11 febbraio 1944

11 febbraio 1944 a Pescara: la fucilazione dei nove partigiani della Banda Palombaro nella cava di Colle Pineta


INTRODUZIONE

L’11 febbraio 1944 rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia di Pescara durante la Seconda Guerra Mondiale.
La città, già devastata dai bombardamenti del 1943, era sotto occupazione tedesca e quasi completamente svuotata.
Proprio in quel contesto, nove giovani partigiani furono giustiziati in una cava d’argilla a Colle Pineta.
Una storia di coraggio, tradimento e memoria che ancora oggi segna l’identità della città.


I nove martiri: nomi e identità

I giovani fucilati appartenevano alla formazione partigiana Banda Palombaro.
I loro nomi sono:

  • Pietro Cappelletti
  • Nicola Cavorso
  • Aldo Grifone
  • Alfredo Grifone
  • Massimo Beniamino Di Matteo
  • Raffaele Di Natale
  • Stelio Falasca
  • Aldo Sebastiani
  • Vittorio Mannelli

Avevano tra i 17 e i 30 anni.
Non erano soldati di carriera. Tuttavia, decisero di opporsi all’occupazione nazifascista, consapevoli dei rischi.
Per questo motivo, la loro scelta rappresenta uno degli esempi più forti della Resistenza abruzzese.


La Banda Palombaro: una Resistenza spesso dimenticata

La Banda Palombaro nacque a Chieti il 9 settembre 1943, subito dopo l’armistizio di Cassibile.
In quel momento, infatti, l’Italia si trovò improvvisamente senza una guida chiara.

Di conseguenza, molti giovani decisero di organizzarsi autonomamente.
Anche questi ragazzi si armarono e iniziarono ad agire tra Chieti e l’area dell’alto pescarese.

Per anni, la Resistenza del Sud è stata meno raccontata rispetto a quella del Nord.
Tuttavia, queste formazioni operarono in condizioni difficilissime, spesso senza supporto e con risorse limitate.


La delazione e l’arresto

Tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944, i partigiani furono catturati.
La causa fu una delazione, uno degli aspetti più dolorosi della guerra civile italiana.

Successivamente, vennero rinchiusi nel carcere di San Francesco a Chieti.
Qui subirono torture e interrogatori.

Inoltre, gli arresti furono coordinati dalla squadra fascista guidata da Mario Fioresi.
Questo segnò l’inizio della fase più tragica della loro vicenda.


Il processo: una decisione già scritta

Il processo si svolse tra il 9 e il 10 febbraio 1944 nella sala del consiglio comunale di Chieti.
Si trattò, di fatto, di un processo farsa.

Dodici imputati furono inizialmente condannati a morte.
Tuttavia, grazie all’intervento dell’arcivescovo Giuseppe Venturi e del podestà Alberto Gasparri, tre di loro ottennero la grazia:

  • Guido Grifone
  • Floriano Finore
  • Giovanni Potenza

La pena fu commutata in lavori forzati in Germania.

Per gli altri nove, invece, la condanna restò invariata.


Il gesto di Alfredo Grifone

Tra i condannati, emerge la figura di Alfredo Grifone.
Nato a Chieti nel 1920, era un operaio meccanico.

Durante la prigionia, si assunse tutte le responsabilità nel tentativo di salvare i compagni.
Tuttavia, questo gesto non cambiò il destino del gruppo.

La sua scelta, però, resta uno dei momenti più intensi di questa storia.
Per questo motivo, gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.


L’11 febbraio 1944: la fucilazione

Nel primo pomeriggio dell’11 febbraio 1944, i nove giovani furono portati in una cava d’argilla a Colle Pineta.

L’esecuzione avvenne uno alla volta.
Questo dettaglio rende l’evento ancora più drammatico.

Ogni partigiano assistette alla morte dei compagni prima del proprio turno.
Nonostante ciò, non risultano cedimenti o collaborazioni.

Dopo la fucilazione, i corpi furono gettati in fosse scavate rapidamente nel terreno.


La riesumazione e il ritorno alla città

Per mesi, le famiglie non seppero dove fossero i corpi.
Solo grazie a testimoni nascosti, fu possibile individuare il luogo della sepoltura.

Nell’estate del 1944, dopo la liberazione della città, i corpi furono riesumati.
Finalmente, i familiari poterono dare loro una sepoltura dignitosa.

Il funerale rappresentò il primo momento pubblico di memoria della Resistenza pescarese.


La memoria oggi: la scuola “11 febbraio 1944”

Dal 1998, una scuola primaria di Pescara porta il nome “11 febbraio 1944”.
Si trova proprio nella zona di Colle Pineta.

Ogni anno, gli studenti diventano Custodi della memoria.
Inoltre, partecipano attivamente alle cerimonie commemorative.

I familiari hanno donato documenti e fotografie.
Un gesto simbolico molto forte è quello di Floriano Finore, che affidò agli studenti la sua croce di guerra.

Durante il 25 aprile, le celebrazioni cittadine iniziano proprio da qui.
Questo rende la memoria parte viva della comunità.


BOX RIASSUNTIVO

I nove martiri di Colle Pineta — 11 febbraio 1944

I nomi:
Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Alfredo Grifone, Aldo Grifone, Aldo Sebastiani, Vittorio Mannelli

La cronologia:
📅 9 settembre 1943: nascita della Banda Palombaro
📅 13 gennaio – 3 febbraio 1944: arresti su delazione
📅 9-10 febbraio 1944: processo a Chieti
📅 11 febbraio 1944: fucilazione a Colle Pineta
📅 Estate 1944: riesumazione dei corpi
📅 1998: intitolazione della scuola

La memoria oggi:
Scuola primaria “11 febbraio 1944”
Cippo commemorativo
Cerimonie del 25 aprile
Alfredo Grifone: medaglia d’oro al valor militare



FAQ – 11 febbraio 1944 a Pescara: domande e risposte

Chi erano i partigiani fucilati l’11 febbraio 1944?
Erano nove giovani della Banda Palombaro, tra i 17 e i 30 anni, provenienti dall’area teatina.

Come furono catturati?
Furono arrestati tra gennaio e febbraio 1944 a causa di una delazione e rinchiusi a Chieti, dove subirono torture.

Dove avvenne la fucilazione?
Nella cava d’argilla di Colle Pineta, a Pescara.

Ci furono sopravvissuti?
Sì, tre partigiani furono graziati e deportati in Germania ai lavori forzati.

Come viene ricordata oggi questa storia?
Attraverso una scuola intitolata alla data, cerimonie annuali e attività educative dedicate alla memoria.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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