Fortezza di Pescara: il carcere borbonico dove i patrioti furono “sepolti vivi”

Introduzione
La Fortezza di Pescara è uno dei simboli più forti della storia cittadina. Tuttavia, non fu solo un’opera difensiva. Nel corso dell’Ottocento, infatti, si trasformò in un luogo di repressione durissima.
Qui vennero rinchiusi patrioti risorgimentali in condizioni estreme, tanto da essere definita da uno di loro un vero “sepolcro dei vivi”.
La nascita della Fortezza di Pescara
La fortezza venne costruita nel 1510 per volontà di Carlo V d’Asburgo. Si trattava di una struttura militare imponente, caratterizzata da una pianta pentagonale e sette bastioni.
Per secoli, inoltre, rappresentò uno dei punti strategici più importanti del Regno. Infatti, aveva il compito di difendere la costa adriatica dalle incursioni ottomane.
Proprio per questo motivo, la Fortezza di Pescara fu a lungo considerata un baluardo fondamentale per la sicurezza del territorio.
Da difesa militare a carcere borbonico
A metà Ottocento, però, la sua funzione cambiò radicalmente.
Tra il 1850 e il 1860, sotto il governo borbonico, parte della struttura venne trasformata in carcere.
In particolare, il piano terra della caserma di fanteria fu adattato a celle detentive. Tuttavia, le condizioni erano estremamente dure:
- ambienti umidi e malsani
- forte presenza di malaria
- posizione lungo le golene del fiume Pescara
Questa collocazione, infatti, rendeva le celle vulnerabili alle esondazioni e prive di adeguata ventilazione.
I patrioti del Risorgimento rinchiusi nella fortezza
All’interno della struttura non vennero rinchiusi criminali comuni, ma circa 100 patrioti risorgimentali.
Si trattava di uomini che lottavano per l’Unità d’Italia. Tuttavia, il regime borbonico decise di negar loro qualsiasi riconoscimento politico.
Per questo motivo, i detenuti furono incatenati in coppia con criminali comuni. Non era una misura di sicurezza. Era, piuttosto, una forma di umiliazione.
Il messaggio era chiaro: equiparare i patrioti a ladri e assassini, cancellando la loro identità politica.
L’alluvione del 1853 e le morti in carcere
Nel 1853 la situazione peggiorò ulteriormente. Il fiume Pescara esondò e le celle si allagarono.
Le condizioni già precarie divennero insostenibili. Infatti, l’acqua invase gli ambienti dove i detenuti vivevano incatenati, aggravando malattie e sofferenze.
Il bilancio fu drammatico:
18 dei 100 patrioti morirono durante la detenzione, e tra questi 12 erano abruzzesi.
Questo episodio rappresenta uno dei momenti più duri della storia della fortezza.
Il “sepolcro dei vivi”: la testimonianza di De Caesaris
A raccontare quella realtà fu uno dei detenuti, Clemente De Caesaris.
Fu lui a definire le celle della fortezza con un’espressione rimasta nella storia: “sepolcro dei vivi”.
Una definizione che sintetizza perfettamente la condizione dei prigionieri. Infatti, non si trattava solo di detenzione, ma di una lenta e sistematica distruzione fisica e morale.
Un simbolo rovesciato nella storia di Pescara
La Fortezza di Pescara rappresenta un esempio emblematico di trasformazione storica.
Per secoli, infatti, aveva difeso il territorio dagli attacchi esterni. Tuttavia, durante il Risorgimento, divenne uno strumento di repressione interna.
Questo cambiamento racconta molto della storia della città e del periodo borbonico. Inoltre, si collega direttamente agli eventi che portarono all’Unità d’Italia e alla nascita della Pescara moderna.
BOX RIASSUNTIVO
In breve: la Fortezza di Pescara e il carcere borbonico
✔ Costruita nel 1510 da Carlo V
✔ Struttura militare con sette bastioni
✔ Trasformata in carcere tra 1850 e 1860
✔ Rinchiusi circa 100 patrioti risorgimentali
✔ 18 morti durante la detenzione (12 abruzzesi)
✔ Celle definite “sepolcro dei vivi”
FAQ
1. Perché la Fortezza di Pescara è importante?
Perché rappresenta un simbolo storico della città, legato sia alla difesa militare sia alla repressione borbonica durante il Risorgimento.
2. Chi erano i prigionieri della fortezza?
Erano patrioti risorgimentali che lottavano per l’Unità d’Italia, non criminali comuni.
3. Cosa significa “sepolcro dei vivi”?
È l’espressione usata da Clemente De Caesaris per descrivere le condizioni disumane delle celle.
4. Quanti patrioti morirono nella fortezza?
Morirono 18 prigionieri su circa 100, di cui 12 originari dell’Abruzzo.




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