Cesare Bazzani: l’architetto romano che tra il 1933 e il 1935 disegnò il volto della Pescara moderna con cinque edifici che durano ancora
Introduzione
C’è un uomo che non nacque a Pescara, non visse a Pescara, probabilmente non amò Pescara in modo particolare eppure il suo lavoro è ancora ovunque, ogni giorno, per chiunque attraversi il centro della città. Per Pescara, città in fervente sviluppo edilizio durante il fascismo, dopo l’unione con il comune di Castellammare Adriatico nel 1927, Bazzani viene chiamato insieme a Vincenzo Pilotti per la realizzazione di nuovi edifici di rappresentanza e sedi di uffici pubblici. In meno di tre anni, tra il 1933 e il 1935, Cesare Bazzani lasciò su questa città adriatica un’impronta architettonica che nessun altro professionista ha mai eguagliato in termini di concentrazione e rilevanza. La Cattedrale di San Cetteo, il Ponte Littorio, il Palazzo delle Poste, la Camera di Commercio, l’ex Banco di Napoli: cinque edifici che ancora oggi definiscono il profilo e l’identità del centro di Pescara.
Chi era Cesare Bazzani: la vita di un architetto di regime
Roma, 5 marzo 1873: origini di una carriera straordinaria
Nacque a Roma il 5 marzo 1873 da Luigi, bolognese, professore in Roma di disegno architettonico e scenografo, e da Elena Fracassini Serafini, sorella del pittore Cesare. Frequentò la scuola di applicazione di Roma, si laureò in ingegneria civile nel 1896 e nel 1899 vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale con un progetto di cattedrale in stile gotico italiano.
Figlio d’arte, il padre pittore, lo zio materno pittore, Bazzani respirò l’arte fin dall’infanzia. La scelta dell’architettura fu quasi naturale in quel contesto familiare, e la laurea in ingegneria civile gli fornì la base tecnica che avrebbe poi sorretto una produzione straordinariamente prolifica. Nella sua commemorazione Gustavo Giovannoni disse che tutte le opere da lui progettate e costruite messe insieme costituirebbero, loro sole, una città vastissima. Non era un’esagerazione, Bazzani firmò oltre duemila edifici in tutta Italia nel corso della sua carriera.
Il filosofia del “essere d’ambiente”
Il segreto professionale di Bazzani era una forma sofisticata di adattamento. Nella relazione illustrativa della Biblioteca Nazionale di Firenze, la definizione del carattere architettonico dimostra evidente l’intento di trovare il più accetto compromesso tra “modernismo” e “tradizione”: “Non cercai di fare cosa archeologica. Manifestare l’epoca in cui l’opera viene fatta, traendo tale manifestazione dagli elementi d’ambiente, e ispirarsi ai ricordi ed alle tradizioni della storia, mi sembrò la migliore divisa. E senza asservire il sentimento mio e le risorse della nostra epoca oltremisura alle tradizioni, cercai di essere d’ambiente”.
“Essere d’ambiente” — questa era la sua bussola. Bazzani da quel momento, ovunque opererà, sarà dell’ambiente. Farà di tutto per compiacere le tradizioni locali e i dettami dei suoi committenti che saranno quasi esclusivamente politici. Ciò gli assicurerà una carriera piena di incarichi pubblici elargiti da tutti i poteri e regimi che durante la sua vita professionale si susseguirono.
Una strategia che oggi potremmo chiamare opportunismo, ma che all’epoca era semplicemente la capacità di interpretare ogni contesto con intelligenza, adattando lo stile alla storia locale, ai materiali disponibili, alle aspettative del committente. A Pescara, questo significò guardare al romanico abruzzese per la cattedrale, al classicismo monumentale per il ponte, al razionalismo sobrio per le Poste.
La carriera: da Firenze alla Roma fascista
Le opere che resero Bazzani famoso a livello nazionale furono quelle realizzate nei primissimi anni del Novecento, in un Italia ancora liberale, ancora pre-fascista. Tra le sue opere spiccano la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1911), la Galleria d’Arte Moderna di Roma (1911), il Palazzo della Cassa di Risparmio ad Ascoli Piceno (1912-1915), la facciata della basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi (1924-1930), la sede del Ministero della Pubblica Istruzione a Roma (1928).
Con l’avvento del fascismo, Bazzani non cambiò padrone, cambiò linguaggio. Di quest’ultimo si farà interprete, sia della prima fase storicistica che puntava a valorizzare la tradizione italica che della seconda dove il regime elabora una sua cifra architettonica distintiva di matrice razional-futurista: l’architettura fascista.
Fu un architetto che seppe dar voce a quel concetto di ambientamento da lui interpretato come “romanizzazione” delle costruzioni, aderendo a un mondo classico imperiale, imbarocchito e idealizzato. Di certo questo suo distacco idealista dalla realtà non gli bloccò la crescita professionale: consigliere comunale, membro straordinario del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dal 1915 al 1923, Accademico d’Italia, professore, vincitore di premi nazionali e internazionali.
Il rapporto con Pescara: cinque opere in tre anni
Il contesto: la nuova provincia del 1927 ha bisogno di edifici
Quando Bazzani arrivò a Pescara nel 1933, la città aveva da soli sei anni la dignità di capoluogo di provincia. Era una città in trasformazione rapida e ambiziosa, le due sponde finalmente unite, una nuova identità da costruire, edifici pubblici da erigere che dicessero al mondo: questa è una città, non un borgo. Per Pescara, città in fervente sviluppo edilizio durante il fascismo, Bazzani viene chiamato insieme a Vincenzo Pilotti per la realizzazione di nuovi edifici di rappresentanza e sedi di uffici pubblici.
La chiamata non era casuale, Bazzani era già l’architetto più richiesto per questo tipo di incarichi istituzionali. Dal 1922 in poi, il suo fervore creativo aumenta e trova nel fascismo un ambiente favorevole: realizza gli uffici di Poste e Telegrafi di Ascoli, Macerata, Rieti, Terni, Imperia, Forlì, Pescara, Sanremo, Viterbo, Taranto. Pescara era uno dei tanti capoluoghi in cui il regime voleva edifici degni della nuova Italia e Bazzani era l’uomo giusto per darglieli.
Opera 1 — La Cattedrale di San Cetteo (1933-1938): il capolavoro voluto da D’Annunzio
La più importante e la più carica di storia tra le opere pescaresi di Bazzani nasce da una richiesta personale e quasi ricattatoria di Gabriele D’Annunzio. Fortemente voluta da D’Annunzio, il quale, consultando l’architetto Cesare Bazzani, mise a disposizione ingenti fondi propri per costruire un luogo degno per la sepoltura della madre.
Il complesso, opera dell’architetto romano Cesare Bazzani, seppur con linee classicheggianti, richiama il romanico abruzzese: la facciata in pietra bianca, a coronamento orizzontale, è scandita in tre ordini da lesene e fiancheggiata ai due lati dal campanile e dal battistero.
Il risultato è una delle chiese più originali dell’Abruzzo moderno, non una copia del romanico medievale, ma una sua reinterpretazione novecentesca che usa i materiali e i volumi della tradizione locale con un’economia di mezzi e una pulizia di linee che appartengono già al razionalismo. L’interno a tre navate, piene di luce, segnate da colonne in marmo, termina con un transetto rialzato che si chiude con il coro e l’abside. A destra la cappella intitolata al Santo Patrono, a sinistra quella funeraria di Luisa De Benedictis, madre di D’Annunzio.
L’opera fu completata nel 1938, l’anno stesso in cui morì D’Annunzio, a Gardone Riviera, senza aver mai visto la cappella funeraria della madre ufficialmente aperta.
Opera 2 — Il Ponte Littorio (1933-1935): il simbolo della riunificazione
Il Ponte Littorio fu inaugurato il 14 agosto 1933 e progettato dal noto architetto Cesare Bazzani, che progettò anche il Palazzo delle Poste e San Cetteo.
Era il ponte che simboleggiava la fusione del 1927, il collegamento fisico tra le due sponde che per 120 anni erano state nemiche. Bazzani ne curò la struttura architettonica, 106 metri in travertino ascolano e granito di Sardegna, quattro colonne alte sormontate da aquile di bronzo dello scultore Brozzi mentre affidò la decorazione scultorea allo scultore abruzzese Nicola D’Antino, che realizzò quattro figure femminili allegoriche in bronzo: il Monte, il Mare, il Fiume e il Piano.
Le opere di D’Antino vennero richieste dall’architetto Cesare Bazzani dopo l’inaugurazione del ponte: quattro nudi femminili adagiati su basamenti lungo il parapetto del fiume. Le sculture vennero sottratte durante la seconda guerra mondiale, poco prima che i tedeschi in ritirata facessero saltare il Ponte Littorio.
Il ponte fu distrutto nel giugno del 1944 e ricostruito nel dopoguerra con il nome di Ponte Risorgimento ma la struttura di Bazzani è ancora alla base di quello che oggi attraversiamo ogni giorno.
Opera 3 — Il Palazzo delle Poste (1934): la facciata in travertino sul Corso
Tra le opere del periodo fascista realizza gli uffici di Poste e Telegrafi di Pescara. Il Palazzo delle Poste di Corso Vittorio Emanuele è forse l’opera pescarese di Bazzani più quotidiana, quella che si attraversa senza accorgersene per imbucare una lettera, ritirare un pacco, fare una raccomandata.
Otto semicolonne in travertino ascolano a doppia altezza, finestre ad arco a tutto sesto al piano rialzato, finiture sobrie e lineari all’interno. Un razionalismo caldo, italiano, che sa usare i materiali storici senza citazionismo ma anche senza freddezza. All’interno, l’affresco di Elio D’Epifanio e le 57 formelle ceramiche di Giuseppe Di Prinzio completano un edificio che è insieme architettura e opera d’arte collettiva.
Opera 4 e 5 — La Camera di Commercio e l’ex Banco di Napoli
Bazzani realizzò anche il Palazzo della Camera di Commercio in via Conte di Ruvo, il palazzo INPS e l’ex Banco di Napoli sul Corso Umberto.
Edifici meno celebri dei tre grandi, ma ugualmente fondamentali nel completare il disegno urbanistico del centro pescarese degli anni Trenta. La Camera di Commercio in via Conte di Ruvo, ancora oggi sede dell’ente camerale è un edificio di grande dignità istituzionale, con quella sobrietà monumentale che Bazzani sapeva dosare meglio di chiunque altro.
Lo stile pescarese di Bazzani: tra romanico abruzzese e razionalismo
Guardare le opere pescaresi di Bazzani in sequenza: cattedrale, ponte, poste, Camera di Commercio, rivela un artista che ha saputo adattare il proprio linguaggio ai diversi contesti e committenti senza perdere la coerenza. Per la cattedrale si ispirò al romanico abruzzese, osservando le facciate medievali di Lanciano, Chieti e Guardiagrele, reinterpretandone volumi e materiali in chiave moderna. Il ponte, invece, fu concepito secondo un classicismo monumentale, fatto di marmi, colonne e statue, in linea con il linguaggio celebrativo dell’epoca fascista. Le Poste adottano infine un razionalismo più sobrio: travertino, semicolonne e linee pulite, secondo il modello che il regime stava diffondendo negli edifici pubblici in tutta Italia.
Fu un architetto che seppe dar voce a quel concetto di ambientamento interpretato come romanizzazione delle costruzioni, aderendo a un mondo classico imperiale, imbarocchito e idealizzato. A Pescara questo significò costruire una cattedrale che fosse riconoscibilmente abruzzese, un ponte che fosse riconoscibilmente romano, e degli uffici postali che fossero riconoscibilmente moderni, tre registri diversi per tre funzioni diverse, tutti firmati dalla stessa mano.
La morte e l’eredità
Nel 1931 il suo linguaggio sembra superato dopo l’esposizione del “Tavolo degli Orrori” in occasione della Seconda Esposizione Nazionale di Architettura Razionale. Morì a Roma il 30 marzo 1939.
Bazzani morì lo stesso anno in cui D’Annunzio completava la sua cattedrale pescarese, un’ultima, involontaria coincidenza tra i due uomini che avevano collaborato per dare a Pescara la sua identità architettonica moderna. Le sue ultime opere pescaresi erano ancora freschissime di cantiere, la guerra era ancora lontana, il Ponte Littorio splendeva ancora sul fiume.
Cinque anni dopo, i tedeschi avrebbero fatto saltare quel ponte. Le bombe alleate avrebbero distrutto gran parte di ciò che Bazzani e Pilotti avevano costruito intorno alla stazione. Ma la cattedrale di San Cetteo e il Palazzo delle Poste resistettero e resistono ancora oggi, testimonianza silenziosa di un architetto romano che per qualche anno lavorò per una città adriatica che stava cercando se stessa.
Box Informativo
Cesare Bazzani — vita e opere a Pescara
- Nato: Roma, 5 marzo 1873
- Morto: Roma, 30 marzo 1939
- Formazione: Scuola di Applicazione di Roma, laurea in ingegneria civile 1896
- Stile: eclettico con trasformismi dal gotico al razionalismo fascista
- Riconoscimenti: Accademico d’Italia (1929), Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (1922), Cavaliere di Gran Croce (1936)
Opere principali a Pescara (1933-1935):
| Opera | Anno | Note |
|---|---|---|
| Cattedrale di San Cetteo | 1933-1938 | Voluta da D’Annunzio, stile neoromanico abruzzese |
| Ponte Littorio | 1933-1935 | Distrutto 1944, ricostruito come Ponte Risorgimento |
| Palazzo delle Poste | 1934 | Corso Vittorio Emanuele, travertino ascolano |
| Camera di Commercio | 1933 | Via Conte di Ruvo, ancora sede camerale |
| Ex Banco di Napoli | 1933 | Corso Umberto |
Opere nazionali principali: Biblioteca Nazionale di Firenze (1911), Galleria d’Arte Moderna di Roma (1911), Ministero della Pubblica Istruzione a Roma (1928), Palazzo del Governo di Foggia (1929), Ospedale Fatebenefratelli Roma (1930-1935), facciata Santa Maria degli Angeli ad Assisi (1924-1930), Piazzale della Vittoria a Forlì
FAQ – Cesare Bazzani a Pescara: le domande più frequenti
Chi era Cesare Bazzani?
Nacque a Roma il 5 marzo 1873. Si laureò in ingegneria civile nel 1896 e nel 1899 vinse il concorso per il pensionato artistico internazionale. Fu l’architetto più prolific del fascismo italiano, autore di oltre duemila edifici in tutto il paese. Tra le sue opere spiccano la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Galleria d’Arte Moderna di Roma e il Ministero della Pubblica Istruzione a Roma.
Quante opere ha lasciato Bazzani a Pescara?
Per Pescara, Bazzani realizzò la Cattedrale di San Cetteo nel quartiere Portanuova, il Palazzo della Camera di Commercio, il Palazzo delle Poste centrali, il Palazzo INPS, l’ex Banco di Napoli sul Corso Umberto e il Ponte Littorio. Almeno sei edifici significativi in meno di tre anni, una concentrazione di lavoro senza precedenti per la città.
Come è nata la collaborazione con D’Annunzio?
D’Annunzio, consultando l’architetto Cesare Bazzani, mise a disposizione ingenti fondi propri per costruire la cattedrale di San Cetteo, volendo trovare un luogo di culto dove dare una degna sepoltura alla madre. Fu una committenza personale e privata oltre che istituzionale.
Il Ponte Littorio esiste ancora?
Il ponte progettato da Bazzani fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel giugno del 1944. Fu opera distrutta dai tedeschi nel 1944 e ricostruita come Ponte Risorgimento. La struttura attuale è il dopoguerra, ma sorge sullo stesso asse e conserva nelle colonne superstiti le ghiere bronzee di Di Prinzio e Cascella.
Qual è lo stile architettonico di Bazzani a Pescara?
Bazzani usò stili diversi per edifici diversi. Il complesso della cattedrale di San Cetteo, seppur con linee classicheggianti, richiama il romanico abruzzese: la facciata in pietra bianca è scandita in tre ordini da lesene e fiancheggiata ai due lati dal campanile e dal battistero. Per le Poste optò per un razionalismo con elementi classici, per il ponte per il classicismo monumentale. Tre registri, una sola firma.


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