse quel periodo in modo complesso. Prestò servizio militare e, dopo l’8 settembre 1943, risultò renitente alla leva.
Nel dopoguerra partecipò invece alla ricostruzione italiana. Nel 1945 divenne consulente e poi capo di gabinetto del ministro della Ricostruzione Meuccio Ruini, durante il governo Parri.
Un passaggio decisivo della sua formazione arrivò poco dopo, grazie a una borsa di studio presso la London School of Economics.
Londra rappresentò per Caffè un’esperienza fondamentale. Qui approfondì il pensiero di John Maynard Keynes e osservò da vicino le politiche sociali del governo laburista britannico.
Federico Caffè e il pensiero keynesiano
Il nome di Federico Caffè è oggi associato soprattutto alla diffusione del keynesismo in Italia.
Per lui l’economia non era una disciplina astratta. Doveva invece servire a migliorare concretamente la vita delle persone.
Per questo motivo dedicò gran parte dei propri studi a:
- occupazione
- politiche sociali
- welfare
- distribuzione del reddito
- ruolo dello Stato nell’economia.
Secondo Caffè, il mercato non era autosufficiente.
Criticò apertamente le visioni liberiste che attribuivano al mercato capacità quasi automatiche di equilibrio sociale. Al contrario, sosteneva che l’intervento pubblico fosse necessario per correggere disuguaglianze e proteggere i soggetti più vulnerabili.
Nel suo pensiero emergeva una convinzione precisa: l’economia doveva restare al servizio dell’uomo.
Per questa ragione studiò con particolare attenzione i sistemi di welfare dei Paesi scandinavi e divulgò in Italia autori come Gunnar Myrdal e Frederick Zeuthen.
Tra le opere più importanti spiccano:
- Politica economica
- Lezioni di politica economica
- Teorie e problemi di politica sociale
- In difesa del welfare state.
Il professore che formò una generazione di economisti
Federico Caffè non fu soltanto uno studioso.
Fu soprattutto un maestro universitario.
Dopo avere lavorato in Banca d’Italia e insegnato a Messina e Bologna, dal 1959 svolse la propria attività presso La Sapienza di Roma, dove rimase fino al pensionamento.
Le sue lezioni erano ricordate per rigore e umanità.
Relatore di oltre mille tesi, formò numerosi economisti italiani destinati a ruoli centrali nella vita pubblica.
Tra i suoi allievi più noti figurano:
- Mario Draghi
- Ignazio Visco
- Luigi Spaventa
- Marcello De Cecco
- Enrico Giovannini.
Tuttavia, chi lo conobbe ricorda soprattutto la sua attenzione personale verso gli studenti.
Non coltivava il prestigio accademico come forma di potere. Preferiva invece il dialogo, la discussione e la crescita intellettuale condivisa.
🔵 Curiosità: Federico Caffè e Mario Draghi
L’ex presidente della Banca Centrale Europea e del Consiglio dei ministri Mario Draghi fu tra gli allievi di Federico Caffè alla Sapienza. Draghi ha ricordato più volte il professore come una figura decisiva della propria formazione.
Il legame con Pescara e l’Abruzzo
Pur costruendo la carriera a Roma, Federico Caffè non recise mai il rapporto con le proprie radici.
Il suo nome resta profondamente legato a Pescara, città che gli ha dedicato una strada e dove si trova anche l’aula magna della facoltà di Economia dell’Università “Gabriele d’Annunzio” a lui intitolata.
La sua vicenda si inserisce nella lunga storia dei personaggi pescaresi che hanno lasciato un segno nazionale, accanto a figure della cultura e dell’intellettualità abruzzese.
Del resto, il Novecento pescarese non fu soltanto sviluppo urbano e ricostruzione dopo la guerra. Fu anche un periodo di fermento culturale e sociale che vide emergere studiosi, scrittori e protagonisti della vita pubblica.
La misteriosa scomparsa del 1987
La parte più enigmatica della biografia di Federico Caffè riguarda la sua sparizione.
Nel 1987 aveva 73 anni e da poco aveva lasciato l’insegnamento per raggiunti limiti d’età.
Il pensionamento lo colpì profondamente.
Alcuni amici e allievi raccontarono un uomo segnato da dolori personali e da un crescente senso di solitudine. Negli anni precedenti erano morti la madre, persone a lui molto vicine e alcuni allievi particolarmente amati, tra cui Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985.
Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1987, Federico Caffè uscì dalla propria abitazione romana di via Alberto Cadlolo.
Da allora non fu più ritrovato.
Sul comodino lasciò:
- documenti
- orologio
- occhiali
- il libro La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia.
Da quel momento si moltiplicarono le ipotesi.
Secondo alcuni familiari si trattò di un gesto volontario accuratamente preparato. Altri parlarono di un possibile suicidio. C’è poi chi immaginò un allontanamento volontario, forse in convento, evocando il parallelo con Ettore Majorana.
Nessuna teoria, tuttavia, trovò conferme definitive.
Nel 1998 il tribunale di Roma ne dichiarò la morte presunta.
Il mistero resta ancora aperto.
L’eredità culturale di Federico Caffè
A quasi quarant’anni dalla scomparsa, Federico Caffè continua a essere una figura centrale nel dibattito economico italiano.
Molte istituzioni portano oggi il suo nome:
- la Scuola di Economia di Roma Tre
- biblioteche e aule universitarie
- strade e spazi pubblici
- sedi sindacali.
Ogni anno, inoltre, economisti e studiosi organizzano lezioni e incontri dedicati alla sua eredità culturale.
Il motivo di questa memoria duratura non riguarda soltanto il valore scientifico delle sue opere.
Caffè continua a parlare al presente perché difese un’idea di economia fondata sulla dignità del lavoro e sulla protezione sociale.
In un’epoca segnata da crisi economiche, precarietà e disuguaglianze, il suo pensiero mantiene infatti una sorprendente attualità.
Conclusione
Federico Caffè fu molto più di un economista.
Fu un intellettuale capace di leggere i numeri senza dimenticare le persone. Nato in una Pescara ancora giovane, portò nella grande discussione economica italiana un’attenzione costante verso i ceti più fragili.
La sua scomparsa resta uno dei misteri irrisolti del Novecento italiano. Tuttavia, oltre il silenzio e le ipotesi, rimane soprattutto l’eredità di un professore che considerava l’economia uno strumento di giustizia sociale.
FAQ – Domande frequenti su Federico Caffè
Chi era Federico Caffè?
Federico Caffè fu un economista e docente universitario nato a Pescara nel 1914, tra i principali divulgatori del pensiero keynesiano in Italia.
Perché Federico Caffè è importante?
È ricordato per gli studi sul welfare e sulle politiche sociali, oltre che per avere formato generazioni di economisti italiani.
Federico Caffè era legato a Pescara?
Sì. Nato a Pescara, mantenne sempre un forte legame con la città, che oggi gli dedica una via e riconoscimenti istituzionali.
Che fine fece Federico Caffè?
Scomparve misteriosamente nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1987 a Roma. Non venne mai ritrovato.
Mario Draghi fu davvero suo allievo?
Sì. Mario Draghi studiò con Federico Caffè alla Sapienza di Roma e lo ha ricordato come uno dei maestri più influenti della sua formazione.



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