L’Aurum di Pescara: storia del liquore dorato battezzato da D’Annunzio e della fabbrica che ha cambiato la pineta
Introduzione
Ci sono prodotti che nascono da un’intuizione e diventano simboli. L’Aurum di Pescara è uno di questi. L’idea della ricetta venne sviluppata nei primi anni del Novecento su suggerimento del poeta Gabriele D’Annunzio, pescarese di nascita e grande estimatore di profumi e sapori intensi. Da quel momento, un liquore all’arancio e brandy avrebbe scritto una pagina straordinaria nella storia industriale e culturale della città adriatica — e la fabbrica che lo produceva sarebbe diventata, decenni dopo la sua chiusura, uno dei luoghi simbolo di Pescara.
Le origini: il Kursaal e la famiglia Pomilio
La storia dell’Aurum inizia prima ancora del liquore, con un edificio. Intorno al 1910 l’Amministrazione Comunale di Pescara iniziò a intuire l’importanza della valorizzazione della zona della Pineta, ideandone la conversione in luogo ricco di fermento turistico. L’architetto Liberi ricevette l’incarico di costruire il Kursaal, nome coniato da Gabriele D’Annunzio, come embrione della futura architettura dell’Aurum.
L’edificio nacque dunque come stabilimento balneare di lusso per famiglie agiate. Tuttavia il suo destino cambiò radicalmente. Nel 1919 la famiglia Pomilio decise di acquistare la struttura e vi trasferì il proprio opificio artigianale. Qui mise a punto la ricetta di un liquore che rispecchiasse i gusti del tempo: una bevanda a 40° realizzata con brandy italiano e una speciale varietà di arance abruzzesi.
Il nome: il genio di D’Annunzio in una sola parola
Ogni grande prodotto ha bisogno di un grande nome. E per questo Amedeo Pomilio si rivolse all’amico più illustre. Il nome del liquore venne scelto dal fondatore della fabbrica Amedeo Pomilio, su suggerimento dell’amico poeta Gabriele D’Annunzio ai primi del Novecento, in riferimento alle origini romane attribuite alla ricetta.
D’Annunzio si ispirò alla lingua latina: aurantium (arancio) e aurum (oro). Due parole fuse in una sola, capace di evocare il colore dorato del liquore, il profumo agrumato del frutto e la preziosità del prodotto. Un neologismo da poeta, come tanti altri che D’Annunzio coniò nel corso della sua vita — e che questa volta entrò per sempre nel vocabolario italiano.
La ricetta: brandy, arance e botti di rovere
Il liquore venne perfezionato dal liquorista Amedeo Pomilio, che ne fissò la formula ufficiale: un blend raffinato di brandy, infuso naturale di scorze d’arancia dolce e amara e zucchero.
Si tratta di un brandy rigorosamente invecchiato di otto anni, a cui si aggiungono le arance per l’aromatizzazione. Questo infuso viene poi lasciato riposare per un anno all’interno di botti di rovere, per poi essere pronto all’imbottigliamento. Il risultato è un liquore ambrato con riflessi dorati, al naso ricco di note agrumate e di brandy, in bocca pieno, persistente e di grande eleganza.
“Le distillerie dell’Aurum non nascono a caso sul temperato litorale pescarese: i vivai impiantati nella zona di produzione consentirono di ottenere arance selezionate più ricche di polpa, più dolci e profumate” , si legge in un antico depliant pubblicitario della distilleria.
La fabbrica di Michelucci: un capolavoro industriale nella pineta
Con il successo del liquore, la distilleria crebbe. Nel 1939 la fabbrica era in forte espansione e la proprietà affidò a Giovanni Michelucci la progettazione dell’ampliamento, costituito da un blocco lineare annesso alla preesistenza e da un edificio circolare a corte.
Giovanni Michelucci era uno dei più grandi architetti italiani del Novecento, lo stesso che avrebbe progettato la stazione di Santa Maria Novella a Firenze. La fabbrica ha una struttura a ferro di cavallo, con apertura dell’entrata a due braccia. Essendo stata completata negli anni Trenta, risente dell’influsso del fascismo, i cui stili si alternano tra il liberty e il neoclassico. Il risultato fu un edificio industriale di rara bellezza, perfettamente integrato nel paesaggio della pineta pescarese.
BOX AZZURRO
L’Aurum di Pescara
Ingredienti: brandy invecchiato 8 anni + scorze di arancia dolce e amara + zucchero Gradazione: 40° Inizio produzione: 1925 Il nome: inventato da Gabriele D’Annunzio (dal latino aurum + aurantium) Architetto della fabbrica: Giovanni Michelucci (anni Trenta) Dove si trova la fabbrica: Viale della Riviera, Pescara — vicino alla Pineta Dannunziana Oggi: centro culturale “Aurum — La Fabbrica delle Idee” Come si beve: liscio, con ghiaccio, in cocktail o in pasticceria
La chiusura e il lungo abbandono
Agli inizi degli anni Settanta lo stabilimento produttivo fu trasferito a Città Sant’Angelo. La fabbrica rimase vuota per decenni, rischiando persino la demolizione. Tuttavia il suo valore architettonico e storico era tale che la città non poteva permettersi di perderla.
Nel 1995 si riaccendono i riflettori sulla zona della pineta: la manifestazione artistica internazionale “Fuori uso” viene organizzata all’interno degli spazi abbandonati dell’Aurum e la città di Pescara ricorda l’importanza di questo luogo e della sua vocazione culturale. Fu il primo segnale di una rinascita che si sarebbe concretizzata anni dopo.
La rinascita: l’Aurum diventa la Fabbrica delle Idee
Nel 2003 cominciò la ristrutturazione dell’intero complesso a cura dei progettisti Luciano Parenti e Gaetano Cardano. L’idea di progetto fu basata sul mantenimento dell’esistente, adottando soluzioni strutturali e tecnologiche che consentissero di conservare e rispettare i volumi.
Oggi l’Aurum è il centro culturale polifunzionale più importante di Pescara. Ospita mostre d’arte contemporanea, convegni, concerti, eventi nazionali e internazionali. È il luogo identitario per eccellenza della Città di Pescara, una mirabile struttura architettonica che affonda le sue radici nel passato esaltandolo nelle forme. Al suo interno si trova anche la Sala dedicata a Vicentino Michetti, con la collezione permanente dello scultore pescarese donata al Comune nel 1995.
Come si beve l’Aurum oggi
L’Aurum può essere gustato semplicemente on the rocks o nella preparazione di gustosi cocktail. Unito allo champagne con zucchero e lime schiacciato, frutta e ghiaccio, ma è perfetto anche per la preparazione dei dolci.
Si usa ancora oggi nelle gelaterie di Pescara per gli affogati e alcuni pasticceri pescaresi lo hanno reintrodotto nelle loro creazioni più originali. Inoltre, il trend della mixology contemporanea lo ha riscoperto come alternativa italiana al Cointreau per i cocktail a base di agrumi.
FAQ – L’Aurum di Pescara: le domande più frequenti
Chi ha inventato l’Aurum?
La ricetta fu messa a punto da Amedeo Pomilio nei primi anni del Novecento. Il nome fu invece suggerito dall’amico Gabriele D’Annunzio, che si ispirò alle parole latine aurum (oro) e aurantium (arancio).
Dove si trova la fabbrica dell’Aurum a Pescara?
L’ex stabilimento si trova in viale della Riviera, nella zona della Pineta Dannunziana, ed è oggi aperto al pubblico come centro culturale “Aurum — La Fabbrica delle Idee”. È raggiungibile a piedi dal lungomare sud o dalla Pineta.
L’Aurum è ancora prodotto?
Sì, dal 2013 la produzione è stata spostata negli stabilimenti di Saronno per decisione della proprietaria ILLVA Saronno. Il liquore è reperibile in enoteche selezionate e shop di prodotti italiani premium.
Chi ha progettato la fabbrica dell’Aurum?
L’edificio originale fu progettato nel 1910 dall’architetto Antonino Liberi come stabilimento balneare. L’ampliamento industriale degli anni Trenta fu invece opera di Giovanni Michelucci, uno dei più importanti architetti italiani del Novecento.
Come si usa l’Aurum in cucina?
È un ingrediente versatile in pasticceria: si usa per aromatizzare creme, semifreddi e dolci al cucchiaio. È ottimo per gli affogati al gelato e come nota agrumata nelle crepe. In mixology sostituisce il Cointreau nei cocktail a base di agrumi.


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