Due città, un fiume, una sola storia: come nacque Pescara capoluogo

La nascita di Pescara come capoluogo di provincia è una storia che pochi conoscono fino in fondo. Il 2 gennaio 1927, con il Regio Decreto n. 1, due città rivali e orgogliose — separate da 120 anni di divisione e da un fiume — smisero di combattersi e diventarono una sola. Pescara, quella antica sulla sponda sud, e Castellammare Adriatico, quella più giovane a nord. La provincia di Pescara, la quarta e più piccola d’Abruzzo, nasceva in quel momento. E con essa, la città che oggi è il capoluogo di fatto della regione.
Le due sponde: una storia di rivalità
Per capire il 1927 bisogna tornare indietro di oltre un secolo. Fino al 1807 le due comunità sulle opposte rive del fiume Pescara formavano un unico organismo, anche se con caratteri diversi. Poi, con la riforma amministrativa voluta da Giuseppe Bonaparte, Castellammare Adriatico divenne comune autonomo. Da quel momento le due città crebbero separate, rivali in tutto: politica, commercio, identità.
La rivalità non era solo simbolica. Nei primi anni del Novecento le classi dirigenti di entrambe le città si fronteggiavano su ogni questione pubblica. Anche il più piccolo progetto condiviso, dal tram a cavallo all’ospedale, diventava campo di battaglia. Eppure, l’economia tirava forte su entrambe le sponde. Il censimento del 1927 avrebbe di lì a poco confermato una crescita demografica dell’area pescarese del 61,3% nei primi due decenni del Novecento: il triplo rispetto a Chieti, quattro volte di più dell’Aquila.
Il decreto che cambiò tutto
La svolta arrivò con il fascismo. Giacomo Acerbo, potente politico abruzzese e ministro nel governo Mussolini, spingeva da anni per l’elevazione della sua terra a capoluogo. E Gabriele D’Annunzio, il Vate pescarese per eccellenza, era un alleato prezioso. Il 16 dicembre 1926, Mussolini gli telegrafò: «Oggi ho elevato la tua Pescara a capoluogo di provincia. Te lo comunico perché credo ti farà piacere. Ti abbraccio».
A Castellammare non la presero bene. Ci furono proteste, tafferugli. Il 12 dicembre il console della Milizia Ettore Giannantonio emise un bando che comminava pene severe a chiunque sobillasse la popolazione. La decisione, si spiegava, andava accettata con entusiasmo.
Il 2 gennaio 1927 fu firmato il decreto. L’articolo 4 era lapidario: «Il comune di Castellammare Adriatico è unito a quello di Pescara». Il 12 gennaio 1927, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la nuova città nacque ufficialmente. Venne coniata una medaglia d’oro con la dedica «Al duce d’Italia la Provincia di Pescara riconoscente». Mussolini non la ricevette mai.
La nuova provincia e la costruzione della città moderna
La provincia di Pescara fu ricavata togliendo territori alle province di Chieti, Teramo e L’Aquila. Quarantasei comuni, 1.230 chilometri quadrati: la più piccola regione d’Abruzzo. Ma già la più dinamica. Subito dopo l’unificazione cominciò la costruzione della nuova città: il Palazzo del Governo in piazza Italia, progettato da Vincenzo Pilotti con la sua facciata in pietra bianca e le sculture di Guido Costanzo che rappresentano mare, fiume, agricoltura e miniera. Poi l’ospedale Santo Spirito, le scuole (tra cui il liceo classico Gabriele D’Annunzio), i mercati, le sedi di tutte le pubbliche amministrazioni.
Pescara era moderna per vocazione. Era già stata tra le prime città italiane a ospitare un aereo in volo (1910), aveva lanciato la Coppa Acerbo automobilistica nel 1924, aveva assistito al volo del primo elicottero della storia progettato da Corradino D’Ascanio nel 1926. Il capoluogo si candidava a diventare la città più avanzata del medio Adriatico.
La guerra e la rinascita
La seconda guerra mondiale colpì Pescara duramente. I bombardamenti alleati del 1943 rasero al suolo circa l’80% dell’abitato. Ma la rinascita fu quasi immediata: negli anni ’50 e ’60 la città registrò il più alto tasso di crescita edilizia d’Italia. Si espanse verso nord, verso Montesilvano, verso sud, verso Francavilla al Mare, e lungo la valle del Pescara. In pochi decenni diventò il capoluogo commerciale, finanziario e culturale di tutta la regione.
Oggi Pescara è il comune più densamente popolato d’Abruzzo, con circa 120.000 abitanti in soli 33 chilometri quadrati. Una città giovane nell’anagrafe, meno di cent’anni di vita ufficiale, ma con radici antichissime, che risalgono all’Aternum romana e alla fortezza borbonica. Una città nata da una divisione, cresciuta nonostante una guerra, diventata grande grazie a chi non ha mai smesso di guardare avanti.
📦 Curiosità storica
Nel febbraio del 1928 al Comune di Pescara fu unito anche quello di Spoltore. Il comune recuperò la propria autonomia solo nel 1947, dopo la fine del regime fascista.
🔵 Cosa resta oggi
Il Palazzo del Governo in piazza Italia, costruito nel 1927 su progetto di Vincenzo Pilotti, è ancora oggi sede della Prefettura. La sua facciata in pietra bianca e le sculture di Guido Costanzo sono il simbolo visivo della nascita della provincia. Il Salone dei Marmi conserva i busti di D’Annunzio e Michetti.
FAQ
Quando nasce ufficialmente Pescara come città?
La data ufficiale è il 12 gennaio 1927, quando il decreto di unificazione del 2 gennaio fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento Castellammare Adriatico e Pescara diventarono un unico comune e capoluogo di provincia.
Chi promosse la nascita della provincia di Pescara?
I promotori principali furono Giacomo Acerbo, ministro abruzzese nel governo Mussolini, e il poeta Gabriele D’Annunzio, il cui prestigio fu determinante per l’ottenimento del riconoscimento.
Perché le due città erano rivali?
Separate amministrativamente dal 1807 per volere di Giuseppe Bonaparte, le due comunità sulle sponde opposte del fiume Pescara svilupparono identità distinte e rivalità profonde su ogni questione politica, economica e sociale.
Quanti comuni conta oggi la provincia di Pescara?
La provincia di Pescara conta 46 comuni su una superficie di circa 1.230 chilometri quadrati, ed è la più piccola delle quattro province abruzzesi, ma la più densamente popolata.



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