I bocconotti abruzzesi: storia, leggenda e ricetta del dolce più autentico della tradizione regionale

Introduzione

Ci sono dolci che raccontano una storia. I bocconotti abruzzesi sono di quelli. Piccoli, fragranti, con un guscio di pasta frolla che cede sotto i denti rivelando un cuore di cioccolato, mandorle e confettura d’uva, questi pasticcini portano con sé secoli di tradizione domestica abruzzese. Infatti, si preparano ancora oggi con le stesse ricette tramandate di generazione in generazione, spesso gelosamente custodite nei quaderni delle nonne. Per questo motivo, mangiare un bocconotto vuol dire entrare in contatto con qualcosa di profondamente autentico.


Le origini: la leggenda di Castel Frentano

La tradizione popolare fa risalire la prima elaborazione di questo dolce alla fine del Settecento, nel territorio abruzzese, a Castel Frentano, in provincia di Chieti. In quel periodo iniziò l’importazione di cioccolato e caffè. Si narra che una domestica, per omaggiare il suo padrone — il marchese Crognale di Castelnuovo, goloso di questi due nuovi prodotti — inventò un dolce che ricordava la tazzina di caffè, realizzando l’esterno con la pasta frolla e riempiendo l’interno con caffè e cioccolato liquidi.

La domestica si accorse però che il ripieno risultava troppo liquido, così aggiunse le mandorle, che nel tempo con altri accorgimenti divennero ingrediente fondamentale della ricetta. Quando il padrone assaggiò il dolce “perfetto” rimase senza parole, tanto che volle dare al dolce il nome di bocconotto, dato che si mangiavano in un sol boccone.

La prima testimonianza ufficiale dei bocconotti abruzzesi compare nel Vocabolario abruzzese del 1930 di Domenico Bielli, che li descrive come: “Buccunotte: pasticcino di forma rotonda con ripieno di miele, crema, cioccolata, panna montata o altro”.

Il bocconotto nella tradizione abruzzese

Nel corso dei secoli il bocconotto è diventato molto più di un semplice dolce. In passato venivano fatti in grandi quantità per festeggiare eventi speciali: cresime, comunioni, matrimoni. Venivano cotti nel forno a legna e si utilizzava un lungo ago per estrarli senza problemi dagli stampini.

Il bocconotto fu immortalato anche in alcune poesie abruzzesi, come Natale del 1921 su parole di Edoardo Di Loreto e nelle poesie di Camillo Di Benedetto, a conferma del ruolo centrale che questo dolce aveva nella vita festiva delle famiglie abruzzesi, soprattutto nel periodo natalizio.

Oggi i bocconotti si trovano tutto l’anno nelle pasticcerie e nei forni della regione, ma il loro momento d’oro rimane il Natale, quando ogni famiglia li prepara secondo la propria ricetta di famiglia. Il Bocconotto di Castel Frentano fa parte dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali abruzzesi, riconoscimento che ne certifica il legame con il territorio.


L’ingrediente segreto: la scrucchiata

Il cuore del bocconotto tradizionale è il ripieno, e al centro del ripieno c’è un ingrediente che pochi conoscono fuori dall’Abruzzo: la scrucchiata. Questa confettura tipicamente abruzzese è a base di uva Montepulciano, uva da vino, i cui grappoli vengono selezionati solo quando sono ben maturi. La scrucchiata si prepara senza l’aggiunta di zucchero. Dal colore violaceo scuro e intenso, il suo sapore mette in perfetto equilibrio una punta di dolce e un sottofondo amarognolo che la rendono speciale.

Tuttavia, nelle versioni più diffuse oggi, la base del ripieno è la confettura di uva, arricchita da frutta secca, un po’ di cioccolato e spezie tipiche del periodo invernale come anice, chiodi di garofano e cannella, condimenti preziosi che un tempo si usavano in piccole dosi solo per i dolci d’occasione.


Le varianti regionali

Come tutti i grandi dolci della tradizione, anche il bocconotto ha decine di varianti. A Montorio al Vomano, ad esempio, la ricetta prevede l’utilizzo dell’olio di oliva per la pasta frolla, e in alcuni ricettari locali si fa riferimento all’aggiunta di un poco di liquore dolce.

Tra le varianti più diffuse ci sono i bocconotti con crema pasticcera aromatizzata al limone o alla cannella, quelli con cioccolato bianco al posto del fondente, oppure quelli con ripieno di sola marmellata di frutta. In alcune ricette storiche compare anche il liquore Aurum — il celebre distillato pescarese — come tocco finale nell’impasto della frolla.


La ricetta tradizionale

Per circa 20-25 bocconotti

Per la pasta frolla all’olio: 500 g di farina 00 — 150 g di zucchero — 4 tuorli d’uovo — 120 ml di olio extravergine d’oliva — scorza di 1 limone grattugiata — 1 cucchiaino di lievito per dolci — 1 pizzico di sale

Per il ripieno: 200 g di cioccolato fondente — 150 g di mandorle tostate e tritate — 150 g di confettura d’uva (o scrucchiata) — 1 cucchiaino di cannella — 2 tuorli d’uovo

Per decorare: zucchero a velo

Procedimento:

Prepara il ripieno sciogliendo il cioccolato a bagnomaria. Nel frattempo unisci in una ciotola le mandorle tritate, la confettura d’uva, la cannella e i tuorli. Aggiungi il cioccolato sciolto e mescola fino a ottenere un composto omogeneo e denso. Lascia raffreddare.

Per la frolla, monta i tuorli con lo zucchero, aggiungi l’olio a filo, la scorza di limone, il lievito e il sale. Incorpora la farina poco a poco fino a ottenere un impasto liscio. Avvolgi nella pellicola e lascia riposare in frigorifero per almeno 30 minuti.

Imburra gli stampini da bocconotto. Stendi la frolla a circa 4 mm di spessore e fodera gli stampini lasciando un bordo. Riempi con un cucchiaio abbondante di ripieno — fermandoti a 5 mm dal bordo. Copri con un disco di frolla e sigilla bene i bordi. Fai un piccolo buchino sulla superficie.

Inforna in forno statico a 180°C per 20-22 minuti, fino a doratura ambrata. Sforna, lascia raffreddare completamente prima di sformarli, poi spolvera con abbondante zucchero a velo.

I bocconotti si conservano in un luogo fresco e asciutto per cinque giorni, idealmente chiusi in una scatola di latta.


FAQ – Bocconotti abruzzesi: le domande più frequenti

Perché si chiamano bocconotti?

Il nome deriva dal fatto che questi dolci sono piccoli abbastanza da poter essere mangiati in un solo boccone. In dialettoabruzzese il termine originale è buccunotte.

Dove sono nati i bocconotti?

La tradizione li fa nascere a Castel Frentano, in provincia di Chieti, alla fine del Settecento. Tuttavia varianti molto simili esistono anche in altre regioni del Sud Italia, in particolare in Puglia e Calabria.

Qual è la differenza tra i bocconotti abruzzesi e quelli pugliesi?

I bocconotti abruzzesi hanno tipicamente la pasta frolla all’olio d’oliva e il ripieno di cioccolato, mandorle e confettura d’uva. Quelli pugliesi, invece, usano spesso il burro nell’impasto e possono avere ripieni diversi come crema pasticcera o marmellata di frutta.

Si possono congelare i bocconotti?

Sì. I bocconotti si possono congelare e scongelare al bisogno, lentamente, fuori dal frigorifero.

Jasmine Triboletti è autrice per Pescara Racconta, portale dedicato alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio pescarese. Nei suoi articoli approfondisce eventi, personaggi e luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità della città e dell’Abruzzo. Pur non essendo originaria di Pescara, nel tempo ha sviluppato un forte legame con la città, fino ad appassionarsi alla sua storia. Attraverso i suoi racconti e approfondimenti, il suo obiettivo è far conoscere Pescara e far innamorare i lettori della sua storia, proprio come è successo a lei.

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