Le prigioni della fortezza di Pescara: storia del Bagno Borbonico e dei patrioti che chiamarono quelle celle “sepolcro dei vivi”

Introduzione

In via delle Caserme, nel cuore di Pescara Vecchia, sorge uno degli edifici più antichi e carichi di storia della città. Oggi è sede del Museo delle Genti d’Abruzzo, ma per secoli queste mura hanno ospitato qualcosa di ben diverso. La Fortezza di Pescara era una delle quattro piazze d’armi principali del Regno di Napoli, costruita nel corso del XVI secolo per volere di Carlo V d’Asburgo. E dentro quelle mura, soprattutto nell’Ottocento, si consumò una delle pagine più buie della storia locale: quella del Bagno Borbonico, la prigione che i detenuti politici descrissero come un “sepolcro dei vivi”.


La fortezza di Carlo V: dalla difesa alla repressione

Prima dell’intervento spagnolo del 1510, Pescara era una cittadina periferica e di scarsa rilevanza all’interno del Regno di Napoli; le opere di difesa erano costituite solamente da una torre a presidio del ponte romano, dal castello e da semplici mura. La costruzione della grande fortezza a stella cambiò tutto: Pescara divenne una piazzaforte militare di primaria importanza, capace di ospitare dalle cento alle settecento unità militari a seconda delle necessità.

Con il passare dei secoli però la funzione militare si affievolì. Agli inizi del XIX secolo, essendo ormai scomparsa la minaccia di nuove azioni belliche, le cortine furono in più punti abbandonate; la struttura delle caserme, utilizzata anche come carcere, fu l’unica a rimanere attiva. Fu così che la fortezza smise di essere uno strumento di difesa e divenne uno strumento di controllo e di punizione.


Il Bagno Borbonico: nasce il carcere politico

I primi documenti che attestano l’esistenza di un bagno penale nella fortezza di Pescara risalgono al 1810, al tempo di Gioacchino Murat. Il termine “bagno penale” derivava dal fatto che le celle, spesso seminterrate, erano soggette a continue infiltrazioni d’acqua dalle aree paludose circostanti, un dettaglio che la rendeva ancora più insalubre e degradante.

Il carcere della struttura, il “Bagno penale borbonico”, diventerà noto per la dura repressione di Gioacchino Murat nel 1806 e più avanti dei moti insurrezionali del 1848: il carcere fu descritto come una vera e propria camera di tortura per gli internati, che spesso morivano di stenti, per le ferite delle torture o per le malattie causate dall’aria malarica proveniente dalle adiacenti aree golenali, all’epoca paludose.


I patrioti risorgimentali: cento vite tra quelle mura

La pagina più drammatica del Bagno Borbonico si scrisse tra il 1850 e il 1860. Nei locali dell’antica caserma di cavalleria della fortezza di Pescara, trasformati nell’Ottocento in Bagno Penale dai Borboni, furono imprigionati dal 1850 al 1860 molti dei maggiori protagonisti abruzzesi del Risorgimento, il grande movimento di pensiero e di azione che condusse alla nascita dell’Italia Unita.

I numeri raccontano una storia di repressione spietata. I galeotti politici che espiarono la condanna nel bagno penale di Pescara dopo le vicende rivoluzionarie del 1848 e fino all’arrivo delle truppe Piemontesi furono in totale 100, quasi tutti giovani fra i venti ed i trentacinque anni. Di questi 35 erano abruzzesi. Coloro che scontarono la pena interamente nel carcere di Pescara furono 39; ben 18, quasi uno su due, vi morirono in catene e di questi ultimi 12 furono abruzzesi.

In questo carcere, i detenuti venivano incatenati in coppia e messi insieme, per aggravio di pena, ai detenuti per reati comuni. Una delle misure di umiliazione più crudeli, essere accomunati ai criminali comuni era considerato una degradazione insopportabile per chi si batteva per ideali di libertà.

Tra i detenuti più illustri vi fu Clemente de Caesaris, che dopo le insurrezioni dei “martiri Pennesi” del 1837 descrisse le celle pescaresi con una definizione che rimase impressa nella storia: “sepolcro dei vivi”.


Il disastro del 1853: l’alluvione che uccise i detenuti

La natura si aggiunse alla crudeltà umana. Nel 1853 una piena del fiume Pescara allagò la struttura provocando numerose vittime fra i carcerati. Le celle seminterrate si riempirono d’acqua e molti dei detenuti, incatenati e incapaci di fuggire, perirono annegati o per assideramento. Fu uno degli episodi più tragici della storia pescarese, rimasto a lungo nella memoria collettiva della città.

Nel 1865 il carcere di via delle Caserme fu decimato da un’epidemia di colera, causata dalle pessime condizioni igieniche dei detenuti. Le due catastrofi, l’alluvione e il colera si sommarono a dipingere un quadro di sofferenza sistematica difficile da immaginare.


BOX AZZURRO

Il Bagno Borbonico di Pescara — dati storici La fortezza: costruita da Carlo V nel XVI secolo, una delle 4 piazze d’armi del Regno di Napoli Primo bagno penale: attestato dal 1810 (epoca di Gioacchino Murat) Detenuti politici (1850-1860): 100 patrioti risorgimentali, quasi tutti tra i 20 e i 35 anni Oggi: sede del Museo delle Genti d’Abruzzo (dal 1982) Dove: Via delle Caserme, Pescara Vecchia


Da prigione a museo: la rinascita delle mura borbonicke

Dopo l’Unità d’Italia la fortezza iniziò a essere progressivamente smantellata. Bastioni e cortine vennero abbattuti per favorire lo sviluppo urbano, e le caserme rimasero l’unica struttura superstite. Per decenni l’edificio rimase in uno stato di incerta destinazione, troppo carico di storia per essere ignorato, troppo degradato per essere valorizzato.

Nel 1982 tutti i materiali vennero donati al Comune di Pescara per costituire un’unica istituzione espositiva e di ricerca con il nome di “Museo delle Genti d’Abruzzo”. Oggi le sale del piano inferiore, proprio quelle che un tempo ospitavano le celle del bagno penale, sono dedicate alla storia del Risorgimento in Abruzzo. I visitatori possono attraversare gli stessi corridoi dove i patrioti del 1848 trascorsero anni in catene, leggendo le loro storie sulle pareti e immaginando cosa significasse essere chiamato a testimoniare con la vita la propria fede nella libertà.


Quando visitare il Museo delle Genti d’Abruzzo

Il Museo delle Genti d’Abruzzo in via delle Caserme è aperto al pubblico durante i consueti orari museali. L’ala risorgimentale, quella che occupa il vero e proprio spazio del bagno penale borbonico è una delle sezioni più suggestive e meno conosciute della città. Ogni anno, in prossimità delle celebrazioni del 17 marzo per l’Unità d’Italia, il museo propone visite guidate e spettacoli teatrali site-specific che riportano in vita le storie dei detenuti politici. Un’esperienza che va ben oltre la visita museale tradizionale.


FAQ – Le prigioni della fortezza di Pescara: le domande più frequenti

Cos’era il Bagno Borbonico di Pescara? Era il carcere della fortezza militare di Pescara, costruita da Carlo V nel XVI secolo. Divenne una delle prigioni speciali del regno borbonico per dissidenti politici, tristemente nota per le condizioni disumane di detenzione.

Chi furono i principali detenuti del Bagno Borbonico? Tra il 1850 e il 1860 vi furono rinchiusi cento patrioti risorgimentali, quasi tutti giovani tra i venti e i trentacinque anni, protagonisti dei moti rivoluzionari del 1848. Tra i più noti vi fu Clemente de Caesaris, che descrisse il carcere come “sepolcro dei vivi”.

Perché molti detenuti morirono in carcere? Le cause furono molteplici: le condizioni igieniche disumane, l’aria malsana proveniente dalle zone paludose circostanti, le ferite delle torture. A queste si aggiunsero l’alluvione del 1853 che allagò le celle causando numerosi morti tra i detenuti incatenati e l’epidemia di colera del 1865.

Cosa c’è oggi al posto della fortezza? Della grande fortezza a stella rimane oggi solo la caserma borbonica con l’annesso carcere, in via delle Caserme nel quartiere di Portanuova. Dal 1982 ospita il Museo delle Genti d’Abruzzo, che nell’ala risorgimentale conserva la memoria dei detenuti politici e del Risorgimento in Abruzzo.

Si può visitare il vecchio carcere borbonico? Sì. L’ala risorgimentale del Museo delle Genti d’Abruzzo, che occupa i locali originali del bagno penale, è aperta al pubblico. Periodicamente vengono organizzate visite guidate teatralizzate, chiamate “Bagno Borbonico”, che ricostruiscono la vita carceraria attraverso l’interpretazione di un prigioniero d’epoca.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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