I reperti romani ritrovati a Pescara: le scoperte che riportano alla luce l’antica Aternum

Introduzione

Pescara appare come una città giovane e moderna, costruita in gran parte nel Novecento. Tuttavia, sotto le sue strade, nei sottosuoli dei suoi edifici e lungo le sponde del fiume, si nasconde una città molto più antica. L’antica Aternum, porto romano sull’Adriatico, punto di riferimento per i commerci tra Roma e l’Oriente, giace sepolta sotto il quartiere di Pescara Vecchia. Infatti, a partire dagli anni Novanta, una serie di scavi e ritrovamenti ha cominciato a restituire frammenti concreti di quel passato. Per questo motivo, i reperti romani di Pescara rappresentano oggi uno dei capitoli più affascinanti e ancora poco conosciuti della storia cittadina.


Le origini: cosa era Aternum

Il villaggio ai tempi dei primi contatti con i Romani venne chiamato Vicus Aterni, e successivamente Aternum. In epoca imperiale si usava indicare Pescara anche con il nome di Ostia Aterni, riportata sulla Tabula Peutingeriana, proprio per il ruolo di centro nevralgico delle vie di comunicazione.

Con la dominazione romana il piccolo villaggio si andò strutturando in una vera e propria cittadina. Nel II secolo d.C. raggiunse il massimo sviluppo: furono edificati importanti edifici pubblici e privati, diversi templi, tra cui quello dedicato a Giove Aternio e nella zona del campo Rampigna è stata accertata la presenza di un’estesa necropoli, frequentata fino a tutta la tarda antichità.

Tuttavia, Aternum non raggiunse mai lo status di municipium: non sono stati rinvenuti resti archeologici tipici dei centri romani maggiori quali anfiteatri, terme e teatri. Era una città di porto, commerciale e strategica, non un centro amministrativo di primo piano.


Gli scavi degli anni Novanta: la svolta

Il punto di svolta nella conoscenza di Aternum arrivò con una campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo. Gli estesi scavi condotti a Pescara tra il 1990 e il 1992 restituirono per la prima volta una vasta documentazione archeologica sulle fasi dell’abitato tra età romana e Medioevo, permettendo di individuare l’ubicazione dell’insediamento, di cui si era persa ogni memoria, nell’area di Portanuova.

Lungo il Pescara, al Bagno Borbonico e a Piazza Unione, è stato messo in luce un tracciato viario antico poi ripreso da via delle Caserme, tratto terminale di un antico itinerario naturale che giungeva in città sul crinale della propaggine collinare a sud del fiume. Allineati con la strada erano resti di abitazioni, magazzini e taberne del I secolo a.C. – II d.C. Alcuni di questi resti sono ancora oggi visibili al piano terra del Museo delle Genti d’Abruzzo.


I reperti più importanti ritrovati in città

Il mosaico della Golena Sud

È senza dubbio la scoperta più straordinaria. Il mosaico romano di Pescara è riconducibile all’antico insediamento portuale di Ostia Aterni ed è oggi la più preziosa testimonianza architettonica di epoca romana ritrovata in città.

Le indagini archeologiche hanno permesso di datare la sua realizzazione al II secolo d.C., riscontrandone una lunga frequentazione senza sostanziali modifiche almeno fino al V secolo. Si è ipotizzato che l’edificio che lo ospitava fosse un luogo pubblico, probabilmente legato alle vicine strutture portuali e destinato ai collegi e alle corporazioni di mercanti, imprenditori e armatori. Purtroppo, il mosaico fu ricoperto sotto uno strato di sabbia di tre metri poco dopo il ritrovamento. Nel 2021 la Soprintendenza ha riaperto le indagini diagnostiche per studiarne lo stato di conservazione e pianificarne la futura valorizzazione.

Il pavimento in opus spicatum di Taverna 58

Un altro ritrovamento straordinario si trova nel luogo più inaspettato: la cantina di un ristorante. Durante lavori di ammodernamento nel 1995, nella cantina di Taverna 58 in Corso Manthonè sono stati riportati alla luce un pavimento romano in opus spicatum, la caratteristica tecnica a spina di pesce, con un pozzo suggestivo, e resti di muri di un’abitazione medievale del XIII-XIV secolo. Oggi il pavimento è visibile attraverso una teca di vetro ed è uno di quei dettagli che rendono Pescara Vecchia un museo diffuso a cielo aperto.

Le doliae di via Arapietra e i magazzini delle caserme

In via Arapietra sono stati trovati dolii riferibili a una fattoria romana. Altre tracce sono state trovate negli scavi del 1990-2002 presso la riva sud del Pescara, nell’area golenale delle caserme, evidenziando la presenza di magazzini e taverne del II secolo d.C. e resti romani all’angolo di via Corfinio con via delle Caserme. I dolii erano grandi contenitori in terracotta usati per conservare e trasportare olio, vino e derrate alimentari, testimonianza diretta dei traffici commerciali che attraversavano Aternum.

La struttura fortificata di via delle Caserme

Grandi blocchi in pietra calcarea, successivamente reinterrati, sono stati scoperti nel 2001 dall’archeologo Andrea Staffa, testimoni della presenza di una struttura fortificata all’altezza del ponte D’Annunzio, all’incrocio con via delle Caserme. Si tratta di elementi che confermano come Aternum avesse anche una funzione difensiva, non solo commerciale.

Il culto di Iside e i templi perduti

Nella città esistevano diversi templi, tra cui quello dedicato a Giove Aternio e anche il culto della dea Iside, attestato da due iscrizioni incastonate nel Settecento su un muro nella zona di Rampigna. Inoltre frammenti di un bassorilievo raffigurante la dea egiziana sono emersi recentemente nei pressi del porto canale, sulla sponda nord. La presenza del culto isiaco conferma la vocazione internazionale del porto di Aternum, frequentato da mercanti e marinai provenienti da tutto il Mediterraneo.


BOX

I principali reperti romani di Pescara: dove si trovano

Mosaico della Golena Sud — area golenale riva sud, attualmente non visitabile

Pavimento opus spicatum — Taverna 58, Corso Manthonè (visibile in cantina)

Resti di magazzini romani — piano terra Museo delle Genti d’Abruzzo

Bassorilievo della dea Iside — frammenti conservati

Necropoli del campo Rampigna — area tra ferrovia e via Pesaro

Scavi di riferimento: Soprintendenza Archeologica Abruzzo, 1990-2002


L’eredità oggi: cosa manca e cosa si potrebbe fare

Nonostante la ricchezza dei ritrovamenti, il patrimonio archeologico romano di Pescara rimane in gran parte inaccessibile al pubblico. Per molti decenni le testimonianze del passato di Pescara sono state sistematicamente danneggiate, ignorate o ricoperte dopo brevi saggi archeologici. Il mosaico romano della Golena Sud, i resti del sito di Santa Gerusalemme, le vestigia bizantine e medievali di piazza Unione sono rimaste sottoterra nonostante la piazza sia stata ripavimentata ben due volte dalla loro scoperta.

Tuttavia qualcosa si muove. Una petizione pubblica ha chiesto di trasformare l’area del campo Rampigna nel primo parco archeologico cittadino, e la Soprintendenza ha riavviato le indagini sul mosaico della Golena Sud. Pertanto, nei prossimi anni Pescara potrebbe finalmente restituire alla sua storia romana la visibilità che merita.


FAQ – Archeologia romana a Pescara: le domande più frequenti

Dove si possono vedere i reperti romani di Pescara?

I resti più accessibili si trovano al piano terra del Museo delle Genti d’Abruzzo, nella cantina del ristorante Taverna 58 in Corso Manthonè, con un pavimento romano in opus spicatum visibile attraverso una teca di vetro e in alcune sezioni del centro storico di Pescara Vecchia.

Il mosaico romano della Golena Sud è visitabile?

Al momento non è aperto al pubblico in forma stabile. La Soprintendenza ha riavviato le indagini diagnostiche nel 2021 con l’obiettivo di pianificarne la futura valorizzazione, anche attraverso tecnologie di realtà virtuale e aumentata.

Perché Aternum non era un municipium romano?

Aternum era principalmente un porto commerciale e un nodo viario, non un centro amministrativo di primo piano. Per questo motivo non vennero edificate le grandi strutture tipiche dei municipia romani come anfiteatri, terme pubbliche o teatri in pietra.

Esiste un parco archeologico a Pescara?

Al momento no, ma esiste una proposta concreta, sostenuta anche da una petizione pubblica, per trasformare l’area del campo Rampigna, dove è accertata la presenza di una grande necropoli romana, nel primo parco archeologico della città.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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