Francesco Paolo Michetti: la vita, le opere e il Cenacolo del pittore che ha dipinto l’anima dell’Abruzzo
Introduzione
C’è un dipinto a Pescara che racconta più di mille parole sulla vita contadina dell’Abruzzo ottocentesco. Si trova al Palazzo della Provincia ed è La figlia di Jorio, opera di Francesco Paolo Michetti, nato a Tocco da Casauria nel 1851 e morto a Francavilla al Mare nel 1929: pittore, fotografo, scultore, inventore e scenografo. In quasi ottant’anni di vita e di lavoro, Michetti ha trasformato l’Abruzzo rurale in materia d’arte di livello internazionale, lasciando un’eredità che ancora oggi si percepisce in ogni angolo della regione. Pertanto, conoscere la sua storia significa capire qualcosa di fondamentale sull’identità culturale abruzzese.
Le origini e la formazione
Nato da una famiglia di umili origini, dopo la prematura scomparsa del padre fu costretto a lavorare. In seguito al nuovo matrimonio della madre, Michetti si trasferì a Chieti, dove frequentò le scuole tecniche, dimostrando subito una spiccata abilità per le arti grafiche, tanto che appena tredicenne inoltrò una domanda di sussidio per poter entrare all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
A Napoli divenne allievo e poi amico del maestro Domenico Morelli. Studia al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli dove apprende la passione per lo studio della natura, di cui rappresentano un esempio significativo le opere dedicate ai paesaggi e ai costumi dell’Abruzzo, come Pastorelle del 1872. Tuttavia la sua curiosità artistica non si limita al naturalismo: in seguito alla conoscenza con l’artista spagnolo Mariano Fortuny, Michetti impara ad apprezzare l’uso del pastello e le influenze esotiche, come si evince da Sposalizio in Abruzzo del 1876 e da Corpus Domini del 1877.
La fama internazionale: il Corpus Domini e l’imperatore tedesco
Il 1877 è l’anno della svolta. La fama internazionale di Michetti si consolidò quando espose a Napoli il capolavoro Corpus Domini, acquistato dall’imperatore Guglielmo II di Germania. Un’opera monumentale che immortalava una processione religiosa abruzzese con una potenza visiva e una precisione etnografica straordinarie.
Dal 1871 al 1876 partecipò ai Salon parigini, esposizioni tra le più prestigiose d’Europa. Tuttavia, nonostante la fama internazionale, Michetti non dimenticò mai le proprie radici. La sua fonte di ispirazione fu sempre e soltanto l’Abruzzo — i suoi riti, i suoi volti, i suoi paesaggi.
Il ritorno in Abruzzo e il Cenacolo di Francavilla
Nel 1883, dopo i successi internazionali, Michetti prese la decisione di tornare in Abruzzo e si stabilì a Francavilla al Mare, dove aveva acquistato un vecchio convento. Questo luogo, che gli amici chiamavano “il Conventino”, divenne il fulcro di un vero e proprio cenacolo artistico, un laboratorio sperimentale dove si tentava di eliminare i confini tra le diverse arti.
Al Cenacolo parteciparono, tra gli altri, lo scultore Costantino Barbella, il compositore Francesco Paolo Tosti, l’antropologo Antonio De Nino e, in particolare, il poeta Gabriele d’Annunzio. L’amicizia con D’Annunzio, conosciuto nel 1880, divenne un legame indissolubile. I due si frequentarono per tutta la vita, collaborando e ispirandosi a vicenda in un sodalizio artistico che ha lasciato tracce profonde nella cultura italiana del primo Novecento.
Carismatico, estroverso e socievole, Michetti fu un grande innovatore sia nell’uso dei colori, sia nella concezione della superficie pittorica — indefinita e quindi invasiva anche della cornice dei quadri, a volte anche dei cristalli protettivi.
La Figlia di Jorio: il capolavoro pescarese
Nel 1895 Michetti presentò a Venezia uno dei suoi capolavori: La figlia di Jorio, concepito in base a un fatto accaduto nel paese natale di Tocco da Casauria — una donna molto bella che si era dispersa ed era stata oggetto di scherni dai locali.
La scena colpì Michetti profondamente. Fu realizzata in poco più di una settimana, ma ideata ben quindici anni prima, forse nel 1883, insieme all’amico D’Annunzio a Tocco da Casauria, dove un giorno d’estate era apparsa correndo sulla piazza una giovane donna scarmigliata inseguita da un gruppo di contadini eccitati dal vino e dal sole. D’Annunzio stesso ricordò così l’episodio: “Tutti e due, d’improvviso, vedemmo irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestiati dal sole e dal vino. Michetti fermò l’attimo nella sua tela ch’è un capolavoro, ed io rielaborai nel mio spirito, per anni, quanto avevo veduto su quella piazzetta. E infine scrissi la tragedia.”
Oggi il dipinto è conservato nell’aula maggiore del Palazzo della Provincia a Pescara, facente parte della Collezione CariChieti.
La fotografia: un linguaggio nuovo
Michetti non fu solo pittore. Fin dal 1871 si interessò alla fotografia, inizialmente solo come procedimento per lo studio dal vero dei soggetti dei suoi quadri, poi anche come nuovo e autonomo mezzo espressivo, avvalendosi di interventi grafici diretti sulle stesse matrici fotografiche.
Michetti non fu solo un pittore di successo: le sue opere erano così richieste da sviluppare un mercato di falsi persino in Germania. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò anche al cinema, realizzando il documentario Volti d’Abruzzo negli anni 1923-1925. Un pioniere, dunque, capace di anticipare i linguaggi visivi del Novecento rimanendo sempre fedele alla sua terra.
L’eredità: il Premio Michetti e il museo
La prima edizione del Premio Michetti si svolse nell’estate del 1947 all’interno del Convento Michetti, con l’obiettivo di premiare il lavoro di pittori locali e nazionali e rilanciare l’immagine di Francavilla, distrutta e piegata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi il premio si svolge ogni estate al Museo Michetti di Francavilla, dove sono conservate le tele colossali Le Serpi e Gli Storpi, tra le opere più potenti del suo catalogo.
A Pescara il legame con Michetti si tocca con mano al Palazzo della Provincia, dove La figlia di Jorio domina una sala intera. Nel 1938 davanti al portone principale del Convento di Francavilla fu eretta una statua in bronzo di Michetti e l’anno successivo tutto il convento venne dichiarato monumento nazionale. Un riconoscimento che sancisce ufficialmente l’importanza di un artista che, con la forza del pennello e dell’obiettivo fotografico, ha restituito al mondo il volto più autentico dell’Abruzzo.
FAQ – Francesco Paolo Michetti: le domande più frequenti
Dove si trova la Figlia di Jorio di Michetti?
Il dipinto è conservato nell’aula maggiore del Palazzo della Provincia a Pescara, facente parte della Collezione CariChieti. È visitabile durante gli orari di apertura degli uffici provinciali.
Cos’era il Cenacolo michettiano?
Era un sodalizio artistico informale che si riuniva nel Convento di Santa Maria del Gesù a Francavilla al Mare, acquistato e abitato da Michetti. Vi parteciparono, tra gli altri, Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella, Matilde Serao ed Eduardo Scarfoglio.
Francesco Paolo Michetti e Vicentino Michetti sono parenti?
No, non hanno legami di parentela. Condividono solo il cognome. Francesco Paolo Michetti era un pittore nato a Tocco da Casauria nel 1851, mentre Vicentino Michetti jr. era uno scultore nato a Calascio nel 1909 — i due non sono imparentati.
Dove si possono vedere le opere di Michetti in Abruzzo?
Le opere principali si trovano al Palazzo della Provincia di Pescara (La figlia di Jorio), al Museo Michetti di Francavilla al Mare (Le Serpi, Gli Storpi), al Museo Barbella di Chieti e al MuNDA de L’Aquila (I Morticelli).
Francesco Paolo Michetti ha mai ricevuto riconoscimenti istituzionali?
Michetti fu nominato Senatore del Regno nel 1909 — uno dei pochi artisti italiani a ricevere tale riconoscimento, a testimonianza del prestigio raggiunto non solo in ambito artistico ma anche nella vita pubblica nazionale.
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