Ratafià abruzzese: storia, tradizione e preparazione del liquore alle amarene

Introduzione

Il ratafià abruzzese è uno dei liquori più caratteristici della tradizione regionale.
Si tratta di una bevanda dolce ottenuta da amarene, zucchero e vino rosso, spesso prodotto con uve di Montepulciano d’Abruzzo.

Ancora oggi la sua preparazione segue metodi antichi tramandati nelle famiglie contadine.
Proprio per questo motivo il ratafià non è solo un liquore, ma anche una testimonianza della cultura gastronomica dell’Abruzzo.


Cos’è il ratafià

Il termine ratafià (o ratafia, rattafia) indica un liquore ottenuto dall’infusione di frutta e alcol.

Questa bevanda è diffusa in diverse aree europee, in particolare in:

  • Italia
  • Spagna
  • Francia
  • Svizzera

Tuttavia, ogni territorio ha sviluppato una propria ricetta tradizionale.
Infatti, mentre in alcune regioni si utilizzano noci o altri ingredienti, in Abruzzo il protagonista assoluto è il frutto dell’amarena.


Il ratafià nella tradizione abruzzese

In Abruzzo, il ratafià è considerato un prodotto agroalimentare tradizionale italiano (PAT).

La ricetta tipica prevede tre ingredienti principali:

  • amarene mature
  • zucchero
  • vino rosso, spesso di Montepulciano

Il risultato è un liquore dal colore rosso intenso, con profumo di frutti di bosco e un gusto dolce ma equilibrato.

Inoltre, la gradazione alcolica può variare:

  • 7-14% vol. nella versione più leggera
  • 20-22% vol. quando viene aggiunto alcol puro

Per questo motivo il ratafià è spesso consumato come liquore da fine pasto, soprattutto nelle occasioni conviviali.


Come si prepara il ratafià

La preparazione del ratafià segue un procedimento semplice ma richiede tempo.

1. Macerazione delle amarene

Le amarene vengono inserite in recipienti di vetro insieme allo zucchero.

Successivamente il contenitore viene esposto al sole per circa 30 giorni.
Durante questo periodo, infatti, la frutta rilascia lentamente il proprio succo.

2. Aggiunta del vino rosso

Dopo la prima macerazione si aggiunge vino rosso Montepulciano.

A questo punto il composto viene lasciato macerare per almeno un altro mese, agitandolo periodicamente.

In alcune ricette tradizionali il processo può durare anche cinque o sei mesi.

3. Filtrazione e imbottigliamento

Infine il liquore viene filtrato e imbottigliato.

Talvolta viene aggiunto alcol alimentare per aumentare la gradazione.

Il ratafià viene solitamente consumato giovane, perché conserva meglio la freschezza degli aromi di amarena.


BOX INFORMATIVO

In breve: il ratafià abruzzese

✔ Liquore tradizionale a base di amarene
✔ Preparato con vino rosso Montepulciano
✔ Colore rosso intenso e profumo di frutti di bosco
✔ Ricetta contadina tramandata da generazioni
✔ Riconosciuto tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani


Origine del nome ratafià

L’origine del nome è oggetto di diverse interpretazioni.

Secondo una tradizione popolare, deriverebbe dall’espressione latina “Pax rata fiat”, cioè “sia ratificata la pace”.

In passato, infatti, questo liquore veniva bevuto per celebrare accordi o contratti, spesso al termine di trattative commerciali.

In modo più semplice, quindi, il ratafià era una bevanda simbolica utilizzata per sancire un’intesa tra le parti.


Varianti del ratafià in Europa

Sebbene il ratafià abruzzese sia preparato con amarene, esistono altre varianti.

Ad esempio:

  • in Catalogna e nel Cantone Ticino il ratafià viene preparato con noci verdi macerate nella grappa
  • in alcune zone alpine, invece, si utilizzano ciliegie nere

Questo dimostra come una stessa bevanda abbia sviluppato tradizioni molto diverse a seconda del territorio.


Il ratafià nella cultura e nella letteratura

Nel corso del tempo il ratafià è entrato anche nella cultura popolare.

Il liquore viene citato, ad esempio:

  • nella celebre opera La Bohème
  • nel romanzo Le anime morte
  • nella canzone Diavolo Rosso

Queste citazioni dimostrano quanto il ratafià fosse diffuso nella cultura europea dell’Ottocento e del Novecento.


FAQ – Domande frequenti sul ratafià abruzzese

Che sapore ha il ratafià?

Il ratafià ha un sapore dolce e aromatico, con note di amarena e frutti di bosco.

Quanto è alcolico il ratafià?

La gradazione varia generalmente tra 7% e 22%, a seconda della ricetta e dell’eventuale aggiunta di alcol.

Quando si beve il ratafià?

Tradizionalmente viene servito a fine pasto come digestivo, ma può essere gustato anche freddo durante l’estate.

Quanto dura il ratafià?

Se conservato correttamente, il ratafià può mantenersi per diversi mesi o anni, anche se spesso viene consumato giovane.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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