Gabriele Pepe: militare, patriota e intellettuale del primo Risorgimento
Introduzione
Tra le figure meno ricordate ma più intense del Risorgimento italiano compare Gabriele Pepe, ufficiale dell’esercito napoletano, patriota e uomo di cultura nato a Civitacampomarano nel 1779. La sua vita attraversò rivoluzioni, guerre napoleoniche, esilio e battaglie politiche nel Regno delle Due Sicilie. Tuttavia, Pepe non fu soltanto un militare. Fu anche poeta, storico e protagonista di quel fermento culturale che anticipò l’idea di un’Italia unita. La sua vicenda si intreccia con la storia del Mezzogiorno e con il lungo percorso che avrebbe portato al Risorgimento.
Le origini di Gabriele Pepe e la formazione rivoluzionaria
Gabriele Pepe nacque a Civitacampomarano il 7 dicembre 1779, all’interno della nobile famiglia Pepe. Era figlio di Carlo Marcello Pepe e di Angela Maria Cuoco, parente dello scrittore e pensatore Vincenzo Cuoco, con il quale mantenne un legame umano e culturale molto stretto.
L’ambiente familiare fu segnato presto dalle tensioni politiche dell’epoca. Nel 1794 perse la madre e, poco dopo, il padre venne arrestato con l’accusa di giacobinismo. Successivamente fu imprigionato a Lucera e costretto all’esilio in Francia.
Questi eventi influenzarono profondamente il giovane Pepe. Per questo motivo, nel 1797 entrò nell’esercito napoletano come alfiere nel reggimento Abruzzo II, scegliendo una strada che avrebbe unito carriera militare e ideali politici.
La rivoluzione del 1799 e l’esilio in Francia
Il 1799 rappresentò un anno decisivo per la storia del Mezzogiorno e per la biografia di Pepe. Durante la rivoluzione della Repubblica Napoletana, partecipò agli scontri di Benevento e Portici.
Ferito e arrestato, fu rinchiuso nelle carceri della Vicaria a Napoli e condannato a morte. Tuttavia, la giovane età gli salvò la vita: la sentenza venne commutata nell’esilio.
Nel frattempo, la sua famiglia subì pesanti conseguenze. La casa dei Pepe a Civitacampomarano venne assalita dalle truppe sanfediste guidate dal cardinale Ruffo.
Partito verso Marsiglia per raggiungere il padre, Gabriele scoprì però che quest’ultimo era morto prima del suo arrivo.
Con Napoleone attraverso le Alpi
Rimasto senza punti di riferimento familiari, Pepe scelse di unirsi alle truppe francesi di Napoleone Bonaparte.
Nel maggio del 1800 attraversò il Gran San Bernardo, partecipando alla grande campagna militare napoleonica. Questa esperienza lasciò un segno duraturo nella sua visione politica e militare.
Successivamente visse a Milano insieme al cugino Vincenzo Cuoco. Qui entrò in contatto con ambienti culturali vivaci e maturò interessi letterari e scientifici.
Nel 1802 rientrò nel Mezzogiorno e si dedicò agli studi. Inoltre, compose uno dei suoi primi lavori di rilievo dedicato al terremoto che nel 1805 colpì l’area sannitica.
La carriera militare tra Spagna e Regno di Napoli
Dal 1807 al 1811 Gabriele Pepe prese parte alla campagna napoleonica in Spagna.
Durante questo periodo scrisse il Galimatias, diario militare che unisce osservazioni personali e riflessioni storiche. Inoltre si distinse per coraggio e disciplina, ottenendo la promozione a capo battaglione e aiutante del generale Francesco Pignatelli, principe di Strongoli.
Servì dapprima Giuseppe Bonaparte e successivamente Gioacchino Murat, osservando da vicino le riforme introdotte nel Regno di Napoli.
Nel 1815 partecipò agli eventi seguiti al Proclama di Rimini, promosso da Murat nel tentativo di favorire un moto nazionale italiano. Ferito a Macerata, riuscì comunque a rientrare a Civitacampomarano, dove ricevette la promozione a colonnello.
Questa fase storica si collega al clima politico che interessò gran parte dell’Italia centrale e meridionale, anticipando i movimenti risorgimentali che avrebbero cambiato il Paese.
Curiosità
Gabriele Pepe fu anche uomo di lettere e di musica.
Durante gli anni della maturità amava dedicarsi alla scrittura e al violino. Inoltre frequentò ambienti culturali di primo piano, diventando collaboratore della rivista Antologia e socio dell’Accademia dei Georgofili.
Deputato e patriota del 1820
Tra il 1817 e il 1819 Pepe svolse incarichi militari in Calabria. Tuttavia continuò a coltivare gli studi e a partecipare a circoli intellettuali.
Nel 1820, durante i moti costituzionali del Regno di Napoli, venne eletto deputato per il Molise nel parlamento napoletano.
L’esperienza parlamentare durò poco. Infatti la restaurazione borbonica cancellò rapidamente le aperture costituzionali e colpì duramente i protagonisti del movimento liberale.
L’esilio e il celebre duello con Lamartine
Con il ritorno dell’assolutismo borbonico, Gabriele Pepe venne nuovamente arrestato e mandato in esilio a Brünn, in Moravia.
Visse anni difficili e di ristrettezze economiche insieme ad altri patrioti, tra cui Pietro Colletta.
Dal 1823 gli fu consentito di trasferirsi a Firenze. Questo periodo risultò decisivo per la sua affermazione culturale. Frequentò infatti il Gabinetto Vieusseux, l’Accademia dei Georgofili e personalità come Giacomo Leopardi, Antonio Ranieri, Alessandro Manzoni, Carlo Troya e Carlo Poerio.
Nel 1826 il suo nome divenne noto anche per un episodio singolare. Offeso da alcuni versi del poeta francese Alphonse de Lamartine, che definivano l’Italia terra dei morti, Pepe lo sfidò a duello.
Lo scontro avvenne il 19 febbraio e si concluse con un lieve ferimento al braccio del poeta francese.
Il ritorno e gli ultimi anni
Nel 1836 tornò stabilmente a Civitacampomarano. Tuttavia continuò a trascorrere lunghi periodi a Napoli, sempre controllato dalla polizia borbonica.
Con i moti del 1848 venne nominato Capo di Stato Maggiore della Guardia Nazionale con il grado di generale. Coordinò la riorganizzazione militare seguita alla nuova costituzione concessa da Ferdinando II.
Fu eletto ancora deputato, ma non riuscì a fermare le tensioni politiche che attraversavano Napoli.
Dopo lo scioglimento del parlamento, amareggiato e stanco, tornò nel paese natale.
Morì il 26 luglio 1849.
La memoria di Gabriele Pepe oggi
La figura di Gabriele Pepe conserva un posto importante nella memoria storica del Mezzogiorno e del primo Risorgimento.
Fu sepolto nella chiesa di San Giorgio a Civitacampomarano, anche se le sue spoglie andarono successivamente disperse in circostanze controverse.
Ancora oggi Campobasso lo ricorda con una statua nella piazza che porta il suo nome.
La sua vicenda mostra come il percorso verso l’unità italiana sia stato costruito anche da uomini meno celebri ma profondamente coinvolti nelle battaglie civili e culturali dell’Ottocento.
FAQ – Domande su Gabriele Pepe
Chi era Gabriele Pepe?
Gabriele Pepe fu un militare, patriota e letterato nato a Civitacampomarano nel 1779, protagonista delle vicende politiche del Regno di Napoli e del primo Risorgimento.
Gabriele Pepe combatté con Napoleone?
Sì. Dopo l’esilio del 1799 si arruolò nelle truppe francesi e partecipò alla campagna napoleonica attraversando il Gran San Bernardo.
Perché Gabriele Pepe andò in esilio?
Fu esiliato dopo la restaurazione borbonica seguita ai moti costituzionali del 1820, a causa delle sue idee liberali e del suo ruolo politico.
È vero che sfidò Lamartine a duello?
Sì. Nel 1826 sfidò il poeta francese Lamartine per difendere l’onore dell’Italia dopo alcuni versi ritenuti offensivi.
Dove si trova il monumento a Gabriele Pepe?
Un monumento dedicato a Gabriele Pepe si trova a Campobasso, nella piazza che porta il suo nome.



Commento all'articolo