Il Palazzo delle Poste e Piazza delle Poste a Pescara: storia del capolavoro razionalista di Cesare Bazzani e dei cavalli di bronzo scomparsi
INTRODUZIONE
C’è un episodio poco conosciuto legato al Palazzo delle Poste di Pescara che racconta molto più di quanto sembri. Prima della Seconda guerra mondiale, infatti, la sua facciata era arricchita da due cavalli rampanti in bronzo, poi scomparsi durante l’occupazione tedesca.
Questa vicenda, apparentemente marginale, riflette in realtà il destino di molte opere d’arte in tempo di guerra. Tuttavia, l’edificio è rimasto intatto nella sua imponenza e continua a rappresentare uno dei simboli architettonici più forti della città.
Il contesto urbano: Pescara diventa capoluogo e cambia volto
Il Palazzo delle Poste nasce in un momento preciso della storia cittadina. Nel 1927, infatti, Pescara diventa capoluogo di provincia e ha bisogno di costruire una nuova identità istituzionale.
Per questo motivo, vengono realizzati edifici pubblici capaci di trasmettere solidità, modernità e prestigio.
La scelta di costruire il palazzo lungo Corso Vittorio Emanuele non è casuale. Si tratta dell’arteria principale della città, collegata direttamente alla stazione ferroviaria e al fiume Pescara, in prossimità di Piazza Italia, sede del Municipio.
Di conseguenza, il Palazzo delle Poste entra a far parte di un disegno urbano più ampio che include altri edifici simbolo, contribuendo a definire il volto della Pescara degli anni Trenta.
I cavalli di bronzo: da Forlì a Pescara fino alla scomparsa
Uno degli elementi più affascinanti della storia del palazzo riguarda i due cavalli rampanti in bronzo.
Queste sculture non erano state realizzate originariamente per Pescara. Erano infatti destinate a un edificio postale di Forlì, progettato dallo stesso architetto, ma furono rimosse poco dopo la loro installazione per motivi estetici.
Successivamente, vennero trasferite a Pescara e collocate sulla sommità della facciata.
Le opere, realizzate dallo scultore carrarese Bernardo Morescalchi, raffiguravano un cavallo accompagnato da un messaggero, un simbolo perfettamente coerente con la funzione postale.
Per un certo periodo, questi elementi decorativi resero la facciata del palazzo particolarmente scenografica. Tuttavia, nel settembre del 1943, con l’arrivo delle truppe tedesche, tutto cambiò.
Come accadde in molte città, il metallo venne requisito per sostenere l’industria bellica. I cavalli furono quindi rimossi e probabilmente fusi.
Da quel momento, non si hanno più tracce certe della loro esistenza.
L’architettura: un equilibrio tra razionalismo e classicità
Al di là delle sculture perdute, il Palazzo delle Poste resta uno degli esempi più significativi di architettura razionalista in Abruzzo.
Il progetto è firmato da Cesare Bazzani, architetto attivo soprattutto a Roma e autore di numerosi edifici pubblici.
L’edificio, completato nel 1933, si distingue per l’uso del travertino ascolano, lo stesso materiale impiegato anche in altre opere cittadine.
La facciata è scandita da otto semicolonne a doppia altezza, che creano un ritmo visivo ordinato e imponente.
Inoltre, le grandi finestre ad arco a tutto sesto permettono alla luce di entrare abbondantemente negli ambienti interni.
Il risultato è un equilibrio tra monumentalità e leggerezza, tipico del linguaggio architettonico dell’epoca.
Le opere interne: arte nascosta nel cuore del palazzo
All’interno dell’edificio si conservano opere che molti cittadini non conoscono.
Sulla parete frontale del salone principale si trova un affresco realizzato da Elio D’Epifanio, uno dei pochi esempi di decorazione pittorica pubblica sopravvissuti in città.
Accanto a questo, si possono osservare le 57 formelle in ceramica policroma di Giuseppe Di Prinzio.
Queste opere raccontano scene e allegorie attraverso uno stile decorativo legato alla tradizione abruzzese.
Insieme, rappresentano un patrimonio artistico discreto ma di grande valore.
Il rapporto con Piazza Italia e il cuore istituzionale
Il Palazzo delle Poste si inserisce in un contesto urbano ben definito.
Si trova infatti in corrispondenza di Piazza Italia, dove sorge il Palazzo di Città.
Questa vicinanza non è casuale. Al contrario, risponde a un progetto urbanistico preciso che voleva concentrare gli edifici istituzionali lungo lo stesso asse.
Di conseguenza, Corso Vittorio Emanuele assume un ruolo centrale nella vita amministrativa della città.
Ancora oggi, questo tratto mantiene un carattere più solenne rispetto ad altre zone, proprio grazie alla presenza di questi edifici.
BOX RIASSUNTIVO
Palazzo delle Poste di Pescara — scheda completa
Dove si trova: Corso Vittorio Emanuele II 106, Pescara (angolo Piazza Italia)
Completato: 1933
Architetto: Cesare Bazzani (Roma, 1873–1939)
Materiale: travertino ascolano
Stile: razionalismo italiano con richiami neoclassici
Caratteristiche: 8 semicolonne a doppia altezza, finestre ad arco
Curiosità: due cavalli di bronzo di Bernardo Morescalchi decoravano la facciata, poi requisiti nel 1943
Interni: affresco di D’Epifanio, 57 formelle di Di Prinzio
Ampliamento: 1953 (corpo posteriore)
Riconoscimento: inserito in Le Belle Poste di Franco Maria Ricci
Funzione: sede principale di Poste Italiane a Pescara
FAQ – Palazzo delle Poste Pescara: le domande più cercate
Chi ha progettato il Palazzo delle Poste di Pescara?
L’edificio fu progettato da Cesare Bazzani e completato nel 1933. L’architetto era già noto per importanti opere pubbliche realizzate a Roma.
Cosa c’era sulla facciata prima della guerra?
Due cavalli rampanti in bronzo decoravano la parte superiore dell’edificio. Furono rimossi dai tedeschi nel 1943.
Sono presenti opere d’arte all’interno?
Sì, tra cui un affresco di Elio D’Epifanio e 57 formelle in ceramica realizzate da Giuseppe Di Prinzio.
Perché fu costruito proprio su Corso Vittorio Emanuele?
Perché la zona rappresentava l’asse principale della nuova città capoluogo, collegando stazione, centro e area istituzionale.
Il palazzo è riconosciuto a livello nazionale?
Sì, è inserito nella guida “Le Belle Poste”, dedicata agli edifici storici di Poste Italiane.



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