Il terremoto della Marsica del 1915: il giorno in cui l’Abruzzo cambiò per sempre

Introduzione
Il terremoto della Marsica del 1915 fu uno degli eventi più tragici della storia italiana contemporanea. La mattina del 13 gennaio 1915, alle ore 7:52, una violentissima scossa colpì la conca del Fucino e gran parte dell’Italia centrale, devastando città e borghi dell’Abruzzo interno.
Il sisma, conosciuto anche come terremoto di Avezzano, provocò oltre 30 mila vittime e cancellò intere comunità nel giro di pochi secondi. Inoltre, mise in evidenza i limiti dei soccorsi dell’epoca e segnò profondamente la storia sociale e urbanistica della Marsica.
Le radici sismiche della Marsica
La Marsica e il bacino del Fucino sono territori caratterizzati da una forte attività sismica. Infatti, la presenza di faglie attive ha generato terremoti fin dall’antichità.
Documenti storici e studi paleosismologici indicano eventi distruttivi già tra il IV e il VI secolo. Successivamente, altri terremoti interessarono l’area nel 1231, 1315, 1349, 1456, 1703 e 1706.
Anche nei decenni precedenti al 1915 non mancavano segnali di instabilità. Nel 1904, un sisma con epicentro a Rosciolo provocò gravi danni al patrimonio architettonico marsicano. Tuttavia non causò vittime, circostanza che contribuì probabilmente a sottovalutare il rischio.
13 gennaio 1915: la scossa che distrusse Avezzano
La mattina del 13 gennaio 1915, mentre gran parte della popolazione era nelle abitazioni o si preparava alla giornata, la terra tremò con una violenza eccezionale.
La scossa principale raggiunse una magnitudo momento stimata di 7.0 e un’intensità pari all’XI grado della scala Mercalli. L’epicentro fu localizzato nella piana del Fucino.
Il terremoto durò pochi secondi. Tuttavia, bastarono per provocare un disastro senza precedenti.
Le onde sismiche furono avvertite dalla Pianura Padana fino alla Basilicata. Anche Roma subì danni a edifici e chiese, mentre gli effetti interessarono Lazio, Marche e parte della Campania.
Avezzano rasa al suolo
Il centro più colpito fu Avezzano, allora città in piena crescita economica grazie al prosciugamento del lago Fucino.
In pochi istanti il centro urbano venne quasi completamente distrutto. Su circa 13 mila abitanti, morirono oltre 10 mila persone.
Crollarono:
- la collegiata di San Bartolomeo
- il castello Orsini-Colonna
- il teatro Ruggeri
- palazzo Torlonia
- scuole, chiese e edifici pubblici
Morirono anche molte autorità cittadine, tra cui il sindaco Bartolomeo Giffi.
I sopravvissuti rimasero per giorni senza riparo, circondati da macerie e feriti.
In breve: i numeri del terremoto della Marsica
✔ Data: 13 gennaio 1915
✔ Ora: 7:52:43
✔ Magnitudo: 7.0 Mw
✔ Epicentro: Fucino
✔ Intensità: XI Mercalli
✔ Vittime ufficiali: 30.519
✔ Comune più colpito: Avezzano
I soccorsi e i ritardi dello Stato
Il terremoto isolò completamente la Marsica.
Strade e ferrovie risultarono impraticabili a causa di frane e crolli. Inoltre, i mezzi di comunicazione dell’epoca rallentarono la comprensione della tragedia.
Il governo guidato da Antonio Salandra comprese soltanto diverse ore dopo la reale dimensione del disastro. Per questo motivo i primi soccorsi organizzati arrivarono soltanto all’alba del giorno successivo.
Oltre 9 mila tra militari, volontari e operatori della Croce Rossa furono impiegati nelle operazioni di emergenza.
Il coordinamento dei soccorsi ad Avezzano venne affidato al commissario regio Secondo Dezza.
Gli orfani e la tragedia umana
Tra le emergenze più drammatiche ci fu quella degli orfani.
Migliaia di bambini persero genitori e familiari. Per questo motivo intervenne l’Opera Nazionale di Patronato “Regina Elena”, mentre figure come san Luigi Orione si dedicarono personalmente al recupero e alla protezione dei minori superstiti.
Un altro problema enorme riguardò il recupero delle vittime.
Per evitare epidemie, infatti, molti cadaveri vennero sepolti rapidamente in fosse comuni.
Le testimonianze dell’epoca raccontano scenari apocalittici. Lo scrittore marsicano Ignazio Silone, sopravvissuto al sisma, descrisse un paesaggio trasformato in un “mondo nuovo” fatto di polvere e distruzione.
I paesi cancellati dal sisma
Il terremoto non colpì soltanto Avezzano.
Interi borghi della Marsica subirono devastazioni gravissime. Tra i centri quasi completamente distrutti figuravano:
- San Benedetto dei Marsi
- Cappelle dei Marsi
- Gioia dei Marsi
- Pescina
- Ortucchio
- Collarmele
- Morino Vecchio
- Frattura Vecchia
- Albe
- Paterno
Molti paesi antichi non furono mai più ricostruiti nelle sedi originarie.
Questo fenomeno della delocalizzazione, visibile ancora oggi, rappresenta uno degli effetti più evidenti del sisma sulla geografia umana abruzzese.
Come accaduto anche durante i bombardamenti del Novecento che segnarono città costiere come Pescara, la distruzione produsse profonde trasformazioni urbanistiche e sociali nell’intera regione.
Geologia del Fucino e cause del terremoto
Dal punto di vista geologico, il Fucino è una grande depressione tettonica circondata da faglie normali attive.
Il terremoto del 1915 fu generato da movimenti di distensione della crosta terrestre, tipici dell’Appennino centrale.
Gli studiosi registrarono:
- spaccature del terreno
- frane
- vulcanelli di fango
- alterazioni delle acque
- formazione di scarpate di faglia
Inoltre, l’area fu interessata da un lungo sciame sismico. Nei primi sei mesi dopo la scossa principale vennero registrate circa 1.300 repliche.
La ricostruzione della Marsica
La ricostruzione iniziò pochi mesi dopo.
Avezzano venne riprogettata leggermente più a nord rispetto al centro originario e furono costruite le cosiddette casette asismiche, molte delle quali esistono ancora.
Tuttavia il processo fu lento.
In numerosi comuni della Marsica la ricostruzione si protrasse fino agli anni Sessanta. Alcuni centri storici, gravemente danneggiati, rimasero abbandonati.
Tra questi:
- Morino Vecchio
- Lecce Vecchio
- Sperone Vecchio
- Meta Vecchio
- Frattura Vecchia
La tragedia accelerò anche l’evoluzione delle tecniche costruttive antisismiche, modificando profondamente l’urbanistica abruzzese.
Lo sapevi?
Dopo il terremoto, ad Avezzano fu realizzato uno dei più grandi campi di prigionia della Prima guerra mondiale. Circa 15 mila prigionieri austro-ungarici contribuirono a opere pubbliche e interventi di ricostruzione, tra cui la pineta del monte Salviano e infrastrutture cittadine.
Il terremoto nella memoria e nella cultura
Il sisma del 1915 lasciò un segno profondo anche nella cultura italiana.
Ne scrissero e parlarono:
- Ignazio Silone
- Luigi Pirandello
- Gabriele D’Annunzio
- Benedetto Croce
Furono girati film, documentari e reportage fotografici. Inoltre, nel 2015, in occasione del centenario, vennero emessi un francobollo commemorativo e una moneta speciale dedicata alla tragedia e alla rinascita marsicana.
Ancora oggi memoriali, ruderi e monumenti raccontano quella ferita storica che continua a vivere nella memoria collettiva dell’Abruzzo.
FAQ – Domande sul terremoto della Marsica del 1915
Quante vittime causò il terremoto della Marsica del 1915?
Le stime ufficiali parlano di 30.519 morti, anche se alcuni studiosi ipotizzano numeri leggermente superiori.
Dove si trovava l’epicentro del terremoto?
L’epicentro fu localizzato nella piana del Fucino, nel cuore della Marsica abruzzese.
Perché il terremoto è chiamato anche terremoto di Avezzano?
Perché Avezzano fu la città maggiormente devastata e registrò oltre 10 mila vittime.
Esistono ancora paesi distrutti dal sisma?
Sì. Alcuni nuclei storici, come Morino Vecchio o Frattura Vecchia, sono rimasti abbandonati e conservano ancora i segni della distruzione.
Quando terminò la ricostruzione?
In diversi comuni marsicani la ricostruzione si concluse soltanto tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.

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